Caffè Ristretto – 27 gennaio 1945: l’Armata Rossa libera il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Dal 2005 tale data segna l’International Holocaust Remembrance Day, dedicato al ricordo delle vittime dell’Olocausto.
La liberazione di Auschwitz avviene nel contesto della grande offensiva invernale lanciata dalle forze sovietiche due settimane prima. Nell’arco di pochi giorni l’Armata Rossa sfonda la linea difensiva tedesca sui fiumi Vistola e Narew, conquistando Varsavia e penetrando in profondità sia in Slesia che in Prussia orientale. Il 19 gennaio le truppe del Maresciallo Konev prendono Cracovia e avanzano gradualmente verso ovest, liquidando le ultime resistenze tedesche nella Polonia meridionale. È nel contesto di tali operazioni che i soldati sovietici raggiungono il complesso di Auschwitz-Birkenau nella giornata del 27 gennaio, restando sconvolti da quello che trovano al suo interno. Ad accoglierli ci sono infatti circa 7mila prigionieri, gravemente malati o in fin di vita. E gli effetti personali delle decine di migliaia di persone eliminate sistematicamente dai nazisti negli anni precedenti – occhiali, scarpe, vestiti, valigie, persino arti prostetici. Alcuni di essi appartengono ai 60mila prigionieri evacuati in fretta e furia dai responsabili del campo prima dell’arrivo dell’Armata Rossa, e poi uccisi brutalmente durante le famigerate “marce della morte” verso la Germania. Le SS hanno anche cercato di distruggere le prove dei propri crimini, ma con scarso successo.
Creato nel 1940, Auschwitz è inizialmente un campo di prigionia per i polacchi arrestati dalle forze di occupazione tedesche. A partire dal 1941 le cose cambiano però, con la costruzione di Birkenau e l’espulsione forzata della popolazione civile dei dintorni. I nazisti hanno infatti deciso di trasformare l’area in un grande campo di sterminio per risolvere la “questione ebraica” in Europa e nel 1942 il complesso inizia a ricevere regolarmente migliaia di deportati dai Paesi occupati, per procedere alla loro eliminazione. Mentre i soggetti più deboli, come vecchi e bambini, vengono uccisi con le camere a gas poco dopo l’arrivo nel campo, quelli giudicati abili per il lavoro vengono sfruttati sino alla morte nei sottocampi e nelle fabbriche circostanti. Alla fine oltre 1 milione di persone viene ucciso ad Auschwitz-Birkenau, tra cui 200mila bambini. Per la maggior parte ebrei, ma anche rom, sinti, omosessuali e prigionieri politici. In sostanza, tutti i gruppi giudicati “estranei” o “pericolosi” per il “nuovo ordine europeo” progettato dal Terzo Reich.
Grazie alle cure ricevute dopo la liberazione, molti prigionieri rimasti nel campo sopravvivono e diventano testimoni delle atrocità dell’Olocausto. Ci vorrà però del tempo prima che la loro testimonianza venga accettata e valorizzata a livello internazionale. Nel 2005, con la risoluzione 60/7 delle Nazioni Unite, il 27 gennaio viene infine designato come International Holocaust Remembrance Day per ricordare tutte le vittime dello sterminio nazista. E oggi il campo di Auschwitz-Birkenau ospita un museo per tramandare la memoria di quella orribile tragedia alle generazioni future.
Simone Pelizza
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