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domenica 11 Aprile 2021

Luoghi comuni e miti da sfatare sul volo MH-17 – I parte

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Il caso del volo civile MH-17 della Malaysian Airlines abbattuto sui cieli dell’Ucraina ha visto un carosello di elementi che ha creato confusione nei mezzi di informazione.Come spesso accade, la necessità degli attori interessati di dare risposte prontamente e l’esigenza dei media di far notizia (e che sia eclatante!) confliggono con la necessità, per casi complessi, di ragionare a freddo ed esaminare gli elementi a fondo. Infatti, una serie di posizioni faziose, insinuazioni e falsi miti hanno alimentato credenze dannose per la corretta risoluzione del caso, di per sé controverso. Vediamone alcune e diamo risposta, per quanto possibile

I Paesi occidentali aspettavano solo l’occasione di poter sanzionare la Russia – Falso. Le sanzioni alla Russia si ritorcono in molti casi sulle stesse aziende europee in affari con le omologhe russe. I Paesi europei, insomma, non sono partiti sul piede di guerra ma hanno piuttosto subito l’iniziativa russa. Da una parte questo ha evidenziato alcune importanti e annose mancanze nel coordinamento della politica estera dei Paesi membri dell’Unione Europea, dall’altra le sanzioni poste in essere recentemente sono state a lungo ponderate e si è cercato di evitarle fino all’ultimo. Ad esempio, la Germania si è opposta finché ha potuto alle sanzioni, che si ritorcono in parte sulle proprie imprese. I rapporti economici tra russi e tedeschi sono molto radicati.
Le sanzioni riguardano in gran parte i contratti futuri di aziende europee con la Russia, non quelli attuali, che verranno perlopiù eseguiti, forniture militari comprese. Si spera nel frattempo di impaurire la Russia e di poterle rimuovere. Tuttavia, in questi giorni, la Russia ha dato vita ad una serie di gesti dimostrativi quali il rifiuto di derrate di merci europee o la restituzione di alcuni prodotti in valutazione, che fanno temere una recrudescenza del braccio di ferro.

E’ possibile che gli Stati Uniti, che intercettano perfino le telefonate della Merkel, non sappiano esattamente cosa sia successo? Sanno tutto e stanno mentendo – Falso. Poter intercettare una comunicazione telefonica (COMINT, COMmunication INTelligence) non significa automaticamente poter rilevare tracce elettroniche (ELINT, ELectronic INTelligence) o avere un rilevamento ottico (EOS – Elettro-Optical Surveillance). Le tre missioni sono distinte e attuabili con assetti diversi in lassi di tempo variabili a seconda dell’assetto utilizzato (stazione di ascolto, velivolo ISR, unità navale, satellite). E’ vero che gli USA dispongono di tutte e tre le capacità, ma non è scontato che le avessero tutte attive nella casella spazio-temporale dell’abbattimento. Anzi, è improbabile, visto che si trattava di un volo di linea (infatti, ad esempio, per le comunicazioni si attendono le scatole nere). La capacità di eseguire intercettazioni dei tipi di cui sopra non può essere garantita 24h su 24 sull’intera Ucraina (ovviamente! E’ un limite tecnico). Paragonarle, poi, con le intercettazioni ai danni delle cancellerie europee o di altri soggetti internazionali significa mischiare elementi eterogenei.

Gli USA si rifiutano di fornire le informazioni utili – Falso. Gli USA hanno fornito quanto in loro possesso e divulgabile nei giorni successivi la tragedia. Ovviamente mancano all’appello i tracciati radar, sarebbero degli ingenui a fornirli (o a fornirli in toto). Altrettanto ovviamente i russi cercheranno di sottolineare la mancanza ripetutamente e richiederli per un motivo molto semplice: la zona in cui è stato abbattuto l’aereo potrebbe essere al di fuori degli schermi radar di NATINADS (il sistema NATO di sorveglianza aerea integrata), ma tali radar potrebbero anche spingersi oltre il raggio di azione dichiarato (probabile). L’esistenza e divulgazione di tracciati radar NATO in pieno territorio ucraino permetterebbe ai russi di sapere con buona approssimazione a che distanza la NATO è in grado di “vedere”. In alternativa, gli USA potrebbero aver coperto quella zona con un AWACS (radar aeroportato) in volo (sarebbe una coincidenza, non erano previste missioni di quel tipo per quanto possibile conoscere). Anche in quel caso, però, sarebbe un’ammissione di una presenza non regolare in territorio ucraino.

