utenti ip tracking
domenica 25 Luglio 2021

Il Cremlino nell’occhio del ciclone

In breve

• Il dissenso nei confronti di Vladimir Putin è in aumento e le principali cause possono essere rintracciate nelle forti disuguaglianze socio-economiche, soprattutto a livello inter-regionale.
• Se la povertà assoluta diminuisce, la povertà relativa aumenta e l’87% della ricchezza del Paese è in mano al 10% della popolazione.
• Le disuguaglianze non-monetarie collocano la Russia al cinquantaduesimo posto nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano (ISU), lontana dalle altre potenze economiche.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

AnalisiIl Cremlino deve fare i conti con il crescente malcontento della popolazione e in particolare delle oblast più periferiche. Le disuguaglianze monetarie e non monetarie tra regioni sono tra le cause profonde del dissenso politico e, su queste basi, il patto sociale potrebbe sfaldarsi.

IL VENTO DEL DISSENSO SOFFIA DA EST

Secondo Levada, centro di ricerca indipendente russo, il tasso di disapprovazione nei confronti del Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, è salito nei primi mesi del 2021. Destinato probabilmente ad aumentare a causa della crisi economica generata dalla pandemia, il crescente malcontento popolare era già evidente nel 2019, quando alle elezioni amministrative il partito di Putin, Russia Unita, aveva perso circa 1/3 dei seggi alla Duma di Mosca. Il trend discendente del supporto al partito di Governo è stato poi confermato alle elezioni regionali nel settembre 2020. Inoltre le ultime elezioni hanno sottolineato un importante elemento in controtendenza rispetto al passato, quando i sentimenti di opposizione erano concentrati soprattutto nelle grandi città di Mosca e San Pietroburgo. Il maggiore sostegno all’opposizione è questa volta arrivato dalla popolazione più giovane e da alcune oblast a est del Paese, in particolare dalla Siberia occidentale (Tomsk e Novosibirsk), tra le meno sviluppate e con un PIL pro capite al di sotto della media nazionale. Le vicende politiche legate all’oppositore Alexei Navalny sono certamente state, anche grazie al forte impatto mediatico, i detonatori delle più recenti proteste. Tuttavia le cause del dissenso nei confronti del Cremlino sono ben più profonde e radicate e possono essere individuate principalmente nelle forti disuguaglianze economiche e sociali ancora presenti sul territorio, soprattutto a livello inter-regionale, che rischiano di spaccare il patto sociale tra Putin e i russi.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – La polizia arresta un manifestante durante una protesta non autorizzata a sostegno di Navalny, Novosibirsk, gennaio 2021

L’INEGUAGLIANZA MONETARIA INTER-REGIONALE

Non è un caso che il maggiore supporto all’opposizione arrivi dalle oblast a est del Paese e dalle regioni artiche, maggiormente segnate dalla piaga della disuguaglianza monetaria. Per quest’ultima si intende la disuguaglianza generata da una misura prettamente economica, ovvero il reddito, e la sua distribuzione tra la popolazione. A partire dal 2000 la Federazione russa ha fatto enormi progressi economici in termini assoluti, rientrando tra le economie avanzate al pari di altre potenze globali. Nonostante però il PIL pro capite sia aumentato e la povertà assoluta diminuita, l’ineguaglianza e il crescente divario sociale restano a oggi tratti tipici del sistema. Infatti in Russia la povertà, sebbene non più fattore endemico, è caratterizzata da una significativa differenziazione regionale. Un interessante studio della Word Bank ha evidenziato come la regione più ricca della Russia, l’Oblast di Sakhalin, abbia un PIL pro capite medio comparabile a quello di Singapore, mentre nella regione più povera, la Repubblica dell’Inguscezia, il PIL pro capite medio sia comparabile a quello dell’Honduras. Stesso discorso può essere fatto per il salario medio mensile e il salario minimo mensile, che variano moltissimo a livello inter-regionale. Se le disuguaglianze regionali sono caratteristica comune alla maggior parte dei Paesi in via di sviluppo che attraversano periodi di rapida crescita economica, la Russia mostra alcune specificità rispetto a realtà con caratteristiche simili. Basti pensare che il 10% della popolazione russa più ricca possiede l’87% della ricchezza del Paese, rendendo l’economia russa la più iniqua tra quelle delle principali potenze mondiali, esclusi gli Stati Uniti. Proprio allo scopo di migliorare lo standard di vita dei cittadini e mitigare le crescenti proteste, Putin aveva emanato già nel maggio 2018 un ordine esecutivo che indicava alcuni obiettivi di sviluppo nazionale da raggiungere entro il 2024: i cosiddetti “Decreti di maggio”. Tra gli ambiziosi traguardi, il Presidente aveva incaricato il Governo di dimezzare la povertà, che nel 2018 colpiva circa il 12,9% della popolazione. I decreti sono stati da molti criticati a causa della vaghezza di alcune sezioni e dell’assenza di specifiche in merito all’ammontare degli investimenti previsti. Alcuni studi hanno poi sottolineato che l’abbassamento della povertà, sebbene possa contribuire a ridurre il divario sociale, non implica automaticamente un miglioramento della disuguaglianza e delle condizioni di vita della popolazione, soprattutto se accompagnata da elevata disuguaglianza non monetaria.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Una bambina in un corridoio comune della fabbrica Proletarka di Tver, 200 chilometri a nord-ovest di Mosca, agosto 2020

