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    Cina e Russia: unite da cosa?

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    Puoi leggerlo in 6 min.

    I rapporti tra Cina e Russia hanno origini lontane. Un tempo Paesi fratelli sotto l’egida del comunismo, i loro rapporti si sono rapidamente deteriorati fino a sfiorare il conflitto atomico. Oggi vivono due situazioni opposte, ma le rivalità si nascondono appena sotto la superficie: sarà nell’abilità dei loro leader riuscire a bilanciare interessi economici e geopolitici con una rivalità crescente.

    UNA STORIA LUNGA E INTENSA – I rapporti tra i due giganti asiatici sono stati caratterizzati da una storia lunga e intensa. Con la vittoria da parte del Partito comunista di Mao della guerra civile cinese nel 1949, l’Unione Sovietica guadagnava un potente alleato nella lotta contro il blocco americano. Il compagno cinese usciva dall’occupazione giapponese e da una guerra civile sanguinosa, che durante la prima metà del secolo aveva esaurito le esigue risorse che il Paese possedeva. L’Impero di mezzo aveva terribilmente sofferto sia militarmente sia psicologicamente le sconfitte durante le guerre dell’oppio: la presa di coscienza dell’arretratezza del Paese che si considerava il centro del mondo colpì mortalmente il già morente Stato. Mao, incarnazione del Partito comunista, offriva al Paese una svolta e un’identità. Al fine di aiutare il suo “giovane” alleato, Stalin offrì tutto il sostegno possibile per riprendersi dalle sofferenze della guerra e creare un forte attore industriale tramite l’invio di tecnologie e personale specializzato.

    Russia China Korean war foto
    Bandiere russa e cinese

    LA GUERRA FREDDA – Il compagno cinese nei primi anni della Guerra fredda apprezzava il supporto del più esperto compagno sovietico. L’esperienza di Stalin nel trasformare uno Stato agricolo in una potenza industriale in grado di rivaleggiare con gli USA era altamente ammirata dai Partiti comunisti di tutto il mondo. Lo stesso Mao riconosceva di essere secondo a Stalin per esperienza e conoscenza dell’ideologia comunista. Lo scoppio della guerra di Corea (1950) e l’intervento della Cina segnarono una prima incrinatura nel rapporto tra i due Paesi. La leadership sovietica capì che non sarebbe stato facile controllare i due alleati a tratti maldestri e scapestrati. La morte di Stalin rese le relazioni tra i due ancora più difficili: Mao si considerava di diritto il capo più importante del blocco comunista dopo Stalin, nonché suo erede. Naturalmente quest’opinione non era gradita dai compagni sovietici.

    I RAPPORTI CON GLI STATI UNITI – La visita segreta di Henry Kissinger nel 1971 segnò un cambio di passo nella Guerra fredda: il confronto tra i due blocchi monolitici si trasformò in una triangular diplomacy che consentì alla Cina di essere l’ago della bilancia nell’equilibrio delle forze. L’avvicinamento agli Stati Uniti in opposizione all’ideologico compagno sconfessò le logiche di leaning on one side che avevano caratterizzato la Guerra fredda con poche eccezioni.

    LA CADUTA DELL’URSS – Negli anni Ottanta entrambi i Paesi riconobbero la necessità di riformarsi. Deng Xiaoping da un lato e Mikhail Gorbachev dall’altro iniziarono una serie di riforme volte a cambiare l’identità dei due Paesi e dello scenario internazionale. Se le tensioni militari diminuirono radicalmente tra Pechino e Mosca durante gli anni Ottanta, le tensioni ideologiche rimasero altissime. L’approccio dei due Partiti Comunisti erano diversi: nonostante entrambi i leader si potessero considerare come “veri” comunisti, le loro scelte porteranno conseguenze opposte. La Cina di Deng non poteva non biasimare l’ingombrante vicino per le sue scelte riguardo perestroika e glasnost e imparerà dalla fine dell’Unione Sovietica molte lezioni. Il PCC rafforzerà, infatti, i propri servizi segreti e diminuirà le libertà di critica concesse ai cittadini.

    L’ARRIVO DI PUTIN – L’era post sovietica non è caratterizzata da rapporti particolari tra i due Paesi. Yeltsin è largamente disdegnato e la lezione delle liberalizzazioni troppo affrettate assorbita da Pechino, che tutt’oggi ricorda i pericoli finanziari legati a una transizione che non poggia su basi solide. Tutta un’altra storia è invece quella con Putin. Vladimir Putin è idealizzato sia dagli organi di stampa, sia dall’opinione pubblica: la sua capacità di mettere in difficoltà gli Stati Uniti e gli europei, entrambi giudicati presuntuosi nelle loro azioni, è molto ammirata e presa a esempio.  Se da una parte non esistono dati ufficiali sulla popolarità del leader russo, sondaggi effettuati nel 2014 sui social media cinesi mostrano un’approvazione del 90%. L’avere accolto Snowden l’ha caratterizzato come difensore della vera democrazia, e il Great Power Dream russo è associato al Chinese Dream del presidente Xi.

