utenti ip tracking
lunedì 13 Luglio 2020
More

    Speciale COVID-19

    La Germania alla testa del Consiglio dell’Unione Europea

    Analisi - Dopo i sei mesi di Presidenza del...

    Crisi politica e pandemia, il 2020 del Perù

    In 3 sorsi – Il nuovo anno a Lima...

    Serbia: si salvi chi può

    Analisi - Le elezioni parlamentari e quelle per il...

    La crisi nel Messico di AMLO minaccia Trump

    In 3 sorsi – L’epidemia di Covid-19 sta facendo...

    Le repubbliche baltiche al bivio

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Sono settimane d’ansia per i governi di Lituania, Lettonia ed Estonia. La crisi ucraina minaccia infatti di rimettere in discussione gli equilibri politici interni di questi Paesi, costringendoli a scelte difficili in politica internazionale. Non si tratta solo di rafforzare o meno la presenza NATO nel Mar Baltico, ma anche di ridefinire i propri rapporti con la Russia e l’Europa a vent’anni dalla fine dell’esperienza sovietica. E le memorie del recente passato continuano ad influenzare pesantemente il dibattito politico delle tre repubbliche baltiche, aggiungendo ulteriori motivi di tensione ad una situazione regionale già abbastanza complessa e rischiosa

    QUALE DIFESA? – Su tutto dominano comunque le necessità della difesa nazionale e della sicurezza energetica, emerse drammaticamente dopo il rapido intervento militare russo in Crimea. Da questo punto di vista la Lituania ha specialmente insistito per un maggiore dispiegamento di forze NATO nella regione baltica come garanzia contro possibili colpi di mano di Mosca nell’Europa settentrionale. Tale invito è stato prontamente accolto dai membri occidentali dell’Alleanza Atlantica, che hanno già inviato diversi caccia F-15 nella base strategica di Siauliai, circa 200 Km. a nord di Vilnius, insieme ad un piccolo contingente terrestre. Tuttavia è ben difficile che queste misure bastino a calmare i timori delle repubbliche baltiche verso un possibile intervento russo nei loro confronti. Il ricordo della passata occupazione sovietica continua a tormentare i sonni dei governi locali, rafforzato dai recenti drammatici eventi in Ucraina. Inoltre gli aiuti militari occidentali non possono nascondere la generale inadeguatezza delle forze armate lituane, lettoni ed estoni, sostenute da fondi pubblici assolutamente insufficienti per i loro delicati compiti difensivi.

    Tutti e tre i paesi baltici spendono infatti meno del 2% del loro PIL per la difesa ed il tentativo di aumentare il livello di tale impegno finanziario continua ad incontrare numerose resistenze, sia a livello politico che economico. I rigidi parametri del nuovo fiscal compact europeo rappresentano un ulteriore ostacolo all’incremento dei locali fondi militari, così come la paura di perdere importanti relazioni commerciali con la Russia, soprattutto nel settore chiave dell’energia. E’ vero che la Lituania sta sostenendo negli ultimi tempi un progetto di graduale emancipazione energetica da Mosca, basato principalmente sulla costruzione di due nuovi reattori nucleari a Visaginas, ma al momento le economie delle repubbliche baltiche restano seriamente dipendenti dal gas russo, fornendo una formidabile arma di ricatto politico al governo di Vladimir Putin. E l’opzione nucleare non promette affatto di risolvere il problema in tempi brevi, vista anche la chiusura del vecchio impianto sovietico di Ignalina nel 2009. Un impianto che forniva circa il 70% dell’energia elettrica lituana e che sarà ben difficile da sostituire con fonti energetiche alternative nell’immediato futuro.

    Viktor Uspaskich, leader di Darbo Partija.
    Viktor Uspaskich, leader di Darbo Partija.

    MINORANZE E DISCRIMINAZIONI – Altro grande motivo di incertezza è l’atteggiamento delle minoranze russe presenti nelle tre repubbliche baltiche, che mantengono un rapporto abbastanza conflittuale con i loro paesi d’adozione. In Lettonia per esempio molti abitanti di origine russa vengono considerati “non cittadini”, privi di fondamentali diritti politici e spesso discriminati in ambito scolastico ed amministrativo. Tale situazione è stata più volte denunciata dalle autorità europee ma con scarsi risultati: il Governo di Riga ha infatti mantenuto in vigore la propria originale legislazione discriminatoria, semplificando solo alcune procedure per la naturalizzazione dei propri “non cittadini”. Le ragioni di questo atteggiamento ostile verso la minoranza russa lettone sono un misto di paura, nazionalismo e desiderio di rivalsa per la passata oppressione sovietica. Ma tale atteggiamento finisce spesso per giocare proprio a favore di Mosca, che ha più volte usato le rivendicazioni dei suoi connazionali come strumento di pressione internazionale e destabilizzazione interna delle repubbliche baltiche.

