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    La mia guerra all’indifferenza

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    Puoi leggerlo in 2 min.

    Le recensioni del CaffèLa mia guerra all’indifferenza è il racconto autobiografico di Jean-Sélim Kanaan, una di quelle persone dalla vita straordinaria che di rado capita di incontrare.

    Talvolta però accade che incrocino il nostro cammino e finiscano inevitabilmente per lasciare una traccia indelebile del proprio passaggio. Madre francese di fede protestante, padre diplomatico egiziano di fede copta entrambi in carriera alle Nazioni Unite, italiano di nascita, un’adolescenza tra Roma e Pechino e gli studi universitari tra Parigi e la prestigiosa Harvard. La più moderna incarnazione del diogeniano «cittadino del mondo intero».

    Completati gli studi a Parigi in campo economico, il giovane Jean-Sélim, invece di optare per uno stage in banca o in una grande multinazionale, preferisce come prima esperienza una missione umanitaria in Somalia, un Paese dilaniato da guerra e carestia, dove ben presto si ritrova ostaggio dei guerriglieri, il fucile puntato alla tempia. Un’esperienza che a soli ventun anni cambia la vita. Rimandato in patria dall’ONG per cui prestava servizio, sente che la sua missione non è ancora finita e da qui avrà inizio il suo errare.

    Africa, America, Balcani. Jean-Sélim racconta, prima, del dramma jugoslavo e di come egli sia sopravvissuto all’attraversamento della città simbolo del martirio bosniaco, Sarajevo, sotto il fuoco dei cecchini per rifornire gli ospedali sotto assedio. Racconta, poi, della pacificazione bosniaca e della ricostruzione del Kosovo, questa volta come membro delle Nazioni Unite. Racconta il mondo astratto, asettico e burocratico del Palazzo di Vetro e racconta la rabbia del popolo iracheno dopo la caduta del regime di Saddam, piegato da dodici anni di sanzioni e guidato da una coalizione che sembra sul punto di fallire ancor prima di iniziare.

    [box type=”shadow” align=”alignright” width=”169″ ] [/box]E proprio da Baghdad, dove perderà la vita nell’agosto del 2003 a soli 33 anni vittima di un attentato kamikaze al quartier generale delle Nazioni Unite, giungono i suoi ultimi resoconti, che andranno a formare l’appendice dell’edizione italiana del libro. Parole sulla ricostruzione irachena che rilette a distanza di undici anni risuonano quasi come una premonizione: «Un fallimento segnerebbe probabilmente l’inizio di una guerra civile fratricida tra le diverse comunità etniche e religiose, curdi, sciiti, sunniti”».

    Jean-Sélim racconta la sua vita per dare un messaggio: un messaggio di speranza ai giovani, secondo le sue stesse parole, in un’età in cui si è pronti a morire, a soffrire per le proprie idee, in cui si vuole, se non cambiare il mondo, almeno battersi per un certo ideale di giustizia e libertà, un messaggio di denuncia del comportamento delle ONG, per la mancanza di responsabilità e assenza di sensibilità, un messaggio di critica verso il funzionamento delle Nazioni Unite e un messaggio di guerra all’indifferenza dell’opinione pubblica verso il dramma di milioni di civili, vittime innocenti di una violenza cieca e gratuita.

    Martina Dominici

    [box type=”shadow” ]Titolo: La mia guerra all’indifferenza

    Titolo originale: Ma guerre à l’indifférence

    Autore: Jean-Sélim Kanaan

    Editore: Éditions Robert Laffont, 2002

    Trad. ita: Il Saggiatore, 2004[/box]

    Martina Dominici
    Martina Dominici
    Instancabilmente idealista e curiosa per natura, il suo desiderio di scoprire il mondo l’ha spinta a studiare lingue straniere presso l’Università Cattolica di Milano e relazioni internazionali tra l’Università di Torino e la Zhejiang University di Hangzhou. Le esperienze lavorative presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC e Confindustria Romania a Bucarest hanno contribuito a forgiare il suo spirito girovago e ad affinare la sua arte nel preparare la valigia perfetta. Dopo quasi due anni di analisi strategica, si è occupata di ricerca per l’Asia Program dell’ISPI, prima di partire per la Thailandia come Casco Bianco per Caritas italiana in un programma di supporto ai migranti birmani. Continua ad essere impegnata nell’umanitario in campo di migrazioni.

     

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