    LE VICENDE UCRAINE – Le sanzioni imposte alla Russia in seguito alle faccende ucraine hanno avvicinato ancora di più i due Stati: la Cina assicura alla Russia supporto politico e allo stesso tempo è in grado di ottenere energia, risorse naturali e tecnologie militari. Sarebbe però sbagliato considerare i recenti accordi riguardanti il gas come frutto soltanto della crisi Ucraina: la crescita economica della Russia è anemica, le sue Istituzioni sono corrotte, l’inflazione è in aumento e la popolazione in diminuzione. Un quadro preoccupante per un Paese che aspira a essere una superpotenza.

    Come già spiegato, l’accordo di vendita del gas da parte della Russia verso la Cina non cambia le condizioni per l’Europa. Le forniture di 38 miliardi di metri cubi di metano per trent’anni, a un prezzo che s’ipotizza intorno ai 350 dollari, inferiore al prezzo del mercato, sono quindi di natura strategica nel medio-lungo periodo. La Russia ha bisogno di sviluppare i territori orientali, e per questo la vicina Cina le è necessaria, essendo l’unico Paese in grado di fornire risorse finanziarie di co-investimenti nel lungo periodo per migliorare i gasdotti, gli oleodotti e le raffinerie nell’abbandonato Est russo. L’appoggio cinese alla Russia ha, peraltro, un’altra motivazione: in quanto detentore delle maggiori riserve mondiali in dollari, Pechino teme che una Russia messa alle corde possa vendere in massa gli asset statunitensi per destabilizzarne il valore. Gli strateghi cinesi, inoltre, non apprezzano il cambio di sovranità di alcun Paese e temono che la Crimea possa costituire un pericoloso precedente per le proprie aree calde. Proprio la Crimea è, tra l’altro, presa d’esempio dai falchi di Pechino come esempio di sovranità acquistata senza problemi da poter applicare a Taiwan.

    IL CONTENIMENTO AMERICANO – Pechino vede di cattivo occhio le strategie di contenimento americane nei propri confronti, soprattutto per quanto riguarda le rotte energetiche. Nell’interesse della leadership è, infatti, affermarsi come potenza continentale, facendo perno sulle rotte energetiche orientali, i ricchi “Stan” da cui gli Stati Uniti stanno allontanandosi, diminuendo l’importanza relativa delle rotte marine osteggiate dagli States e pericolose per la sicurezza cinese. La convergenza d’interessi con la Russia è quindi naturale risposta al doppio meccanismo di containment che Washington applica su Mosca e Pechino. Le strutture in costruzione sulla direttrice della “nuova via della seta” verso ovest conferma questa volontà, nonché l’intenzione di rotte alternative verso il ricco mercato europeo.

    COMUNITÀ DI INTENTI – Con l’America sempre in primo piano nello scontro, le collaborazioni tra i due Paesi non mancano. Recentemente la Cina ha deciso di acquistare tecnologia militare russa per i propri fighter jet, mirando a minacciare il primato aereo statunitense. Entrambi i Paesi, peraltro, sono interessati a guadagnare terreno sull’eterno avversario in un momento di crisi economica dove quasi tutti tagliano spese militari e per la ricerca. Naturalmente la collaborazione non si limita all’ambito militare, ma è estesa a tutti i settori tecnologici, a partire da software nativi. Progressi sono in corso per un accordo tra i due Paesi per l’utilizzo del circuito cinese Union Pay, che potrebbe soppiantare il primato di Visa e MasterCard in Russia. Entrambi sono, inoltre, fondatori della New Development Bankaltro mezzo comune per scardinare la supremazia americana.

     

    brics foto
    Riunione dei BRICS in America latina

    UNITE O DIVISE? – La crescita economica è per entrambi sorgente principale di stabilità politica. Rispetto al 1949 la situazione si mostra però invertita, con l’orgogliosa Federazione russa nella parte del fratello minore, un ruolo che mal digerisce e che difficilmente può durare. Entrambi ricchi focolai di nazionalismo, difficilmente accetteranno di buon grado una posizione subalterna. Il confine tra i due Paesi è sempre stato percepito dalle parti come punto debole: la Russia teme un’invasione migratoria nelle sue ricche, ma disabitate terre; la Cina ricorda le invasioni dei secoli passati delle popolazioni nomadi Manciù, che avrebbero poi fondato la dinastia Qing. Il pivot asiatico statunitense non semplifica certamente le cose, aggiungendo pressioni diplomatiche, economiche e militari sui due Paesi.
    L’informale alleanza tra i due Stati è quindi il risultato di logiche e strategie ben definite, altamente connesse al contesto geopolitico internazionale. L’abilità delle rispettive leadership nel bilanciare pressioni americane, stabilità interna, crescita economica, condivisione tecnologica e interessi globali sarà la chiave (o meno) di un rapporto duraturo che da sempre è stato tormentato.

    Federico Barbuto

     [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

    Per approfondire il rapporto tra i due Paesi e i loro rapporti con la Germania, si consiglia la lettura del numero di “Limes”, 8/14, Cina, Russia e Germania unite da Obama. [/box]

    Foto: ImagineCup

    Foto: openDemocracy

    Foto: ItamaratyGovBr

     

    Federico G. Barbuto
    Federico G. Barbuto

    Laureato in Scienze Politiche alla LUISS di Roma, dove ho anche conseguito un MA in International Relations, mi sono trasferito in Cina nel 2012 dove ho ottenuto un MA in Economics presso la Renmin University of China. Dopo aver lavorato in una compagnia di investimenti mi sono trasferito prima in Colombia e poi in Belgio, dove lavoro nel mondo dell’UE.

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