    E’ il caso della Lituania, per esempio, dove l’assenza di misure discriminatorie non ha comunque impedito l’ascesa di formazioni politiche russe legate a doppio filo con il Cremlino. Una di queste formazioni è il Partito del Lavoro (Darbo Partija) di Viktor Uspaskich, controverso imprenditore vicino a Gazprom, che ha ottenuto nelle elezioni legislative del 2004 quasi il 30% dei voti e mantiene ancora oggi una trentina di deputati nel parlamento lituano. Accusato più volte di non essere abbastanza “patriottico”, il Partito è stato recentemente escluso dai colloqui ufficiali sulla sicurezza nazionale promossi dal presidente Dalia Grybauskaite dopo l’annessione russa della Crimea. Chiaro motivo dell’esclusione sono i rapporti stretti di Uspaskich con Mosca, ma tale decisione ha comunque provocato i malumori di parecchi membri della comunità russa in Lituania, che non si sentono integrati nella loro nuova patria e guardano con malcelata simpatia ai “successi” militari di Putin in Ucraina. Una tendenza condivisa anche dai russi dell’Estonia, che hanno addirittura organizzato alcune piccole manifestazioni pubbliche a sostegno dell’occupazione armata della Crimea. Nulla di allarmante, ma quanto basta per rimarcare ulteriormente l’attuale fragilità interna dei paesi baltici, messa a dura prova dalla crisi ucraina.

    Il vecchio impianto nucleare di Ignalina in Lituania
    Il vecchio impianto nucleare di Ignalina in Lituania

    LONTANO DALL’EUROPA – In generale gli eventi delle ultime settimane hanno mostrato i limiti dell’indipendenza delle repubbliche baltiche dalla Russia e la loro difficile integrazione nell’Unione Europea. Un’integrazione salutata con grandi aspettative nel 2004, al momento dell’ingresso ufficiale dei tre paesi ex sovietici nella UE, ma mai completamente realizzatasi nel corso del decennio successivo. Nonostante la retorica della solidarietà comunitaria, i Paesi dell’Europa occidentale hanno infatti investito poco o nulla nello sviluppo infrastrutturale dei paesi baltici, lasciandoli sostanzialmente alla periferia del sistema economico continentale. Non ci sono per esempio collegamenti ferroviari diretti tra Tallinn e Berlino, mentre i voli commerciali tra Vilnius e Bruxelles continuano ad essere piuttosto irregolari. La crisi dell’Euro ha poi complicato il cammino di integrazione monetaria delle tre repubbliche nell’Unione Europea, rafforzando il loro senso di isolamento dal mondo occidentale.

    Al contrario la Russia continua ad essere ben presente nella vita delle sue ex colonie sul Mar Baltico, mantenendo parecchi strumenti di pressione economica e militare su di loro. Inoltre l’endemica corruzione delle classi dirigenti locali rappresenta un ulteriore vantaggio per il Cremlino, che può così esercitare una notevole influenza politica nella regione a danno sia della NATO che dell’Unione Europea. Difficile dire se tale situazione verrà messa in discussione o confermata dai futuri sviluppi della crisi ucraina.

