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    Il G7 e la sicurezza energetica dell’Europa

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    I leader del G7, escludendo la Russia, hanno manifestato unità di intenti sulle questioni riguardanti la crisi ucraina, l’energia, le politiche ambientali e gli accordi di libero scambio. Le tematiche si rivelano collegate al fine di definire una comune risposta alle minacce russe.

    IL G7 DI BRUXELLES – La parola d’ordine del G7 di Bruxelles da poco concluso è l’unità, in nome della quale è necessario scendere a compromessi con i singoli interessi nazionali in favore di benefici comuni. I leader dei Paesi membri hanno difatti sottolineato l’intesa su diverse questioni, tanto che il Presidente della Commissione Europea Barroso, al termine del meeting, ha orgogliosamente sostenuto che i 7 grandi del mondo “su una serie di questioni geo-strategiche hanno raggiunto un’unità e una comune determinazione al fine di guidare la reazione mondiale”. Come si evince dalla dichiarazione finale del G7, il punto focale dell’incontro è stata la crisi tra Ucraina e Russia che minaccia la sicurezza internazionale. Le altre tematiche trattate hanno riguardato i cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e gli accordi economici internazionali tra i Paesi membri. Come ha sostenuto lo stesso Barroso, e come vedremo di seguito, tali questioni vanno “mano nella mano”.

    L’UCRAINA – I Paesi del G7 hanno affermato di essere uniti nel sostenere Kiev e nel condannare le minacciose azioni di Putin nei confronti della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Ciò era evidente anche di fronte all’esclusione della Russia dal tavolo del summit. Ma l’assenza di Mosca ha permesso di definire delle linee guida comuni nei confronti della crisi e di mandare un messaggio di unità e risolutezza allo stesso Putin. I sette leader hanno dichiarato di ritenere inaccettabile l’uso dell’energia come mezzo di coercizione politica e come minaccia alla sicurezza. Difatti il leader russo ha tagliato le forniture del gas all’Ucraina, non essendo stato trovato un accordo sul prezzo dello stesso, né sul saldo dei debiti pregressi. Tale misura, oltre a mettere in grave difficoltà l’Ucraina altamente dipendente dalle forniture di Gazprom, è un serio problema per l’Unione Europea tutta, ancora fortemente legata alle importazioni del gas di Mosca.

    Nave statunitense per l'esportazione di gas naturale liquefatto.
    Nave statunitense per l’esportazione di gas naturale liquefatto.

    SICUREZZA ENERGETICA – La sicurezza energetica diventa quindi, nel contesto attuale, una problematica di primaria importanza. Come affermato nel summit del G7, è essenziale sviluppare un mercato dell’energia flessibile, trasparente e competitivo. Per raggiungere tale obiettivo, specie per l’Europa, è necessario diversificare le fonti e le vie dei combustibili ed allentare quindi i legami forzati con la Russia. Tutto ciò si tradurrebbe in un aumento delle forniture di gas naturale provenienti dall’altra parte dell’Atlantico, specie da Stati Uniti e Canada che, in seguito alla recente rivoluzione dello shale gas, hanno una gran necessità di trovare mercato alla loro grande disponibilità di combustibili fossili. Allo stesso tempo per aumentare la sicurezza dell’Europa è necessario migliorare la resilienza del sistema energetico, potenziando la sua capacità di affrontare le crisi ed i tagli minacciati da Putin. Come affermato anche nella Strategia di Sicurezza Energetica dell’UE, del 28 maggio scorso, questo risultato è raggiungibile attraverso misure mirate al breve e al medio/lungo periodo.
    I provvedimenti a breve termine riguardano la diminuzione della domanda energetica, strettamente legata anche alle politiche ambientali, e la creazione di infrastrutture di emergenza e di stoccaggio del gas. Le misure relative al lungo periodo si connettono in particolare proprio alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in riferimento anche allo sviluppo delle energie rinnovabili.

    CAMBIAMENTI CLIMATICI – Il terzo argomento cardine del G7 riguarda proprio i cambiamenti climatici e l’impegno dei leader dei Paesi membri di ridurre le emissioni di carbonio e di adottare entro il 2015 un accordo globale vincolante per diminuire le emissioni nocive e combattere il riscaldamento globale. La rilevanza delle politiche ambientali si lega strettamente a quelle energetiche ed alla diversificazione delle fonti per aumentare l’integrazione del mercato e ridurre la dipendenza sia dal singolo esportatore che dalla singola risorsa. Minore sarà la dipendenza dai combustibili fossili, specie quelli provenienti dalle aree geopoliticamente calde del globo, minore sarà di conseguenza l’impatto ambientale e l’insicurezza delle forniture. Ciò si traduce per l’Unione Europea in una preferenza per le fonti indigene o per le importazioni sicure, come quelle provenienti dagli Stati Uniti. Non è un caso che lo stesso Presidente Obama abbia recentemente sottolineato l’impegno americano nel definire un piano che riduca drasticamente, del 30% entro il 2030, le emissioni nocive del proprio Paese. Ciò farebbe degli USA il partner perfetto per le forniture energetiche europee, garantendo allo stesso tempo la sicurezza e la pulizia degli approvvigionamenti.

     ACCORDI COMMERCIALI – Per completare il quadro è necessario analizzare l’ultima tematica cardine del G7: il commercio e gli investimenti internazionali. I leader del summit hanno affermato il loro impegno nel sostenere il libero mercato e nel combattere ogni forma di protezionismo al fine di evitare distorsioni nel mercato globale. Difatti nell’incontro si è discussa la necessità di sostenere gli accordi di libero scambio bilaterali e multilaterali tra i Paesi membri. Uno di questi si lega in particolare alle tematiche di sicurezza energetica: è il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, il cui acronimo anglofono è TTIP. Tale accordo è mirato alla creazione di un area di libero scambio tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti al fine di liberalizzare le esportazioni di energia americana verso il Vecchio Continente, ad oggi bloccate secondo le leggi federali statunitensi. La definizione del Trattato Transatlantico permetterebbe all’Europa di iniziare il percorso verso un mercato dell’energia più diversificato, potenzialmente più pulito ed anche più sicuro, come auspicato dai leader del G7.

    Marco Spada

    Marco Spada
    Marco Spada

    Nativo digitale, nostalgico analogico; classe ’86, romano, ex difensore dai piedi buoni. Appassionato di politica internazionale, di cucina, di calcio e di tutte le loro naturali degenerazioni. Laureato in Relazioni Internazionali con una tesi riguardante la guerra cibernetica. Il mio percorso di studi, anche al di fuori del curriculum accademico, si è focalizzato sui conflitti, sulla strategia e sulle tematiche di sicurezza

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