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Il materiale fornito dai Russi è una fonte certa per definire le dinamiche – Falso. Per accertare obiettività e veridicità del materiale russo (ma anche americano) servono conoscenze avanzate di cripto-analisi, soprattutto per quanto riguarda i tabulati elettronici. Tali conoscenze sono molto settoriali e, quando impartite a civili, viene imposto il segreto d’ufficio. Al momento in cui scriviamo è improbabile che qualcuno oltre la commissione di inchiesta e i Governi interessati sia in possesso dei documenti originali e/o abbia le capacità di interpretarli, visto il livello di riserbo tenuto da tutte le parti in causa. Gli stessi operatori sul terreno sarebbero tenuti al massimo riserbo ed è ingenuo credere che, per il livello di sicurezza in cui si svolgono le valutazioni, esistano davvero fonti affidabili e che forniscano informazioni attendibili a giornalisti e curiosi. Giornalisti, analisti o altri soggetti interessati al caso possono al momento avanzare ipotesi e tesi, valutando quanto di pubblico dominio, ma non una visione assoluta e già comprovata della vicenda. Diffidare dai fornitori di “verità assolute” a buon mercato.

Perché un caccia si trovava proprio in quel momento in quella porzione di spazio aereo?- E perché no? E’ un’area instabile e oggetto di sorvoli russi in violazione dello spazio aereo ucraino. Il 17 luglio, come prima e come oggi, l’Ucraina utilizza la propria aeronautica militare per supportare le operazioni al suolo contro le province secessioniste.

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Su-25 della Povitryani Syly Ukrayiny, l’aeronautica militare ucraina.

E comunque è un fatto che il caccia Su-25 volasse a distanza ridotta dal volo MH-17, potrebbe aver lanciato un missile contro il Boeing – Facciamo chiarezza. Il Su-25 è un aereo da appoggio tattico, che svolge prevalentemente missioni CAS (Close Air Support) in favore delle truppe di terra. La strumentazione installata a bordo è scelta di conseguenza. Il cacciabombardiere in questione non dispone di un radar adeguato per le missioni di intercettazione, ma adatto solo alla navigazione. Questo significa che, se l’attacco fosse stato portato da detto aereo, perché questo trovasse fisicamente il Boeing avrebbe avuto bisogno del “guida-caccia”, ovvero un operatore di terra che, fondendo i dati provenienti da uno o più centri radar, fornisca al caccia in volo prua (direzione), quota e velocità del bersaglio, nonché il rilevamento (latitudine e longitudine). L’intercettazione non sarebbe potuta avvenire senza la complicità di numerose persone e un flusso consistente di comunicazioni, facilmente rilevabili. Insomma, nell’ipotesi inverosimile della volontà del Governo di creare un incidente internazionale di grandi proporzioni e addossare la colpa ai ribelli (ripeto, ragionando per assurdo) la quantità di persone che sarebbero a conoscenza di tale trama sarebbero un po’ troppe per un’operazione così delicata e segreta.
Discorso a parte meriterebbe la scelta del vettore. L’Ucraina dispone di ottimi caccia Mig-29 e Su-27 (questi sì, destinati al combattimento aria-aria), armati con missili a medio raggio R-27, con una testata bellica più significativa e soprattutto lanciabili da posizione defilata e più distante, e di conseguenza meno palese. Sorgono inoltre dubbi sull’efficacia del missile R-60 (o R-73) nei confronti di un bersaglio delle dimensioni di un Boeing 777. Il missile ha una testata a frammentazione del peso di pochi kg, sufficiente contro aerei piccoli come i caccia ma la cui probabilità di successo degradano sensibilmente contro assetti di grossa taglia in grado di incassare il colpo. Un abbattimento non è quindi impossibile, ma molto improbabile. Sarebbe infine discutibile – per non dire da sprovveduti – la scelta di tali assetti (Su-25 ed R-60) da parte di pianificatori militari.
Passando all’ipotesi di incidente, ovvero un abbattimento accidentale, questa è altrettanto improbabile. I Su-25 ucraini dispongono del sensore IFF (Identification Friend or Foe) di serie, che discrimina i bersagli nemici da quelli amici (sistema di comunicazione SRO-2) ed del trasponder (SO-69), usato in funzione anticollisione, ma che rappresenta una “extrema ratio” per l’identificazione. Ultima risorsa oltretutto sovrabbondante perché, alla distanza di ingaggio reale del missile aria-aria in dotazione (R-60/73) il caccia dovrebbe avere anche il contatto visivo del bersaglio, ed ha quindi la possibilità di distinguerne modello e livrea (i piloti esperti identificano anche solo la sagoma facilmente).

