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domenica 19 Settembre 2021

L’Europa reagisce alla marcia su Washington

In breve

  • I vari leader europei hanno reagito con preoccupazione alla marcia sul campidoglio statunitense da parte dei sostenitori di Trump.
  • Il fronte populista europeo ha condannato le violenze, sminuendo però il ruolo di Trump nell’averle fomentate. Alcuni esponenti hanno optato per il silenzio.
  • I fatti di Capitol Hill gettano ombre inquietanti sul futuro della democrazia, oltre che sulle effettive potenzialità e responsabilità dei social media.

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In 3 sorsi –  Le proteste contro i risultati delle elezioni americane sono sfociate in inaudite violenze, che hanno avuto particolare risonanza in Europa, dove si confida nell’azione di Biden per riportare ordine e unità.

1. LE REAZIONI ALLARMATE DELL’EUROPA

Il 6 gennaio l’assalto dei sostenitori di Trump al Campidoglio statunitense ha suscitato lo sdegno generale e l’eco delle violenze ha fatto il giro del mondo. In Europa l’ondata d’indignazione si è fatta sentire più intensamente che altrove, dato che, nel Vecchio Continente, l’apparato statunitense viene da secoli percepito come sistema democratico per antonomasia. Questo aspetto è stato rimarcato dai vari leader europei: se Josep Borell, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Sicurezza, ha sottolineato come i fatti accaduti a Washington rappresentino un grande attacco alla democrazia, Boris Johnson, Primo Ministro del Regno Unito, ha condannato l’azione dei manifestanti, rimarcando il ruolo degli Stati Uniti in quanto potenza democratica. A colpire, però, è stata la reazione della Francia: il Presidente Emmanuel Macron ha pubblicato un video in cui, oltre a condannare le violenze e a professarsi solidale, ricorda il passato che accomuna le due nazioni nel segno della democrazia (citando in particolare il contributo di LaFayette alla rivoluzione americana), affermando inoltre di credere nella solidità e resilienza delle Istituzioni democratiche americane.

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Fig. 1 – Il Presidente francese Emmanuel Macron con l’ex Presidente USA Donald Trump durante un incontro del 2008

2. I POPULISTI EUROPEI CERCANO DI SALVARE IL SALVABILE

Le condanne per le proteste inscenate a Washington sono giunte anche da esponenti di forze un tempo alleate con Trump e che avevano dato pieno sostegno alle sue politiche. Fra di essi si annoverano Matteo Salvini, l’austriaco Kurz e l’inglese Nigel Farage, i quali si sono limitati a esprimere indignazione e sconcerto, senza muovere alcuna accusa esplicita a Trump per aver istigato le proteste. A questi si deve aggiungere anche la reazione della francese Marine Le Pen del Rassemblement National, che ha preferito virare il discorso su presunte infiltrazioni nella manifestazione di antifascisti ed estremisti di sinistra, oltre che su quella che ha definito come un’ingiustizia, ovvero la chiusura degli account social di Donald Trump. Questo aspetto è stato amplificato anche da altri esponenti del Rassemblement National, che hanno parlato di “totalitarismo digitale”. Altri leader europei filo-Trump hanno preferito invece tacere sulla questione: dal Primo Ministro ungherese Viktor Orban, al Presidente serbo Aleksandar Vucic e al Presidente polacco Andrzej Duda, che ha liquidato la faccenda come una mera questione di politica interna.

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Fig. 2 – Matteo Salvini, leader della Lega, e Viktor Orban, Primo Ministro ungherese, durante un meeting datato 2019

3. IL FUTURO DEL FARO DELLA DEMOCRAZIA

I fatti di Capitol Hill hanno scosso le coscienze del mondo intero, portando alla ribalta le fragilità di una grande democrazia come quella americana. Come hanno sottolineato anche molti leader europei, nell’immaginario collettivo “Stati Uniti” e “democrazia” sono quasi dei sinonimi, e l’attacco a uno dei luoghi principali della vita democratica statunitense viene percepito dai più come attacco alla democrazia stessa. Quanto accaduto resta un monito per l’Europa: l’ex Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha affermato su Twitter come ci siano Trump ovunque e ciascun Paese ha il dovere di tutelare la propria Capitol, la propria vita democratica. È evidente come in tutto ciò i social media abbiano rivestito un ruolo cruciale: bloccando gli account di Donald Trump essi hanno in un qualche modo riconosciuto il loro ruolo in quanto possibili vettori di odio e violenze, non solo virtuali. In ogni caso cruciale sarà cercare di ricucire un Paese ormai lacerato, una delle priorità dell’Amministrazione Biden. Durante il discorso d’insediamento, inoltre, Joe Biden ha accennato alla necessità di un rinnovato ruolo degli Stati Uniti come faro per la democrazia e l’Europa guarda a ciò carica di preoccupazioni e aspettative.

Federica Barsoum

Immagine in evidenza: Photo by cytis is licensed under CC BY-NC-SA

Federica Barsoum

Sono una ragazza di 24 anni, da sempre appassionata di politica internazionale e dinamiche socio-economiche. Dopo il diploma al liceo economico-sociale, ho proseguito i miei studi all’Università Statale di Milano, dove mi sono da poco laureata in Mediazione Linguistica e culturale. Ora, invece, sto frequentando il corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum commercio e integrazione europea. Sono nata e cresciuta nell’internazionale Milano in una famiglia mista, e il mio ambiente mi ha resa una persona aperta e curiosa nei confronti del mondo.

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