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giovedì 16 Luglio 2020
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    Speciale COVID-19

    Il sentiero tortuoso della democrazia

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    I sette giorni che ci attendono vedono il mondo impegnato in diversi momenti basilari del progresso verso la democrazia. Spagna e Italia affrontano l’Europa rispettivamente con un nuovo Parlamento e un nuovo Governo, Egitto e Siria versano il loro tributo di sangue nel protrarsi delle rivolte popolari, il Marocco cerca la sua strada verso la democrazia mentre Myanmar e Cambogia affrontano i fantasmi del passato tra mille difficoltà. È un caffè che sa di ardua sfida quello che vi proponiamo come ogni settimana

    EURASIA Lunedì 21- Tempo di risultati in Spagna dove chiusi i seggi per le elezioni politiche, preoccupati da tassi di disoccupazione al 20 % e un’economia che stenta a ripartire, il favorito Mariano Rajoy del Partido Popular ha sconfitto con un risultato senza precedenti il Socialista Alfredo Rubalcalba sarà chiamato a gestire la risalita della nazione in un periodo di piena crisi economica. Martedì 22 – Il neo-Presidente del Consiglio italiano Mario Monti è atteso in mattinata a Bruxelles dove si incontrerà con il Presidente della Commissione Europea M. Barroso e il Presidente del Consiglio Europeo H. Van Rompuy. Monti sarà chiamato ad illustrare sul piano pratico le riforme e i provvedimenti che intende attuare per rispondere alle sollecitazioni e alle domande  che la Commissione aveva già inoltrato al precedente governo senza ottenerne risposta. Giovedì 24- Con un meeting informale ma di “duro lavoro” i capi di governo di Francia, Germania e Italia si troveranno a Strasburgo, città simbolo per l’integrazione europea, per discutere di progetti fondamentali per il progresso e la stabilità dell’Eurozona. Merkel, Monti e Sarkozy discuteranno degli “eurobond” e di nuove iniziative per il rafforzamento delle economie in difficoltà. Sarà l’occasione anche per capire se l’Italia, accantonato Silvio Berlusconi e il suo governo, sarà ammessa al timone del vecchio continente dalla bilaterale franco-tedesca ammaccata dalle tensioni finanziarie. AMERICHE CANADA – Si chiude lunedì il vertice sulla Sicurezza dell’America del Nord, in cui Leon Panetta e Peter MacKay, rispettivamente Segretario alla difesa americano e Ministro della Difesa canadese, hanno ribadito la loro fiducia nel programma di sviluppo congiunto dei caccia di V^ generazione   F-35 Lockeed-Martin. Ottawa ha intenzione di acquistare dal 2016 al 2020 65 jet ad una cifra di 80 milioni di dollari l’uno, un impegno finanziario contestato duramente dal partito liberale e dall’opposizione. COLOMBIA – Terminato il viaggio ad Istanbul ed Ankara per inaugurare rappresentanze economico-diplomatiche in Turchia, il Presidente colombiano Juan Manuel Santos e il Ministro degli Esteri Maria Angela Holguin si recheranno a Londra dove tra lunedì e martedì discuteranno dello sviluppo economico-ambientale con il premier David Cameron e la Regina Elisabetta II. Al suo ritorno in patria Santos riceverà il 28 Novembre il corrispettivo venezuelano Hugo Chàvez in vista dell’incontro della Comunità di Stato latino-americani e caraibici. HAITI – Il Presidente Michel Martelly annuncerà Lunedì il suo progetto per la reintroduzione di un corpo di Forze Armate nazionali. Il decreto presidenziale istituisce una Commissione di studio con 40 giorni di tempo per studiare un piano per il ripristino dell’esercito abolito nel 1995 da Jean-Baptiste Aristide. I paesi che finanziano gli aiuti sembrano ostili dato che già finanziano i 12.000 caschi blu dell’ONU e l’addestramento di 10.000 poliziotti per il mantenimento dell’ordine pubblico. AFRICA GAMBIA – Circa 800.000 elettori sono chiamati alle urne per designare il nuovo Presidente del Gambia nelle elezioni di Martedì 24 Novembre. La sfida riguarda il Presidente uscente Yahya Jammeh dell’ Alliance for Patriotic Reorientation and Construction (APRC) e altri tre sfidanti, appartenenti alla Coalizione Democratica, al Partito Socialista e al Partito di Riconciliazione Nazionale. Al Presidente eletto spetta anche la nomina di 5 delle 53 poltrone dell’unica camera dell’Assemblea Nazionale. MAROCCO – Uno dei paesi del Maghreb che ha retto meglio alle turbolenze popolari della scorsa primavera, chiama alle urne venerdì 25 circa 16 milioni di elettori cui spetta il compito di sancire il cambiamento pacifico sponsorizzato da Re Mohamed VI e dal suo Primo Ministro Abbas El Fassi. 9 principali formazioni si contendono i 325 seggi della camera elettiva, tra i favoriti il Partito Islamico per la Giustizia e lo Sviluppo che attualmente detiene 47 rappresentanti, la novità consiste nell’obbligo per il Monarca a scegliere il Capo di Governo dalla lista vincente. LIBIA – Con Saif Al Islam Gheddafi, erede politico del raìs, assicurato alla giustizia Sabato insieme all’inseparabile capo dei Servizi Segreti Abdullah Senussi ,  la Libia si appresta a varare un nuovo governo sotto la guida del tecnocrate Abdel Rahim al-Kib entro Lunedì. Le priorità sono il ripristino del rispetto dei diritti umani fondamentali, dello Stato di diritto e la deposizione delle armi da parte delle differenti fazioni armate che si spartiscono il controllo del territorio. In settimana il procuratore della Corte Penale Internazionale Luis Moreno Ocampo sarà in Libia per discutere delle sorti di Saif al Islam che, stando alle ultime dichiarazioni di al-Kib dovrebbe essere processato in patria. SOMALIA – Le forze keniote che hanno invaso da settimane la Somalia sud-orientale ricevono un aiuto vitale nella lotta contro le forze di Al Shabaab, sostenute dall’Eritrea,  dalle truppe etiopi che nel week-end hanno oltrepassato un confine fantasma conquistando il centro di Kalabeir, sulla strada imperiale che congiungeva Addis Abeba e Mogadiscio, le due capitali del colonialismo italiano. Anche la marina militare nostrana sembra coinvolta in operazioni d’appoggio ai raid aerei condotti da Regno Unito e Stati Uniti. Venerdì si riunisce l’IGAD, il blocco regionale per lo sviluppo che riunisce Eritrea, Gibuti, Etiopia, Somalia, Kenya, Uganda e Sudan e si preannunciano scontri sulle modalità d’intervento nel “failed State” per eccellenza.

