utenti ip tracking
martedì 24 Novembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Stop al virus della disinformazione

    La pandemia ha offerto nuove opportunità ai gruppi criminali? Decisamente tante,...

    Australia, luci e ombre alla fine del tunnel Covid-19

    Analisi - Terzo appuntamento con "Un Caffè agli Antipodi". Melbourne esce...

    Che cosa succede in Finlandia?

    In 3 sorsi – In che modo il Paese scandinavo sta...

    La Cina e il nuovo Piano quinquennale 2021-2025

    In 3 sorsi – Si è conclusa il 29 ottobre scorso...

    Questa strada non s’ha da fare

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Dopo mesi di discussioni, polemiche e manifestazioni represse con la forza, il Presidente boliviano Evo Morales ha ufficialmente annullato il progetto di costruzione dell’autostrada amazzonica. Nelle intenzioni di Morales e del suo omologo brasiliano Dilma Rousseff la strada avrebbe dovuto collegare la città brasiliana di Manaus con la Bolivia, e da qui raggiungere i porti sul Pacifico. Ecco tutti gli interessi in gioco, dalle esigenze commerciali del Brasile alla difesa dei diritti delle comunità indigene

    IL PROGETTO – Il progetto di autostrada transamazzonica vede il Brasile come principale finanziatore. Lo sviluppo brasiliano e la sua volontà di ascendere al rango di potenza mondiale passano inevitabilmente da uno sviluppo dei rapporti coi vicini, da promuovere anche e soprattutto a livello commerciale. In questo senso, l’America Latina sconta storicamente un problema infrastrutturale che ha da sempre limitato i commerci fra i paesi del continente. Le grandi distanze (il Brasile da solo copre una superficie maggiore di quella dell’Europa) e i formidabili ostacoli naturali come la foresta amazzonica e la cordigliera delle Ande hanno provocato uno sviluppo dei commerci interno e via mare più che intra-continentale. Sotto questo aspetto, l’apertura del canale amazzonico avrebbe intensificato gli scambi tra i due paesi, ma anche avvicinato le merci brasiliane ai porti del Pacifico ed al commercio con l’Asia: dal 2009 la Cina ha superato gli Stati Uniti come principale partner commerciale del Brasile. In ottica boliviana, l’autostrada assicurava un collegamento diretto con il Brasile ed un abbattimento dei costi di trasporto delle materie prime boliviane. LE PROTESTE INDIGENE – Nonostante gli indubbi vantaggi commerciali che il progetto avrebbe portato al Paese nel suo complesso, il ramo boliviano tra Cochabamba e San Ignacio de Moxos avrebbe dovuto tagliare a metà il parco nazionale Isiboro Secure, area naturale protetta per la sua biodiversità, riconosciuto come territorio indigeno fin dal 1990. Le 16 comunità indigene della zona avevano quindi avviato ad agosto una serie di proteste, culminate in una marcia di 500 km verso la capitale La Paz e repressa con la forza dalla polizia a Yacumo. A seguito degli scontri, in cui era morto un bambino di 4 anni a causa delle intossicazioni da lacrimogeni, il ministro della difesa Cecilia Chacon e quello dell’interno Sacha Lorenti si erano dimessi, l’una per protesta e l’altro per le polemiche scaturite dalla repressione della manifestazione. A dispetto dell’eterogeneità del Paese andino, le varie basi sociali si sono quindi saldate in protesta contro il governo centrale: il sindacato ed i vari movimenti civici ed indigeni, ed addirittura vari esponenti del partito di Morales, il Movimiento al Socialismo (MAS), avevano espresso solidarietà agli indigeni del Parco, condannando le violenze governative e minacciando di passare all’opposizione

    content_905_2

    L’ANNULLAMENTO DELL’AUTOSTRADA – Propri gli scontri e le proteste provenienti dalla sua stessa base elettorale sono state fra le ragioni dell’annullamento del progetto: lo stesso presidente Morales ha annunciato nei giorni scorsi l’intangibilità del parco e la difesa della pachamama, la madre terra, scusandosi per le violenze di cui lui stesso si è definito vittima, attribuendole indirettamente al dimissionario ministro dell’interno. D’altra parte, il consenso per il presidente si stava rapidamente erodendo, dato che il progetto andava ad intaccare proprio la difesa dei diritti indigeni che avevano garantito l’elezione al primo presidente indio della storia della Bolivia. Allo stesso tempo, l’ambasciatore brasiliano a La Paz ha chiesto al governo boliviano di definire un tracciato alternativo, pur nel rispetto della biodiversità del Parco e delle comunità indigene che lo abitano. A protestare per l’annullamento sono ora soprattutto i produttori di foglie di coca ed i loro sindacati, i cocaleros, di cui Morales faceva parte: l’autostrada avrebbe migliorato i commerci della ragione e favorito il suo sviluppo economico.

    Francesco Gattiglio redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

    Articolo precedenteE l’Africa sorrIDE (1)
    Articolo successivoQui si fa l’Europa o si muore

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome