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martedì 11 Agosto 2020
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    Pakistan, a hard country

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    Le recensioni del Caffè – Anatol Lieven, giornalista e professore di relazioni internazionali al King’s College di Londra e profondo conoscitore del Pakistan ha il non facile obiettivo di introdurre il lettore nello sconosciuto e complicato “universo Pakistan.”

    Si parla generalmente poco di Pakistan. Anzi, se ne parla pochissimo. Nato ufficialmente il 14 agosto del 1947 per volontà di Muhammad Ali Jinnah, fin dalla sua creazione il Pakistan  è stato spesso travolto da eventi storici tragici, da sistemi di governo instabili e da una classe politica corrotta e al soldo dei servizi segreti. Oggi il suo destino è quello di salire alla ribalta della cronaca solo in occasioni di avvenimenti drammatici come gli attentati terroristici oppure quando è protagonista di catastrofi naturali come terremoti o inondazioni devastanti che portano con sé migliaia di  morti.

    In realtà il Pakistan è molto di più di tutto questo. Anatol Lieven, giornalista e professore di relazioni internazionali al King’s College di Londra e profondo conoscitore di questo Paese ha il non facile obiettivo di introdurre il lettore nello sconosciuto e complicato “universo Pakistan.”.

    Con la dedizione di un ricercatore sul campo e la curiosità investigativa di un giornalista, Lieven ha girato in lungo e largo il Paese per andare oltre il facile stereotipo di una terra arretrata e caotica, cercando di confrontarsi con la popolazione locale e respirandone costumi e tradizioni.

    Il frutto di questa ricerca è il ritratto inedito di un paese dai mille volti, dalle mille tradizioni e contraddizioni, che, a volte, sembra addirittura muoversi in direzioni non conciliabili tra loro; la lotta al terrorismo e la presenza, indisturbata, per anni, di Osama Bin Laden sul suo territorio; un forte attaccamento alle proprie tradizioni millenarie contrapposto ad una forte spinta verso una  crescita economica di stampo occidentale; città di stampo moderno e zone tribali inaccessibili e segnate da una povertà cronica. Ma il Pakistan, come spiega l’autore, non può e soprattutto non deve esser ignorato poiché la sua posizione geografica lo rende protagonista geopolitico e strategico determinante sia nell’area del sub-continente asiatico, sia negli equilibri politici dell’Occidente.

    [box type=”shadow” align=”alignright” ][/box]Ciò che Lieven descrive è nondimeno una situazione generale del paese che, benché sembri fortemente compromessa,  tuttavia lascia trapelare segnali di ottimismo. La magia del Pakistan, che può apparire agli occhi degli occidentali, non avvezzi ai costumi asiatici, un paese sempre in bilico tra un’imminente crisi politica  e la sopravvivenza sociale, è racchiusa in un formidabile  ingrediente che sfida qualsiasi imposizione esterna o post-coloniale: le tradizioni legate ai legami di parentela (kinship). Nessuno in Pakistan, dal Primo Ministro alle popolazioni dei villaggi più sperduti, può sfuggire alle severe regole che da sempre scandiscono le gerarchie politiche e familiari di queste popolazioni. Famiglia, onore, ospitalità, terra, vendetta, hanno fatto, ad esempio, delle zone abitate dai Pathans e non solo delle formidabili e inaccessibili roccaforti senza tempo. Quindi, se da un lato le regole che muovono e determinano la vita sociale, le istituzioni e le scelte politiche bloccano il progresso inteso in senso occidentale, dall’altro la preservano anche da un Islam radicale e da forme di governo dispotico e che segnerebbero per sempre la sua storia. Questo però non equivale a dire che il Pakistan sia esente da gravi pericoli: i cambiamenti climatici, ad esempio, potranno portare, in un prossimo futuro, ad una cronica mancanza di acqua provocando esodi di massa con conseguenze mondiali devastanti. Non meno pericolosa è poi l’influenza politica degli Stati Uniti, non sempre positiva, sulle scelte politiche nazionali ed internazionali del Pakistan. Ciò può rappresentare una seria minaccia poiché rischia di fomentare pericolosi sentimenti anti-occidentali che potrebbero sfociare in una incontrollabile instabilità sociale con ripercussioni mondiali.

    Difficoltà di lettura: Il saggio, pur essendo in lingua inglese, ha un tratto divulgativo e per nulla tecnico. Naturalmente, per la sua lettura, è richiesta un’ottima conoscenza della lingua ed è poi doveroso aggiungere che è indicato ad un pubblico che abbia un interesse specifico per tale Paese. Di grande interesse è il capitolo dedicato ai talebani pakistani e alle diverse provincie pakistane (Punjab, Sindh, Balochistan e Pathans). E’ una lettura sicuramente consigliata a tutti coloro che vogliono conoscere questa terra al di là delle analisi superficiali di chi conosce poco o per niente il Pakistan.

    Barbara Gallo
    Barbara Gallo

    Ha conseguito la Laurea in Sociologia con una Tesi sulle donne afghane. E ciò non ha fatto che aumentare la sua passione e il suo amore per quelle terre belle e selvagge e per quelle popolazioni fiere e coraggiose. Collabora con Archivio Disarmo perché sogna la pace e con la Fondazione Pangea perché sogna un futuro migliore per le donne. Attualmente vive e lavora come giornalista pubblicista a Roma.

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