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martedì 2 Marzo 2021

Aggiornamento sull’Iraq

In breve

Dove si trova

I miliziani dell’ISIS si sono impadroniti per alcune ore della maggiore raffineria petrolifera irachena, dimostrando ancora una volta l’inadeguatezza delle forze armate di Baghdad.

In 3 Sorsi analizziamo gli eventi, il viaggio del Segretario USA Kerry nel Paese, la questione curda e la sempre più complessa situazione nell’area mediorientale.

LA SITUAZIONE – L’ISIS continua da avanzare e a guadagnare terreno in Iraq seppur meno clamorosamente rispetto ai primi giorni dell’attacco. I miliziani hanno preso d’assedio la maggiore raffineria petrolifera del Paese, situata nella località di Baiji, a nord della capitale Baghdad. La capacità di raffinazione di questo impianto è di circa un terzo rispetto al totale iracheno. Gli uomini dell’ISIS sono riusciti a prendere il controllo totale della raffineria per alcune ore. In seguito, secondo fonti ufficiali del governo e delle forze armate di Baghdad, l’esercito ha ripreso il controllo respingendo i miliziani e contrastando diversi loro contrattacchi. Durante gli scontri, le forze speciali avrebbero ucciso il comandante Abu Qutada, che aveva condotto l’assedio dell’ISIS all’impianto e la sua occupazione. Nonostante la sua temporaneità, l’azione dei miliziani ha dimostrato ancora una volta l’incapacità delle forze armate irachene di difendere sia il territorio sia le infrastrutture critiche del Paese, tra le quali le raffinerie e i pozzi d’estrazione petrolifera. L’Iraq, secondo i dati dell’EIA (United States Energy Information Administration – Agenzia per l’Informazione Energetica degli Stati Uniti), è l’ottavo produttore e il sesto esportatore di petrolio al mondo. Tra i maggiori clienti si trovano l’Europa, l’India e gli Stati Uniti. Il dato riguardante questi ultimi è però in discesa, a causa della politica di riduzione delle importazioni energetiche da parte dell’amministrazione Obama.

Esportazioni petrolifere dell'Iraq nel 2012 Image credits: EIA
Esportazioni petrolifere dell’Iraq nel 2012
Image credits: EIA

LA QUESTIONE CURDA – Il Segretario di Stato statunitense John Kerry ha compiuto un viaggio in Iraq negli scorsi giorni. Gli obiettivi erano principalmente due: fare pressioni sul governo iracheno guidato dal musulmano sciita Nuri al Maliki per una politica di integrazione inter-etnica più efficace ed evitare una scissione da parte dei curdi. Questi ultimi godono di una notevole autonomia politico-legislativa e, soprattutto, si sono dotati di milizie di difesa proprie, i Peshmerga, distaccate dalle forze armate del Paese e con comando indipendente. Queste unità si sono dimostrate molto più efficaci delle truppe regolari nel combattere l’ISIS. I miliziani jihadisti non sono infatti entrati in territorio curdo. Inoltre i Peshmerga hanno occupato la città di Kirkuk, appena fuori dal loro territorio, ma rivendicata da anni, poco tempo dopo la caduta di Mosul. Il Segretario Kerry vuole evitare che si concretizzi un’opzione da più parti ventilata, ovvero che i curdi approfittino della debolezza e delle difficoltà del governo centrale iracheno per operare una vera e propria scissione, forti anche della presenza di numerosi giacimenti petroliferi nel loro territorio e di milizie efficaci. L’obiettivo del Segretario è invece quello di convincerli a unirsi alla lotta contro l’ISIS in un quadro di unità nazionale.

RAMIFICAZIONI – La crisi innescata dall’ISIS sta rapidamente creando ramificazioni militari e geopolitiche nell’area. L’Iran, fedele al suo annuncio di voler fornire assistenza al vicino (geograficamente e religiosamente) governo sciita iracheno, ha inviato 88 cacciabombardieri di fabbricazione russa Sukhoi all’aviazione di Baghdad.  Aerei siriani avrebbero invece bombardato alcune posizioni dell’ISIS in Iraq nei pressi del confine causando, secondo fonti di Baghdad, 20 morti e 93 feriti. Inizialmente si pensava che l’attacco fosse stato effettuato da droni statunitensi, ma il Pentagono ha subito smentito la notizia. A rendere ancor più incandescente e geopoliticamente ingarbugliata la situazione nell’area ci ha pensato Israele, la cui aviazione ha colpito obiettivi dell’esercito siriano in risposta ad alcuni lanci missilistici sulle alture del Golan.

Emiliano Battisti

Territori controllati dall'ISIS Image credits: The Washington Post
Territori controllati dall’ISIS
Image credits: The Washington Post

Emiliano Battisti
Emiliano Battisti

Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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