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sabato 31 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    La rivoluzione pulita del Dragone

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    Uno degli stereotipi che si hanno a proposito della Cina riguarda la sua “cattiva fama” di grande inquinatore globale, che per alimentare il proprio impetuoso sviluppo economico non esita ad utilizzare le forme energetiche più dannose per l’ambiente. In realtà i vertici istituzionali di Pechino stanno varando una serie di importanti investimenti in ricerca e sviluppo e per l’utilizzo di tecnologie pulite

    Tratto da “China Files” I DATI – Secondo un sondaggio HSBC riportato dal South China Morning Post, su 15mila individui in quindici paesi, il cambiamento climatico è la terza più grande preoccupazione per i consumatori, dopo l’economia e la criminalità violenta. Nelle economie emergenti come Cina, India e Brasile le popolazioni sono più preoccupate per il fenomeno rispetto ad altri paesi. Secondo i dati presenti nel XXII piano quinquennale negli ultimi tre decenni il rapido sviluppo dell’economia cinese è dipeso in larga misura dal consumo di risorse, manodopera a basso costo, piuttosto che sull’innovazione tecnologica. Per ovviare a queste problematiche, “la Cina aumenterà ulteriormente l’innovazione scientifica e tecnologica, e migliorerà la ricerca e lo sviluppo focalizzandosi tra gli altri aspetti sull’impatto ambientale”. Nel XXII piano quinquennale, il governo indica “la ricerca nelle università per incoraggiare l’innovazione, le imprese per aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, per stimolare l’attività di innovazione delle PMI, e invita tutti gli scienziati e gli imprenditori a svolgere un ruolo importante nella tecnologia dell’innovazione”. Dal 2005 al 2010, come percentuale nel Pil il dato sulla ricerca e sviluppo è aumentato: da 1,3 a 1,8 per cento. Nel 2009, la spesa per la ricerca e lo sviluppo è stata di circa 580 miliardi di yuan: 6,5 volte rispetto al valore nell’anno 2000. Il finanziamento nazionale di ricerca di base nel 2009 rappresentava il 4,7 per cento del totale della ricerca e sviluppo. Il governo centrale nei prossimi cinque anni “propone di fare ricerca e sperimentazione per lo sviluppo del PIL del 2,2 per cento entro il 2015. Il numero di “brevetti per milione di popolazione” aumenteranno a 3.3”. Nel 2015 il Pil dovrebbe raggiungere i 55 miliardi di yuan, la spesa raggiungerà 1.210 miliardi di yuan. L’aliquota di contribuzione dal progresso scientifico e tecnologico della crescita economica della Cina aumenterà a circa il 60 per cento, la percentuale di investimenti ricerca e sviluppo rappresenterà il 2,5 per cento del Pil.

    TECNOLOGIE PULITE – L’ingresso prepotente della Cina nel campo delle tecnologie pulite – è scritto nel piano quinquennale – arriva in una fase relativamente precoce di commercializzazione, e questo dà una maggiore possibilità di catturare più valore“. La Cina è già il più grande mercato per tecnologie pulite attraverso le quali mira a migliorare la sicurezza energetica e la qualità della vita per la sua classe media emergente. Secondo i dati di Bloomberg, nel 2009 la Cina ha investito 35 miliardi di dollari per finanziare l’energia pulita, l’anno scorso ne ha spesi 51 miliardi. Pechino ha in programma di continuare la sua “rivoluzione pulita” per i prossimi cinque anni, con obiettivi importanti per l’energia a basse emissioni, l’efficienza energetica e le tecnologie pulite. Il quadro politico per questo, come contenuto nel XXII piano quinquennale sarà più sofisticato, con la progressiva introduzione di meccanismi di mercato e azioni “bottom-up” nelle province e nelle città. Allo stesso tempo, l‘approvvigionamento energetico del paese che incorpora fonti di combustibile non-fossile e tecnologie a basse emissioni continuerà a svilupparsi rapidamente. Il mercato cinese per la tecnologia a basso tenore di carbonio si sta gradualmente aprendo a imprese di proprietà estera, ma la concorrenza si sta intensificando. Infine, l’approccio della Cina alla gestione energetica si sta evolvendo fino ad includere meccanismi di mercato.

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    INVESTIMENTI E POSTI DI LAVORO – Il monito del presidente Hu Jintao (foto a fianco) è arrivato sul China Daily del 14 novembre: “la Cina darà priorità assoluta al settore verde per attirare investimenti stranieri“. Rivolgendosi agli amministratori delegati presenti al summit nel corso del forum per la cooperazione economica tra Asia e Pacifico (APEC)  ha detto che si prevede che la produzione totale annuale dell’industria ambientale cinese raggiungerà i duemila miliardi di yuan (315 miliardi di dollari) entro il 2015, ed è previsto che gli investimenti nel settore per il periodo che va dal 2011 al 2015 saranno di 3100 miliardi di yuan. “La forte domanda verde e l’ambiente d’investimento solido della Cina forniranno un mercato vasto e grandi opportunità di investimento per le imprese di tutti i paesi, in particolare quelli della nostra regione” ha detto Hu rivolgendosi ai più di mille uomini d’affari presenti alle Hawaii per l’annuale vertice degli amministratori delegati APEC. Il Global Times del 15 novembre scriveva che “fonti vicine al Ministero della Protezione Ambientale (MEP) hanno detto che le centrali termoelettriche a carbone che utilizzano apparecchiature per la riduzione delle emissioni di nitrato potranno beneficiare di politiche preferenziali nell’ambito del piano, tra cui un più alto tasso di retribuzione dalla rete nazionale per l’elettricità“. L’insider ha detto che il nuovo XXII piano quinquennale si propone per la produzione totale del settore domestico nell’ambito della protezione del risparmio energetico e ambientale di raggiungere i 4,5 trilioni di yuan (oltre 500 miliardi di euro) dal 2011 al 2015. Alcuni funzionari hanno affermato che gli investimenti di tutela ambientale in Cina saranno di tre trilioni di yuan tra il 2011 e il 2015, e la crescita del settore sarà tra il 15 e il 20 per cento. Il funzionario del ministero ha annunciato che la Cina si prefigge di affrontare l’inquinamento delle fonti idriche sotterranee, attraverso una tassa riscossa sui beni prodotti da imprese con emissioni chimiche “eccessive”. Dal China Daily del 16 novembre: “Il Consiglio cinese per la Cooperazione internazionale su ambiente e sviluppo ha suggerito che da qui al 2015 il Paese dovrebbe spendere circa 5.770 miliardi di yuan (909.000 milioni dollari) per migliorare l’efficienza energetica e proteggere l’ambiente. Tale cambiamento potrebbe costare al paese 952.100 posti di lavoro e più di 100 miliardi di yuan della produzione economica entro il 2015, secondo i calcoli, ma in cambio il paese potrebbe salvare 1.430 miliardi di yuan nella sua spesa energetica, sostiene il rapporto pubblicato dal Consiglio. Inoltre, la crescita del settore verde potrebbe rilanciare la crescita del Pil per 8.080 miliardi di yuan, creando 10.580 milioni di  posti di lavoro. Il consiglio, composto da 200 esperti che offrono regolarmente suggerimenti connessi all’ambiente alle autorità politiche, sta tenendo la sua conferenza annuale a Pechino. “Il settore industriale è ancora il principale consumatore di energia e una delle principali cause di inquinamento, il settore è la chiave per la trasformazione verde della Cina”, ha detto Li Ganjie, vice-ministro della protezione ambientale e anche  segretario generale del consiglio”.

     

    Simone Pieranni redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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