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    Somalia, al-Shabaab arretra

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    La città portuale di Barawe e i suoi dintorni sono da ieri sotto il controllo del Governo somalo. Il risultato si inserisce in un quadro di progressivo miglioramento delle condizioni della sicurezza in Somalia. Facciamo il punto in 3 sorsi.

    L’OPERAZIONE ‘OCEANO INDIANO’ – La presa di Barawe si colloca nel contesto della più ampia operazione Oceano Indiano, condotta da forze congiunte somale e dell’Unione africana (per conto di AMISOM) per assicurare il controllo del Governo di Mogadiscio sulle aree del Sud ancora occupate dal gruppo terroristico al-Shabaab. I combattimenti continueranno ancora nei prossimi giorni, ma la città è ormai nelle mani del Governo. Il successo tattico è da considerarsi importante nel percorso di rafforzamento delle Istituzioni somale e nella lotta al terrorismo nazionale e internazionale. La vittoria conferisce infatti ulteriore credibilità al Governo di Mogadiscio e consente, sul piano pratico, di tagliare una parte degli approvvigionamenti che al-Shabaab era in grado di assicurarsi tramite il controllo di parte delle attività portuali. I traffici illeciti che il gruppo orchestrava attraverso il porto ammontavano, secondo stime delle Nazioni Unite, a circa 20 milioni di euro annui, provenienti perlopiù da contrabbando di carbone e avorio.

    IL CANTO DEL CIGNO? – Il successo odierno è l’ultimo di una serie di operazioni militari che, sotto diverso cappello, stanno riducendo progressivamente la zona di influenza di al-Shabaab. Dal 2011, anno dell’operazione internazionale Linda Nchi condotta congiuntamente dalle Forze Armate somale e keniote e favorite da supporti francesi e statunitensi, il gruppo terroristico ha perso terreno nel Sud della Somalia e al confine con il Kenya, colpito da operazioni sempre più incisive e coordinate. La riduzione della dimensione territoriale non significa certo la sconfitta del gruppo jihadista legato ad al-Qaida, il quale ha dimostrato negli ultimi tre anni di poter ancora colpire duramente al cuore sia la Somalia che il Kenya. Gli attacchi a obiettivi civili e istituzionali da parte di al-Shabaab (a luglio i terroristi erano riusciti a colpire perfino il palazzo presidenziale a Mogadiscio) hanno fatto traballare qualche volta la volontà di proseguire in maniera risoluta. Tuttavia, se le operazioni intentate contro al-Shabaab continuassero ad avere successo, il gruppo rischierebbe davvero l’estinzione. Questo è particolarmente vero dopo il duro colpo che, a inizio settembre, gli è stato inferto con un raid statunitense che ha ucciso il capo della formazione, Ahmed Abdi Godane. La sua scomparsa ha sicuramente avuto un impatto positivo sulla buona riuscita dell’operazione Oceano Indiano.

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    Combattenti di al-Shabaab in rivista

    LA SOMALIA OGGI – La Somalia rimane oggi un Paese debole e che risente delle continue dispute tra fazioni, spesso su base etnica e tribale. Dal 2009 a oggi, tuttavia, sensibili miglioramenti sono stati registrati sul piano istituzionale. In particolare, dalla costituzione del Governo federale, diverse regioni che prima si autoproclamavano autonome hanno accettato l’autorità di Mogadiscio, pur conservando notevole autonomia. In questo quadro, affinché il Governo possa negoziare con tutti gli attori interessati a porre fine alle dispute territoriali, è positiva la riconquista del territorio sotto il controllo di al-Shabaab. Dal punto di vista nazionale, sconfiggere al-Shabaab o comunque annientarne la dimensione territoriale significa controllare le aree sottratte e acquistare credibilità e autorevolezza, oltreché potere negoziale, nei confronti delle regioni meno disposte al confronto con il Governo. Inoltre, l’eliminazione del gruppo terroristico comporterebbe un allentamento degli elementi di pressione (e responsabilità) che gravano sul Governo, il quale potrebbe spendere più energie e risorse nella pacificazione del Paese, per esempio nella trattativa con il Somaliland, la regione secessionista più problematica e la sfida più grande per la coesione del tessuto politico somalo.

    Marco Giulio Barone

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più
    Il gruppo terroristico al-Shabaab nasce come emanazione delle cosiddette Corti islamiche, le frange islamiste somale che dalla fine degli anni Novanta al 2006 hanno imperversato su Mogadiscio e hanno avuto le loro roccaforti tradizionali nel Sudovest del Paese. Il loro momento di massima espansione è stato la seconda metà del 2006, quando l’unione politica dei vari sceicchi prese il controllo di Mogadiscio ed estromise il Governo federale, che solo in un secondo momento riuscì a riprendere il controllo, grazie all’aiuto internazionale fornito da Unione africana, Francia e Stati Uniti (si pensa che anche l’Italia abbia contribuito economicamente). Alla loro sconfitta, però, la frangia combattente più accanita, conosciuta poi come al-Shabaab, ha continuato a controllare una parte importante del Paese e ha proseguito il progetto jihadista contro il Governo federale con buon successo, fino alla svolta del 2011.
    Il gruppo terroristico è profondamente legato ad Al-Qaeda Central, nonostante la fase calante di quest’ultima nel panorama del jihadismo internazionale, e i suoi leader fanno parte della generazione di qaidisti che ha usufruito dell’addestramento in Afghanistan nel corso degli anni Novanta. Sconfiggere al-Shabaab significa quindi infliggere un ulteriore duro colpo, sia simbolico che materiale, al jihadismo internazionale di matrice qaidista.[/box]

     

    Foto: Utenriksdept

    Marco Giulio Barone
    Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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