    Simone Pelizza

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    4 Commenti

    1. Per posizione geografica, cultura e storia, i paese baltici appartengono alla sfera dell’ est Europa. Da tempo immemorabile anche i sassi hanno capito che lo Zio Tom sta perdendo il primato come prima potenza economica planetaria, a favore di tanti paese emergenti dove la stessa ha trapiantato molti decenni fa le sue industrie,  seguita a ruota dai defficenti occidentali UE, servi dello zio Tom. Gli USA sono ancora la prima potenza planetaria, e sono ancora in grado di imporre la propria moneta per gli intercambi commerciali, e la merda azionaria. Vale a dire tutta carta da cesso. Poi puntano al monopolio delle culture agricole, (OGM) alla farmaceutica su larga scala, alle risorse energetiche (petrolio) alle risorse minerali. la Russia con i suoi 17 milioni di Kmq di superfice e un giacimento enorme di tutto questo. Prima l’Iraq, poi le minacce all’Iran (aria fritta), poi le minacce alla Corea del Nord (aria fritta), poi la primavera Tunisina e quella Egiziana, poi l’attacca alla Siria (che non passera) in fine L’Ucraina, senza rammantere La Polonia e tante altre ex Repubbliche dell’europe dell’Est. Ovviamnte con l’appoggio dei servi UE, britofoni e francofoni in testa, e a far da tappeto ornamentale anche gli italioti popolo di pecore beee  beeee beeee. Che cazzo hanno portato ovunque oltre alle tante ciance di mera falsita (compresi noi italioti)????? Forze ed attrezzature militari (ovviamente vendendone anche ai paesi ospitanti.  E gli investinenti, i consigli, gli aiuti economici, l’insegnamneto della democrazia , i fondamenti del libero mercato !!!!!!!  Aria fritta, con la crisi mondiale, stanno spogliando tutti i popoli (intesi come esseri normali che lavorano e producono beni e non aria fritta) dei diritti fondamentali. Cari europeotti servi di zio Tom, con missili americofoni piantati nei paese baltici a 400:500 da Mosca, cosa doveva fare la la Russia ?? Mettersi a 90° senza olio di vasellina, operazione i cui noi italioti siamo specialisti, o mostrare i denti. Putin, che non e uno sprovveduto, ha fatto di meglio, ha inviato militari senza divisa, aiuti militari, supporto economico per arginare l’espansione geopolitica dell zio tom (buco nero planetario in tutti i sensi). E veri che la Russia ha bisogno della tecnologia avanzata dell’Europa Occidentale, per cui con una guerra in  atto in Ucraina, deve vendere fonti energetriche all’occidente. Ma attenti europeotti, che la Russia gia in campo militare possiede tecnologie di avanguardia, non e mica scritto su dollaro dello zio Tom che lòa stessa non si stia fornendo di alte tecnologie anche in campo economico, e poi c’e la Cina, e poi c’e L’India che crescono, crescono crescono. Quindi noi europeotti, ed in specifico noi italioti che senza il metano Russo,  ci scalderemo aumentando le fosse nei cimiteri, anche per noi il corretto rapporto economico e culturale porta ormai piu ad est che ad ovest. Per fortuna che Putin non se la fa sotto anche se zio ton ringhia, anzi fa per sotto e restituisce colpo su colpo ai bevitori di ciuka kola. E maturo il tempo per mandare a fare in culo zio tom, riprenderci il controllo dei nostri paese (UE) liquidando con qualsiasi mezzo, tutta la nerda parassitaria mafiosa pedofila che ci  aggroviglia le budella. Vai Putin e Stoj kto Koba.

    2. Vero… La penso anche io così. Chi vuole i paesi baltici? Storicamente, hanno sempre guardato a Est, nel bene e nel male.

    3. Le presenza di formazioni politiche Russe sono dovute al fatto che è pieno di Russi. Ci sono, retaggio del passato, ma sono lì. Li vorresti espellere come molti “Ucraini” vorrebbero che i Russi autocnoni di Ucraina tornassero beatamente nella Federazione Russa (come si è visto e sentito un po’ di tempo fa durante un programma della Gruber)? Pur avendo rispetto per un’analisi ricca e circostanziata – ed in parte condivisibile – non comprendo come una persona che si occupa a tempo pieno di geopolitica sia sfuggito che gli eventi in Ucraina sono stati preterintenzionalemente provocati dagli USA e che le attenzioni i Paesi Baltici le hanno ottenute eccome, e più precisamente dalla Nato per installare postazioni militari. Non è che per caso loro sono in UE perché la priorità era quella? Non sono sicuro di questo ma credo anche ci siano missili per scudo “difensivo”, e se non sono nei Baltici sono in Polonia ed in Romania, immagino perché la Federazione Russa stia per attacare l’UE da un momento all’altro. Fatto curioso quello di doversi difendere dalla Federazione Russa, dove invece mangiano nel bene e nel male “pane ed occidente” dalla mattina alla sera. Non è che per caso sono proprio gli sforzi di Putin di uscire dalla deregulation più totale che regnava fino ai tempi del pupillo USA Yeltsin, che non vengono digeriti dalle nostre parti? Infine parlerei di mancanza di energia più che sicurezza energetica. Il fatto che la Federazione Russa venda all’UE energia e la faccia pagare non li rende automaticamente dei ladri se pretende di essere pagata e pretende di non essere insultata un giorno si ed il giorno dopo pure.

    4. Stupenda favoletta quella che siccome le istituzioni di questi paesi sarebbero corrotte questo avvantaggierebbe la capacità di influenza che il Cremlino ha su di loro. Come dire: il Cremlino prospera dove c’è malaffare. Che bravi analisti. Curioso che prima i Baltici avversino la Federazione Russa per odio sacrosanto storico, poi però si fanno corrompere. Inoltre è evidente del motivo per cui da noi la Federazione Russa non osa: siamo lindi e puliti. Le regole qui sono chiare, ci sono e, soprattutto, si rispettano. Da noi di corruzione non se ne vede da tempo. I cattivi? L’Unione Sovietica. I mao-mao. Gli Unni. Pensandoci bene anche Cartagine è una minaccia.

    Comments are closed.