OLTRE IL PIL: LE DISUGUAGLIANZE NON MONETARIE

Restringendo il campo d’analisi alle sole ineguaglianze monetarie si rischia tuttavia di trascurare questioni sociali più profonde che non sono necessariamente collegate direttamente al reddito. Le disuguaglianze non monetarie sono all’attenzione di economisti, studiosi e policy maker da tempi relativamente più recenti e guardano oltre il dato quantitativo del reddito, allo scopo di fornire soluzioni più efficaci e sostenibili al fenomeno multidimensionale della disuguaglianza. In tal senso le disuguaglianze non monetarie possono essere ancor più preoccupanti delle disuguaglianze monetarie, che sono comunque destinate ad aumentare a causa della crisi generata dalla pandemia da Covid-19. Ad oggi la Russia si posiziona al cinquantaduesimo posto nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano (ISU), indicatore che studia il livello di sviluppo di un Paese analizzando il Prodotto Interno Lordo (PIL), ma anche altre misure non economiche come, ad esempio, l’educazione e l’aspettativa di vita. Sebbene l’ISU sia, al pari di altri indicatori, ampiamente criticato, può aiutare a comprendere le contraddizioni che ci sono, spesso, dietro una crescita economica in termini assoluti. Come alcuni studi hanno evidenziato, la popolazione con un minore PIL pro capite ha un livello di qualità della vita minore e non solo in quegli aspetti direttamente collegati al reddito. Infatti secondo l’Istituto di Ricerca Socio-Politico (ISPR FCTAS RAS), tra le disuguaglianze che di più tormentano la popolazione russa troviamo la disuguaglianza di accesso alle cure mediche, a buoni posti di lavoro, all’istruzione e, in generale, la disuguaglianza delle condizioni di vita. In particolare l’accesso all’istruzione e alle cure mediche restano ad oggi i principali problemi agli occhi dei russi, insieme alla mancanza di mobilità sociale e di pari opportunità. La situazione è peggiorata a partire dal 2016, quando, a causa delle sanzioni imposte dall’Unione Europea, il Cremlino ha approvato consistenti tagli nei trasferimenti federali alle oblast: i settori dell’educazione e della sanità hanno perso, rispettivamente, il 18% e il 23%. La soluzione a tali questioni è tutt’altro che semplice e richiederebbe riforme strutturali adeguate e politiche di sviluppo coerenti: le disuguaglianze non monetarie infatti generano conseguenze dirompenti sullo sviluppo di un Paese nel lungo periodo e possono inoltre essere le basi per una crescente e persistente marginalizzazione e discriminazione di alcune fasce della popolazione.

Mariangela Fusco

Photo by step-svetlana is licensed under CC BY-NC-SA

Mariangela Fusco
Mariangela Fusco

Classe ’95, dopo cinque anni a Bruxelles torno a Roma dove mi sono laureata in Scienze Politiche e International Relations presso la LUISS nel 2019. Durante il mio percorso di studi ho approfondito le tematiche di geopolitica e sicurezza, ottenendo un diploma all’ISPI di Milano. Il mio interesse per la Russia e per il mondo post-sovietico è sbocciato durante una breve esperienza di collaborazione presso l’Ufficio politico dell’Ambasciata italiana a Mosca. L’anno successivo alla laurea magistrale ho frequentato il Corso di preparazione al concorso per la carriera diplomatica, che mi ha fornito ulteriori strumenti utili ai fini dell’analisi geopolitica. Nel tempo libero amo mangiare e fare yoga.

Ti potrebbe interessareCORRELATI
Letture suggerite