Perché lo spazio aereo dell’Ucraina non è stato chiuso al traffico aereo civile, per precauzione? – L’est ucraino è stato dichiarato zona chiusa al traffico civile dalla stessa Ucraina. Gli altri voli hanno seguito rotte standard non interessate dalle ostilità, certificate come sicure da ICAO (International Civil Aviation Organization) ed Eurocontrol (responsabile del traffico aereo europeo) perché il controllo del traffico aereo ucraino continuava ad operare in maniera efficiente e non sono state oggetto di attività ostili né da parte russa né da parte ucraina. Le rotte sull’Ucraina non sono state contestate nemmeno dallo IATA (International Air Transport Association), che raggruppa tutte le compagnie aeree. La singola compagnia ha inoltre facoltà di rifiutare il piano di volo se ritiene che la sicurezza ad esso legata non sia congrua. Tale rifiuto non è avvenuto, con ogni probabilità perché, molto semplicemente, la rotta era considerata aperta e sicura fino a quel giorno e percorsa da numerosi voli. Se lo spazio aereo ucraino debba rimanere chiuso al traffico è ORA argomento di discussione, ma precedentemente esistevano gli estremi per non modificare tutte le rotte, operazione condotta solo in extremis perché complessa e costosa.

L’Ucraina ha immediatamente mandato i servizi segreti ad occultare le prove – Falso. Il caso è stato affidato ad una commissione di inchiesta internazionale monitorata dall’ICAO e con rappresentanti di Eurocontrol. Vi affluiscono anche esperti danesi, che hanno in questi giorni portato le scatole nere in Olanda, e alcune aziende britanniche specializzate e convenzionate con l’ICAO. Se i servizi fossero intervenuti nel reperimento di materiali, il loro ruolo sarebbe stato di garanzia per Kiev che le prove fossero raccolte in modo accurato e non manomesse. L’ eventuale inquinamento di prove sarebbe da considerarsi comportamento deviante da parte dei servizi. Sarebbe ingenuo/populista ritenere che il passaggio di materiale ai servizi rappresenti automaticamente sinonimo di inquinamento, soprattutto per un caso sotto i riflettori.
Da parte loro, i ribelli non dispongono (comprensibilmente!) di organi specializzati o qualificati per questi tipi di rilevamenti, mentre la Russia, pur informata dei fatti, si guarda bene dal dichiarare eventuali constatazioni da parte di propri agenti – ammesso che siano avvenute – al di fuori dei rilevamenti ufficiali (atto che rafforzerebbe le critiche a Mosca e le accuse di intervento diretto a favore dei ribelli).

(I. continua) (Leggi qui la seconda parte)

Marco Giulio Barone

Foto: TheDJ2009

Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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