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    In breve

    • La relazione tra UE e Cina in materia di investimenti è caratterizzata da una forte asimmetria.
    • Al fine di correggere questo squilibrio, UE e Cina stanno negoziando da oltre 6 anni un accordo sugli investimenti – il CAI.
    • Il nuovo approccio dell’UE potrebbe dare la spinta necessaria per concludere i faticosi negoziati.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 Sorsi – Dopo sei anni di negoziati, l’accordo UE-Cina sugli investimenti – il CAI – non è ancora stato raggiunto. Il nuovo approccio UE potrebbe però presto sbloccare la situazione.

    1. UNA RELAZIONE ASIMMETRICA

    Nonostante le profonde differenze sistemiche e le crescenti tensioni politiche, l’Unione Europea e la Cina sono importanti partner commerciali: i due mercati sono strategici l’uno per l’altro, con scambi giornalieri che superano il miliardo di euro. Tuttavia le relazioni commerciali e di investimento sino-europee sono contraddistinte da una marcata asimmetria di fondo. Il mercato cinese è infatti considerevolmente meno aperto di quello europeo: investitori e società desiderose di operarvi non godono delle medesime condizioni di accesso e tutele garantite dall’UE agli operatori stranieri. Correggere questo squilibrio è stato a lungo un obiettivo di Bruxelles, che, forte delle competenze acquisite con il Trattato di Lisbona in ambito di investimenti diretti esteri, si è impegnata a concludere un accordo con la Cina che garantisca reciprocità nei rapporti di investimento. A sei anni dall’avvio dei negoziati, però, l’accordo non sembra essere prossimo alla firma

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    Fig. 2 – La conferenza stampa al termine dell’ultimo summit EU-Cina

    2. IL CAI IN BREVE

    I rapporti con la Cina in materia di investimenti sono attualmente disciplinati da accordi bilaterali – i Bilateral Investment Treaties – conclusi tra i singoli Stati membri dell’Unione, con l‘eccezione dell’Irlanda, e Pechino. Nella raccomandazione per l’avvio dei negoziati UE-Cina, la Commissione Europea ha evidenziato come motivazioni chiave per un nuovo accordo le frammentarietà e le discrepanze del quadro normativo vigente e l’assenza di disposizioni in materia di accesso al mercato. Pertanto il Comprehensive Agreement on Investmentil CAI – è lo strumento volto a uniformare la regolamentazione a livello europeo e affrontare la fase pre-ingresso, al fine di aprire il mercato cinese agli investitori europei. In primo luogo, infatti, il CAI predispone la riduzione o eliminazione di barriere all’ingresso, ovvero le condizioni di accesso al mercato cinese, quali i limiti di partecipazione azionaria, i requisiti di joint venture con società locali e i trasferimenti forzati di tecnologia. In aggiunta l’accordo prevede di garantire competizione paritaria nel mercato cinese tra le società e gli investitori europei e quelli nazionali o di Paesi terzi, eliminando pratiche discriminatorie, disciplinando il comportamento delle imprese statali e incoraggiando una maggiore trasparenza nella concessione di licenze e sussidi. Il CAI includerà inoltre un meccanismo per la risoluzione delle controversie e, su spinta del Parlamento Europeo, impegni in materia di sostenibilità e diritti dei lavoratori.   

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    Fig. 2 – Il Presidente del Consiglio Europeo Michel saluta il leader cinese Xi

    3. UN NUOVO APPROCCIO

    Malgrado l’intenzione di concludere i negoziati entro il 2020, le parti sembrano ancora lontane dal raggiungimento di un accordo. Al termine dell’annuale Summit UE-Cina del 22 giugno, l’Alto Rappresentante Josep Borrell ha ribadito duramente la persistenza di squilibri nelle relazioni commerciali sino-europee e la mancanza di progressi necessari per il raggiungimento dell’accordo nei tempi stabiliti. L’Unione non è soddisfatta dalle proposte avanzate da Pechino in materia di accesso al mercato. La Cina, d’altro canto, ha imputato all’UE di non praticare l’apertura pretesa: il 17 giugno la Commissione Europea ha infatti dichiarato di voler imporre maggiori controlli sui sussidi stranieri, accanto al nuovo meccanismo di screening degli investimenti esteri in vigore in autunno, con una mossa che sembra avvertire la Cina della determinazione europea nel difendere i propri interessi. Le prospettive di accordo si presentano limitate e le tensioni alimentate dalla pandemia di Covid-19 e dalle azioni cinesi a Hong Kong complicano ulteriormente il dialogo. Nuove proposte da Pechino arriveranno entro la pausa estiva: solo allora sarà chiaro se il nuovo, severo approccio europeo è stato in grado di conferire la spinta necessaria ai negoziati.

    Matilde Grandi

    Photo by zhang kaiyv is licensed under CC0</a

    Matilde Grandi
    Matilde Grandi

    Classe 1995, curiosa verso il mondo, appassionata di affari internazionali e forte sostenitrice del progetto europeo. Mi sono laureata in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, trascorrendo un semestre a Parigi. Ho proseguito i miei studi a Londra, dove risiedo tutt’ora, con un master in EU Politics alla London School of Economics and Political Science, specializzandomi in relazioni internazionali dell’Unione Europea.

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