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    Cipro: La ripresa del dialogo intercomunitario

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    La ripresa del dialogo intercomunitario alimenta nuove speranze per la soluzione della disputa tra ciprioti di lingua greca e di lingua turca. In una situazione economica difficile per entrambi il gas naturale presente nel Mediterraneo potrebbe fornire un incentivo importante per il superamento della disputa

    LA RIPRESA DEI NEGOZIATI – Nel mese di Febbraio 2014 sono ripresi i negoziati tra la Repubblica di Cipro e la Repubblica Turca di Cipro Nord. Anche se tra il 2008 e il 2010 ci sono stati alcuni flebili tentativi di dialogo, occorre tornare indietro di un decennio per incontrare l’ultimo tentativo di porre fine alla disputa che da oltre mezzo secolo sta minando la pace e la stabilità dell’isola. In quell’occasione era stato messo in atto un piano, attraverso la mediazione delle Nazioni Unite, conosciuto come Piano Annan.

    La risoluzione era stata poi proposta ad entrambe le popolazioni attraverso un referendum svoltosi contestualmente tanto a nord quanto a sud della zona cuscinetto che separa le due repubbliche. Approvato nella zona di lingua turca il piano è stato invece rigettato da oltre il 75% dei Greco-ciprioti (comunità al potere nella Repubblica di Cipro), lasciando inalterato lo stato della disputa e portando all’ingresso della sola Repubblica di lingua greca all’interno dell’Unione Europea il mese successivo. Se il contesto politico odierno non appare molto diverso da quello di dieci anni fa sarebbe errato sostenere che la situazione sia oggi la stessa del 2004.

    Innanzitutto il leader greco-cipriota favorevole alla ripresa dei negoziati, Nikos Anastasiadis, sembra aver guadagnato il favore del suo partito su questo tema, oltre ad aver mantenuto l’appoggio del principale partito di opposizione. In secondo luogo, le ormai croniche difficoltà economiche in cui versa la parte nord del paese (anche a causa dell’isolamento internazionale in cui vive) si sono estese oggi anche a sud di Nicosia a causa della crisi bancaria che ha coinvolto il paese nel biennio precedente. Inoltre nell’ultimo decennio si è potuta constatare una crescita di quei movimenti della società civile in entrambi i paesi che richiedono con insistenza sempre maggiore una soluzione rispetto allo stallo attuale.

    http://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Security_Council_Resolution_1218
    Le due repubbliche in cui è divisa l’isola

    LA TURCHIA NELLA DISPUTA CIPRIOTA – La Turchia è sempre stato uno degli attori principali nella disputa cipriota sin dai suoi esordi, ergendosi a paladino delle ragioni della comunità turco-cipriota. L’isola nel cuore del Mediterraneo orientale rappresenta uno di quegli argomenti su cui nessuno degli attori politici di Ankara è disposto a cedere, dato che uno sgarbo nei confronti delle autorità turco-cipriote verrebbe considerato all’interno del paese come un vero e proprio tradimento verso la nazione.

    La secolare rivalità con Atene ha certamente contribuito ad infiammare il nazionalismo turco e a fare di Cipro un simbolo del riscatto internazionale dell’intera nazione turcomanna. Difendere tale posizione a livello internazionale non è mai stato privo di costi per Ankara, specialmente per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea, a cui la Repubblica di Cipro ha formalmente aderito (la Turchia è da anni candidata). Questa situazione fa della soluzione negoziale la via di uscita più gradita ai decisori di Ankara che, oggi come ieri, sono pronti a supportare qualsiasi tentativo di instaurare una repubblica federale basata sul mantenimento di entrambe le comunità e di un sistema istituzionale che garantisca la rappresentanza di entrambe.

    http://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Buffer_Zone_in_Cyprus
    Il confine della zona cuscinetto dal lato greco-cipriota

    IL DONO DI AFRODITE – Il mutamento di contesto interno ed internazionale e la volontà turca però non bastano a spiegare questa brusca accelerazione nel processo di risoluzione della crisi. Una forte spinta alla ripresa è stata data dal “dono di Afrodite”. Alla dea greca della bellezza è stato intitolato infatti il giacimento di gas naturale scoperto nelle acque del Mediterraneo, lungo la costa meridionale dell’isola. Le autorità della Repubblica di Cipro hanno inizialmente tentato di gestire la questione come una issue di sua esclusiva competenza prendendo accordi direttamente con Egitto, Israele e Siria (il giacimento infatti si estende nelle acque territoriali di tutti e quattro questi paesi).

    Il precipitare della crisi siriana, i disordini interni in Egitto e il riavvicinamento tra Israele e Turchia hanno reso però quest’ultima un interlocutore privilegiato con cui discutere dell’approvvigionamento energetico europeo essendo la penisola anatolica territorio di transito inevitabile per il gas proveniente dall’isola di Cipro. Questa necessità si è fatta ancor più rilevante nel momento in cui l’esplosione della crisi ucraina e l’acuirsi della tensione tra Russia ed Unione Europea hanno riportato in cima alla lista delle priorità di Bruxelles la necessità di differenziare le proprie fonti di approvvigionamento riportando in auge il progetto del corridoio meridionale, in cui la Turchia ricopre giocoforza un ruolo da protagonista.

    In questo contesto un riavvicinamento tra Ankara, Nicosia ed Atene (porta di accesso dell’Unione nel suo confine sud-orientale) non può che passare dalla ripresa del dialogo intercomunitario nell’isola trasformando il ritrovamento del giacimento da semplice opportunità economica in un vero e proprio “dono” politico capace di svolgere un ruolo centrale nella soluzione di una disputa che prosegue da oltre mezzo secolo.

    SCENARI DI RIUNIFICAZIONE – Intervistato in uno show televisivo il ministro degli esteri turco ha definito quella attuale come “l’ultima possibilità” per ottenere la riunificazione dell’isola. Secondo il commentatore turco Murat Yetkin la riunificazione di Cipro comporterebbe: la soluzione di una delle principali dispute che riguardano il Mediterraneo Orientale con un impatto anche sul Medio Oriente; la rimozione degli embarghi reciproci, sviluppo che darebbe una nuova spinta alle relazioni tra Turchia ed Unione Europea; l’accelerazione degli scambi commerciali nella regione attraverso l’esportazione di gas cipriota verso il continente europeo e il riavvicinamento tra Turchia ed Israele; un nuovo successo per l’Unione Europea, la quale è considerata il progetto di pace e sviluppo di maggior successo nella storia; un successo per la politica estera turca tanto dal punto di vista del proprio approvvigionamento energetico quanto da quello politico.

    La storia della questione cipriota si presenta ricca di “ultime possibilità” sfumate. A differenza delle precedenti però in questa occasione tutti gli attori sembrerebbero avere tutto da guadagnare e niente da perdere da un eventuale soluzione del contenzioso.

    Filippo Urbinati

    Filippo Urbinati
    Filippo Urbinati

    Sono nato e cresciuto a Rimini anche se è a Bologna che sono legati i miei ricordi di studente. Nel capoluogo emiliano mi sono laureato in Relazioni Internazionali (Laurea Magistrale) e ho frequentato un Master in Diplomazia e Politica Internazionale. Ragioni di studio mi hanno portato a vivere per qualche tempo a Braga (Portogallo) e Istanbul (Turchia), esperienze che hanno fatto esplodere la mia passione per le relazioni internazionali. Al di fuori di questo ambito amo leggere fumetti, tracannare (responsabilmente si intende!) birra artigianale ed impegnarmi nel mondo dell’associazionismo in una realtà che si occupa di radicamento mafioso in Emilia Romagna.

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