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La crisi dell’Est Europa: Romania, Moldavia, Transnistria

Caffè lungo – Il vicepresidente USA, J.D. Vance, parlando durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ha rimproverato gli europei per un presunto allontanamento dal concetto di democrazia e riportato l’attenzione su una zona critica dell’Est Europa, quella costituita da Romania, Moldavia e Transnistria.

LA ROMANIA

Il primo degli Stati da prendere in esame è proprio la Romania, le cui elezioni presidenziali dello scorso novembre erano state annullate da Bucarest, su istanza europea, per presunte ingerenze russe. Le elezioni, al primo turno, hanno visto il vantaggio del candidato di estrema destra, populista, filo-russo e trumpiano Călin Georgescu. Il Paese sta vivendo un momento di profonda crisi, poiché al potere è rimasto il Governo europeista e la maggior parte dell’elettorato risulta essere più euroscettico e filo-russo. Questo lo si può affermare basandosi sui programmi elettorali delle destre che messe assieme al primo turno hanno raggiunto il 55% dei consensi. Inoltre, la Corte costituzionale sarebbe propensa a bloccare la candidatura di Călin Georgescu anche per la riconvocazione delle elezioni il 4 maggio 2025. Secondo indiscrezioni sarebbe intervenuto lo stesso Trump per spronare la Corte ad accettare la candidatura di Georgescu. Il 18 febbraio la testata romena Hot News riportava testualmente: “Washington sta entrando a gamba tesa nella crisi politica rumena, con l’obiettivo di minare l’unità dell’Unione Europea e di portare l’estrema destra alla vittoria nelle nuove elezioni presidenziali”. La crisi romena, senza precedenti, si è accesa ulteriormente la prima settimana di febbraio con le dimissioni del Presidente centrista e filo-europeista Klaus Iohannis. Il Presidente ha annunciato le dimissioni il 10 febbraio dopo la minaccia di impeachment avanzata dalla coalizione di destra. Dopo due tentativi falliti, l’opposizione è riuscita ad attivare la procedura parlamentare per sospendere Iohannis. Nell’annunciare le dimissioni, il Presidente si è così espresso: “Tra poco, il Parlamento rumeno avrebbe votato sulla mia sospensione e la Romania sarebbe entrata in crisi. L’intera società sarebbe stata scossa. Non ci sarebbero state più discussioni sulle elezioni presidenziali. Saremmo stati lo zimbello del mondo“.

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Fig. 1 – Manifestazione di sostenitori del candidato romeno di estrema destra Călin Georgescu, gennaio 2025

LA MOLDAVIA

Per quanto concerne la Moldavia la situazione non risulta essere molto differente. Il Paese sta vivendo mesi di profonda instabilità. A novembre 2024 Maia Sandu, filo-europea, è riuscita ad aggiudicarsi il ballottaggio presidenziale contro Alexandr Stoianoglo, filo-russo. La futura Presidente si è accaparrata il 55,41% delle preferenze, contro il 44,59% di Alexandr Stoianoglo. Va però detto che quest’ultimo al primo turno era stato in netto vantaggio con il 42,49%. Risultato di tutto ciò risulta essere un Paese sostanzialmente spaccato in due, nel quale i sostenitori di Alexandr Stoianoglo non accettano il risultato delle elezioni. Va inoltre detto che la maggioranza della popolazione, anche stando al risultato del referendum per l’entrata nell’Unione Europea, tende verso Bruxelles, memore del passato regime comunista. Tale porzione della popolazione si concentra però tutta nella zona più occidentale della Moldavia e intorno alla capitale Chisinau (aree più ricche del Paese), e va aggiunto che un ruolo fondamentale nella vittoria di Sandu è stato giocato anche dal voto della diaspora, come titolato da La Stampa del 4 novembre scorso. Per quanto concerne la restante parte, quella minoritaria, circa il 40%, è sempre più filo-russa. La regione in assoluto più filo-russa della Moldavia è la Gagauzia, terra natale di Stoianoglu. Qui i contrari all’Unione toccano il 94,8%. Tale percentuale, così elevata, risulta essere anche il risultato di operazioni di influenza attuate dalla Russia stessa, essendo questa zona confinante con la Transnistria e di maggiore interesse per i russi.

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Fig. 2 – La Presidente moldava Maia Sandu insieme a quello ucraino Zelensky a Kyiv, 25 gennaio 2025

LA TRANSNISTRIA

In questa sede tralasceremo la storia colorita di questo territorio, durante l’età zarista e durante l’URSS, ma ci si limiterà a dire che, quando l’URSS iniziò a sgretolarsi, la Transnistria riuscì a mantenere l’apparato industriale, il grande deposito di munizioni di Cobasna e la 14a Armata Sovietica, così che, dopo che il 24 agosto del 1991 il Parlamento della RSS moldava votò la dichiarazione di definitiva indipendenza da Mosca, facendo forza proprio sulle risorse militari a sua disposizione e sull’attivo sostegno della Russia, ottenne l’indipendenza, che però non fu mai riconosciuta da molti Paesi europei. Sino allo scoppio della guerra in Ucraina, il quale ha obbligato un cambio delle carte in tavola, la Russia si è sempre impegnata per la costituzione di uno Stato federale moldavo che riportasse la Transnistria sotto la Moldavia. A rifiutarsi di firmare nel 2003 il memorandum promosso dalla Russia fu proprio la Moldavia. Il Governo dell’epoca si trovò a dover rifiutare il memorandum a causa delle tantissime rivolte che scoppiarono nel Paese proprio contro la riunificazione con il “nemico” della Transnistria. Come anticipato, la posizione della Russia nei confronti di Transnistria e Gagauzia è profondamente mutata con lo scoppio del conflitto. Si ricorda che queste due regioni costituiscono un territorio molto vicino culturalmente, ideologicamente e linguisticamente alla Russia. Infatti, la situazione in tali regioni risulta essere molto similare a quella del Donbass, inoltre strategicamente la Russia sin dall’inizio dell’invasione ha puntato all’Ucraina meridionale, proprio da una parte per tagliare lo sbocco sul mare a Kyiv e dall’altra ricongiungere il fronte con quello della Transnistria. Naturalmente tale ipotesi è iniziata a sfumare nei mesi successivi all’invasione e ancor più oggi in vista di un possibile trattato di pace.
Le mosse del Governo Trump sembrerebbero però voler spaccare l’Europa in due, riportando i Paesi dell’Est nuovamente sotto l’influenza della Russia.

Riccardo Renzi*

*Istruttore direttivo presso la Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo, Membro del comitato scientifico della rivista Il Polo – Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” e Socio Corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.

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Perchè è importante

  • Il caso Georgescu e la crisi politica in Romania.
  • L’instabilità interna della Moldavia.
  • La Transnistria tra Mosca e Chisinau.

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Riccardo Renzi
Riccardo Renzi

Laureato in Ricerca storica (LM-84) presso l’Università di Macerata, lavora, in seguito alla vittoria del concorso pubblico presso il IV settore del Comune di Fermo, come Funzionario presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia, Il Polo e Menabò online, è inoltre vicedirettore della rivista di filologia greca e latina Scholia. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, del Centro Studi Sallustiani, dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia e della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Ha all’attivo oltre 500 pubblicazione tra scientifiche e di divulgazione culturale. Per quanto concerne la politica e la geopolitica collabora con Dissipatio, Politicamag, Il Polo e Libro Aperto.

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