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    ASIA MYANMAR – Il regime di Thein Sein appare sempre più vicino alla normalizzazione e al riconoscimento internazionale grazie alla road map democratica assunta dall’ex generale. Dopo l’annuncio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi della partecipazione della Lega Nazionale della Democrazia alle prossime elezioni e quello della visita del Segretario di Stato americano Hillary Clinton il primo dicembre, anche il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon ha accettato l’invito delle autorità di Naypyidaw per guidare il paese sulla via della democrazia. I rischi di una scommessa che si preannuncia azzardata sono un’ulteriore ricaduta violenta come quelle seguite dopo le proteste del 1988 e del 2007 per un regime ancora strettamente controllato da una giunta militare autoritaria. THAILANDIA – Il paese si avvia alla normalizzazione con il defluire progressivo dell’alluvione che ha colpito duramente la capitale Bangkok e l’economia fiorente della regione. La ricostruzione guidata dalla Croce Rossa thailandese beneficerà di 10 milioni di dollari di aiuti stanziati dagli Stati Uniti dopo la visita del Segretario di Stato Hillary Clinton. Le barriere contro l’acqua costruite nel perimetro della capitale sembrano garantire un perimetro di sicurezza per la gestione dell’emergenza e per riallacciare le comunicazioni con le campagne abbandonate a loro stesse. CAMBOGIA – Nella mattinata di Lunedì le Extraordinary Chambers per la Cambogia apriranno le porte delle aule giudiziarie per 3 dei più alti rappresentanti del regime liberticida dei Khmer Rossi, che regnarono dal 1975 al 1979 con un bilancio di 2 milioni di morti. Nuon Chea “Fratello N^2”, l’ex Ministro degli Esteri Ieng Sary e l’ex Capo di Stato Khieu Samphan sono accusati di svariati crimini internazionali tra cui genocidio e tortura. Il tribunale appoggiato dall’ONU è stato a lungo al centro di polemiche e voci di interferenze e corruzione da parte del governo di Phnom Penh che hanno portato alle dimissioni per protesta del giudice tedesco Siegfrid Blunk. MEDIO ORIENTE Giovedì 24 – La Lega Araba si riunisce a Il Cairo per discutere di ulteriori sanzioni contro la violazione del piano per la pace proposto al regime siriano di Bashar al-Assad. La Turchia intanto, oltre ad ospitare il centro di comando dei disertori del Free Syrian Army che ha colpito diversi obiettivi militari, si prepara all’attuazione di una “buffer zone” o “no-fly zone” per proteggere le città simbolo della rivolta assediate dai blindati delle Forze di Sicurezza. Occhi puntati anche sul Qatar di Hamad al Thani, tra i più favorevoli ad un intervento arabo a favore dei protestanti, che potrebbe armare e organizzare i disertori dell’esercito come già fece con i ribelli libici del CNT. IRAN – Mentre continua il gioco delle parti su un possibile attacco preventivo da parte di Israele, con il Ministro della Difesa Ehud Barak  dichiaratosi “pronto ad agire”, la vera strategia  è quella indiretta, fatta di guerra psicologica, azioni mirate contro il sistema missilistico di Teheran e omicidi mirati contro chi come Ahmed Rezai si dice pronto a collaborare con l’esterno. Vendite di ordigni anti-bunker tra Stati-Uniti e paesi del Golfo, una volta classificate top-secret appaiono sui media internazionali, così come la bombaBig Blue”, un gigante di oltre 6 metri e di 2,4 tonnellate di esplosivo in grado di polverizzare i bunker nucleari di Nord Corea e Iran. La guerra fredda che ci ha lasciato vent’anni fa torna in grande spolvero nel terzo millennio contro i progetti sulla proliferazione nucleare iraniana. EGITTO – Un week-end di sangue ha di nuovo infiammato Piazza Tahrir dove un numero imprecisato di protestanti hanno perso la vita sotto il fuoco delle forze di sicurezza. Il governo della giunta militare sembra convinto nell’indire le elezioni e proseguire la repressione nonostante l’arresto della candidata Bothaina Kamel. Altri partiti hanno sospeso in segno di protesta la campagna elettorale, mentre i Fratelli Musulmani si dicono contrari a qualsiasi rinvio dell’espressione della volontà del popolo. L’élite al governo potrebbe sfruttare i disordini sia per rimandare il voto, obiettivamente ingestibile in condizioni così gravi, o per escludere i movimenti della rivolta con una campagna di arresti preventivi. Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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