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sabato 18 Settembre 2021

Il TurkStream arriva nei Balcani: le conseguenze per l’Europa

In breve

  • La Serbia ha inaugurato la sezione del TurkStream che permette alle forniture di gas russo di raggiungere i Balcani.
  • Alcuni Paesi dei Balcani Occidentali e dell’Europa Orientale dipendono totalmente dalle importazioni di combustibile dalla Russia.
  • Il monopolio di Gazprom ostacola la liberazione del mercato dell’energia nella regione auspicato dall’Unione Europea.

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In 3 sorsi La Serbia ha inaugurato la sezione del gasdotto TurkStream che aumenterà la dipendenza dei Balcani dalle forniture di gas russo, mentre il colosso dell’energia Gazprom accresce il proprio potere di mercato.

1. LA ROTTA BALCANICA

Venerdì 1° gennaio 2021 il Presidente Aleksandar Vučić ha inaugurato l’apertura della sezione del TurkStream che permette alle forniture di gas russo di raggiungere la Serbia (e la vicina Bosnia) attraverso una rotta alternativa a quella ucraina. La volontà di evitare il passaggio del gas dal suolo ucraino da parte del Cremlino (come conferma anche il progetto del Nord Stream 2) nasce dalle tensioni politiche tra Kiev e Mosca, che hanno di fatto destabilizzato in più occasioni il mercato del gas destinato all’Europa. Il TurkStream è stato lanciato congiuntamente da Russia e Turchia nel 2014 – a seguito della mancata realizzazione del South Stream – e diventato poi operativo nel gennaio 2020. Il gasdotto collega attraverso il Mar Nero i giacimenti di gas naturale situati nella Siberia nordoccidentale alla Turchia, fino a raggiungere tramite la Bulgaria alcuni Paesi dell’Europa Centrale e Meridionale come Ungheria e Grecia, per un totale di quasi 930 chilometri di tubature.

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Fig. 1 – Vučić alla cerimonia d’apertura del Balkan Stream, gennaio 2021

2. LA DIPENDENZA DEI BALCANI DAL GAS RUSSO

L’Amministrazione Trump ha spesso manifestato la propria preoccupazione per la crescita esponenziale della dipendenza energetica di alcune economie europee dal gas russo. Nel dicembre 2019 il Presidente Trump aveva imposto delle rigide sanzioni alle compagnie coinvolte per i lavori del Nord Stream 2 e del TurkStream, nella speranza di interrompere in modo definitivo la realizzazione delle infrastrutture. La mancata interconnessione dei mercati e la scarsa ricerca di risorse energetiche alternative ha reso alcuni Paesi totalmente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, come nel caso della Macedonia del Nord. Alcune realtà come la Serbia, invece, accettano questa dinamica volontariamente. Mosca e Belgrado hanno da sempre un legame, culturale prima che commerciale, molto forte – d’altra parte i prezzi del GNL americano sono, al momento, meno convenienti. Anche la Bulgaria – attraversata da una fitta rete di canali che la rendono lo snodo principale per i Balcani e gli Stati confinanti – e l’Ungheria dipendono interamente dalle importazioni provenienti da Anapa.

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Fig. 2 – Putin, Vučić, Erdogan e Borissov all’inaugurazione del TurkStream, gennaio 2020

3. LE PROSPETTIVE IN EUROPA SUL MERCATO DEL GAS

Il progetto di allacciamento del TurkStream ai Paesi balcanici e in particolare alla Serbia non è visto di buon occhio dalle Istituzioni europee, che considerano il gasdotto, al pari del South Stream, un espediente per influenzare politicamente gli Stati dipendenti dalle risorse energetiche russe (come specifica il report del Parlamento Europeo). Il Balkan Stream verrà infatti utilizzato per il transito delle forniture del colosso russo del gas Gazprom, che si appresta così ad allargare il proprio dominio commerciale anche ai Balcani. Un ostacolo che impedisce la liberalizzazione del mercato dell’energia nella regione auspicata dall’UE. Emblematico il caso della Bulgaria: il Governo del Primo Ministro Boyko Borissov si era fatto carico dei costi per la realizzazione del gasdotto TurkStream, riservando i diritti di utilizzo alla sola Gazprom. Nel 2018 la Commissione Europea aveva rinunciato a intraprendere azioni legali contro l’abuso di posizione dominante di Gazprom in cambio di alcune rassicurazioni, che tuttavia non sono mai state implementate. Nella penisola Balcanica e in Europa Orientale sembra dunque che il monopolio della compagnia russa sia destinato a resistere, almeno fino alla revisione da parte della Commissione del Terzo Pacchetto sull’Energia (prevista per il 2021), che dovrebbe prevedere norme più stringenti per cercare di assicurare il principio di libera competizione anche sul mercato del gas. 

Matteo Camporese

Pipeline Construction 2” by Jay Phagan is licensed under CC BY

Matteo Camporese
Matteo Camporese

Nato nel 1995. Padova-Roma è il tragitto che ho percorso più volte in assoluto, con qualche deviazione a Pristina e Bordeaux. Laureato in Global Studies alla Luiss Guido Carli, vorrei approfondire e divulgare questioni legate al cambiamento climatico e alla transizione energetica. Il caffè della moka è più buono delle capsule!

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