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sabato 31 Ottobre 2020
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    Burkina Faso: una rivolta invisibile

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    Vanno avanti da settimane le manifestazioni che hanno portato la popolazione a criticare violentemente l'operato del governo del presidente Blaise Compaoré, al potere da 24 anni. Le proteste anti-governative stanno guadagnando spazio, e Ouagadougou continua ad essere teatro di manifestazioni brutalmente represse dalla polizia

    IL BURKINA IN GINOCCHIO – Quella che era iniziata come protesta studentesca, ora sembra trasformarsi in un movimento di protesta nazionale in Burkina Faso. Decine di soldati del reggimento presidenziale del Burkina Faso si sono ammutinati la notte fra il 14 e il 15 Aprile a Ouagadougou, la capitale, e si sono riversati nella strade sparando in aria per diverse ore. Gli ammutinamenti si diffondono nelle caserme di tutto il paese e secondo fonti militari è stata saccheggiata la residenza del generale Dominique Diendierè, Capo di Stato Maggiore del Presidente. I soldati si sono ribellati per il mancato pagamento di una indennità di alloggio che era stata loro promessa. Solo poche ore prima dell’ammutinamento, decine di migliaia di burkinabè avevano manifestato contro il carovita: all’origine del sollevamento ci sono infatti questioni essenzialmente economiche. Decine e decine di commercianti hanno voluto manifestare contro la decisione del Sindaco Seydou Zagre, membro del partito al potere, di chiudere una quarantina di negozi che non avevano pagato le tasse. In pochi giorni la rivolta si è estesa a quattro città nei pressi della capitale. Le manifestazioni che si diffondono in Burkina Faso sono un sintomo della grande povertà della popolazione, che non è in grado di far fronte agli aumenti dei prezzi.

    COMMERCIANTI E MILITARI CONTRO COMPAORE – La crisi economica è forte e i burkinabé vogliono una più equa distribuzione delle ricchezze del paese, attualmente controllate da un clan privilegiato vicino al potere. Anche gli studenti hanno aderito alla manifestazione. Le proteste hanno già assunto in diverse occasioni dei contorni violenti, come ai primi di aprile, quando è stato dato fuoco alla casa del primo ministro uscente e alla sede del partito al potere in Koudougou. Le proteste sono state anche alimentate dalle repressioni delle forze di sicurezza, che avrebbero anche causato la morte di un studente.

    L’ondata di proteste ha dunque visto in strada tanto i militari quanto gli studenti, e potrebbe addirittura continuare a rafforzarsi coinvolgendo altre parti della società. Probabilmente anche ispirate dal successo e dalla visibilità dei movimenti di protesta nell'Africa del Nord ed in Medio Oriente, queste forze sembrano unirsi in un'alleanza contro il regime di Compaoré. La rabbia ormai esplosa nelle piazze non sembra placarsi, nonostante il coprifuoco decretato dal Presidente, che ha sciolto il governo e rimosso dal loro incarico due importanti capi dell’esercito e sostituito sia alcuni ministri che il Capo dello Stato Maggiore e il capo della guardia presidenziale.

    MISERIA E CORRUZIONE: UN COCKTAIL ESPLOSIVO – Le rivendicazioni salariali dei militari sono una delle tante facce di una situazione esplosiva a causa della grande povertà della popolazione. Una conseguenza sia della crisi economica sia della corruzione ai vertici dello stato. Il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri al mondo, con un’economia che si basa soprattutto sull’agricoltura. Ma in questo momento la coltura principale, il cotone, di cui il paese è il primo produttore in Africa, è in crisi a causa della dura concorrenza del cotone americano. Anche il conflitto politico in Costa d’Avorio ha contribuito ad affossare l’economia burkinabè perché, in mancanza di un accesso al mare, buona parte dei generi di prima necessità passano per la Costa d'Avorio, i cui porti sono stati a lungo inservibili. Di conseguenza i consumatori hanno dovuto fare i conti con l’inflazione, che ha innescato le proteste contro il carovita. I burkinabè denunciano anche la corruzione ai vertici dello stato, che ha creato un abisso tra l’elite dei privilegiati e le masse impoverite. Il clan che si è formato intorno al presidente Compaoré somiglia a quello di Ben Ali in Tunisia, perché si è espanso in tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura estensiva alle miniere.

    In Burkina Faso non esiste un’opposizione in grado di sfidare il potere, creando alternanza politica. Anche per questo, nonostante sia al potere da 24 anni, Compaoré è stato rieletto presidente nel 2010 con l’80% dei voti.

    PROSPETTIVE – Compaoré si era impegnato a rispondere alle esigenze degli ufficiali dell'esercito e a cercare di affrontare i problemi sollevati dai sindacati irritati dal costo della vita. Egli ha spesso ricoperto il ruolo di mediatore nell’Africa Occidentale, ma la sua immagine di peace-maker è ora offuscata e la sua posizione indebolita anche agli occhi dei paesi vicini. Inoltre, agli occhi dei militari, la sua posizione potrebbe ulteriormente aggravarsi a fronte della "mossa pericolosa" che ha compiuto assumendo il ruolo di capo della difesa il 21 aprile scorso. Il Presidente ha ancora spazio di manovra, a patto che egli affronti i problemi della impunità e i problemi economici del paese. Compaoré potrebbe anzitutto avere bisogno di intraprendere subito una riforma del settore della sicurezza, ciò che potrebbe garantirgli nuovo supporto dai militari, nuova capacità di gestire le sommosse e la possibilità di tentare di ripristinare l'ordine nel paese e di intraprendere le riforme che potrebbero consentirgli di rimanere ancora al potere.

     

    Adele Fuccio

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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