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    Domenica 11 dicembre Cristina Kirchner si è insediata ufficialmente alla Casa Rosada, dando inizio al suo secondo mandato come Presidente dell'Argentina. La Kirchner ha modificato la formula di giuramento inserendovi anche un richiamo al marito Néstor, scomparso un anno fa. Vediamo come le formule e i simboli spesso possono essere indicativi delle dinamiche di potere. Inoltre, diamo uno sguardo alle sfide che si pongono dinnanzi all'esecutivo nei prossimi quattro anni

    LA CERIMONIA – Domenica 11 dicembre, nel corso di una cerimonia che si è svolta presso il Congresso (l'assemblea legislativa), Cristina Fernández de Kirchner ha iniziato ufficialmente il suo secondo mandato da Presidente della Repubblica Argentina. L'investitura è stata seguita da un discorso di settantadue minuti interrotto per circa sessanta volte dagli applausi dei presenti: due numeri che, insieme al 54% dei suffragi ottenuti dalla “Presidenta” alle elezioni dello scorso ottobre, rendono l'idea dell'elevato consenso di cui gode la Kirchner, in questo momento all'apice. All'atto di insediamento hanno preso parte i principali Capi di Stato della regione sudamericana: dalla brasiliana Dilma Rousseff al cileno Sebastián Piñera c'erano tutti, a parte il venezuelano Hugo Chávez, grande amico della leader argentina ma ancora convalescente in seguito alla terapia seguita per sconfiggere il cancro. CRISTINA E IL LINGUAGGIO DEL POTERE – Durante il suo discorso la Kirchner ha toccato molti punti, rivendicando in primo luogo i meriti della sua azione di Governo durante il primo mandato e provvedimenti come il sistema delle “retenciones móviles” (le tasse sull'esportazione di prodotti agricoli che hanno creato parecchi dissapori con la potente lobby degli agricoltori), la nazionalizzazione dei fondi pensionistici e la Legge sulle Telecomunicazioni, considerata dal Governo un passo avanti verso la libertà di espressione ma osteggiata dai grandi gruppi mediatici come quello del Clarín in quanto giudicata limitativa di questa stessa libertà. “Preferisco la qualità alla quantità” ha affermato Cristina, giustificando così il basso numero di leggi approvate durante il quadriennio 2007-2011. Tuttavia, l'elemento più emblematico del discorso della Presidenta è stato il ricorso ad una “nuova” formula di giuramento. La Kirchner ha infatti aggiunto alla frase Si así no lo hiciera, Diós, la Patria me lo demanden” il pronome “él”. Chiarissimo il riferimento al marito Néstor, precedente “inquilino” della Casa Rosada dal 2003 al 2007 e scomparso improvvisamente un anno fa. La morte prematura di Kirchner, che secondo alcuni avrebbe potuto indebolire il potere di Cristina, si sta in realtà trasformando in un elemento di legittimazione del suo stesso potere. Il prestigio e la popolarità dell'ex Presidente sono infatti altissimi tra la popolazione argentina, dal momento che fu durante il mandato di Kirchner che il Paese sudamericano iniziò a riprendersi dalla terribile crisi economica del 2001/2002 e a intraprendere un cammino di rapida ed impetuosa crescita che continua ancora oggi. Cristina è ben conscia di ciò e i riferimenti al marito scomparso sono ormai una costante dei suoi discorsi. Così come la presenza al suo fianco dei due figli, Máximo e Florencia, già impegnati ai vertici del Partido Justicialista (il primo è leader della sezione giovanile). Che siano i primi segni del tentativo di instaurare una sorta di “dinastia” al potere dell'Argentina? La perpetuazione di un altro Kirchner alla Casa Rosada non sembra un evento remoto: Cristina potrebbe mettere mano alla Costituzione, che vieta la possibilità di una terza rielezione consecutiva, ma anche agevolare il passaggio di consegne a Máximo, che nel 2015 avrà trentotto anni.

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    SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA – Rispettando in pieno questa metafora presa in prestito dallo sport, Cristina ha deciso di confermare in buona parte la compagine ministeriale che aveva decretato il successo del suo primo mandato. Una sola la novità di rilievo: “silurato” l'ex vicepresidente Julio Cobos, che durante la prima amministrazione Kirchner era passato all'opposizione, il posto è stato preso dal fidatissimo Amado Boudou, ministro uscente dell'Economia e collaboratore più stretto della Presidenta. La carica di Boudou sarà ricoperta da Hernán Lorenzino, precedente sottosegretario all'Economia: una scelta dunque in assoluta continuità con il passato, così come per tutti gli altri ministeri di “peso” (come agli Esteri, dove rimarrà ad operare Hector Timerman). Che dire invece del programma di Governo? Anche in questo caso la parola d'ordine sarà “continuità”? In realtà, almeno per quanto riguarda la politica economica, alcuni primi segnali di cambiamento sembrano esserci. L'esecutivo ha annunciato che ridurrà in maniera consistente i sussidi, che fino ad oggi venivano erogati praticamente a pioggia sulla popolazione (vedi il nostro precedente articolo, “Pacchia finita?”) e che intraprenderà una lotta all'inflazione, perseguendo una politica industriale non più volta all'aumento dei salari ma ad incentivare gli investimenti nelle imprese. Il principale sindacato del Paese, la CGT (Confederazione Generale del Lavoro) ha già dichiarato la propria contrarietà ai tagli: questo potrebbe rappresentare un problema per la Kirchner, dato che il sindacato rappresenta storicamente uno dei principali bacini di consenso del peronismo. Eppure, queste misure sembrano un passaggio obbligato per l'Argentina, se si vogliono porre le basi per uno sviluppo solido e duraturo, non più “drogato” dalla leva della spesa pubblica e dell'assistenzialismo. Cristina avrà davvero il coraggio di cambiare rotta, a costo di veder diminuire la sua popolarità nel breve periodo? “Regina Cristina”, in questo momento così favorevole, la scommessa potrebbe anche giocarsela.

     

    Davide Tentori redazione@ilcaffegeopolitico.net

     

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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