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    Iran, nuova proroga dei negoziati

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    Il 24 novembre 2013 si raggiunse un accordo ad interim sul programma nucleare dell’Iran. Un anno dopo manca ancora una soluzione definitiva che ponga termine a una diatriba lunga oltre un decennio. Ieri, lunedì 24 novembre, è stato deciso di continuare con i negoziati. In 3 sorsi un’analisi della situazione.

    1. LA PROROGA – Quanto deciso a Vienna lo scorso lunedì consiste in un’ulteriore estensione di 7 mesi dei negoziati, dunque fino al 30 giugno 2015. Si è deciso di stabilire il I marzo come data entro la quale raggiungere un accordo politico «ad alto livello». A seguito di questa prima fase, i negoziati continueranno sino al termine del mese di giugno per definire gli aspetti tecnici, che integreranno quanto concordato in precedenza. Al contempo l’Iran riceverà accesso ad altri beni, per un valore totale di 700 milioni di dollari al mese lungo tutto il periodo della proroga. Gli incontri riprenderanno nel mese di dicembre, ma la sede non è ancora nota. Si ritiene potrà trattarsi ancora una volta di Vienna, oppure di Muscat, in Oman, che già in passato hanno ospitato i negoziati.

    2. I COMMENTI – Il presidente iraniano Rouhani ha commentato lo sviluppo affermando: «Molte divergenze sono state appianate e le reciproche posizioni si sono avvicinate». Di tenore diverso è il commento rilasciato dal segretario di Stato americano Kerry, il quale ha dichiarato che sono stati fatti progressi sostanziali, ma che comunque permangono significativi punti di disaccordo. Kerry aveva precedentemente affermato che non fosse scontato il raggiungimento di un accordo e che i negoziati «sono difficili, erano difficili e resteranno difficili». Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha invece insistito sui progressi fatti sinora lungo tutto l’anno. Il segretario di Stato britannico Hammond ha riferito che le delegazioni non hanno potuto far altro che comprendere che non era possibile raggiungere un accordo: da qui l’esigenza della proroga dei negoziati. Degno di nota è anche il commento di Netanyahu, Primo Ministro israeliano, il quale ha espresso soddisfazione per l’esito dell’incontro viennese: «Nessun accordo è meglio di un cattivo accordo», riferendosi all’eventualità di un alleviamento troppo celere delle sanzioni senza previa assicurazione dell’impossibilità per l’Iran di ottenere un ordigno nucleare.

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    Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e il segretario di Stato John Kerry durante una fase dei negoziati di Vienna, nel luglio 2014

    3. UN’ANALISI – C ò che emerge dalla sessione di negoziato è la volontà di proseguire sulla via diplomatica per risolvere il nodo del programma nucleare iraniano. Tutti desiderano un accordo. Da una parte sussiste la necessità di non aggiungere ulteriore instabilità nell’area mediorientale con il fallimento dei negoziati. Da tenere a mente poi il ruolo che l’Iran gioca nella lotta allo Stato Islamico. Certo non si desidera la chiusura dei canali diplomatici in un tale frangente. Dall’altra parte c’è il desiderio di liberare l’economia nazionale dal peso delle sanzioni, seppur cedendo il meno possibile in termini di libertà nella gestione del proprio programma nucleare. Attualmente i punti caldi del dossier sono appunto la velocità con la quale allentare le sanzioni e la portata del programma di arricchimento, nonché la durata dell’accordo. In futuro resterà però da vedere l’evolvere della capacità americana di agire nei negoziati, ora che il Congresso ospita una maggioranza repubblicana, la quale potrebbe richiedere l’imposizione di nuove sanzioni o bloccare un possibile accordo qualora dissentisse sui termini di quest’ultimo.

    Matteo Zerini

    [box type=”shadow” ]Un chicco in più

    Di seguito il link al video dell’annuncio dell’estensione dei negoziati da parte del segretario di Stato John Kerry.[/box]

     

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    Matteo Zerini

    Laureato magistrale in Relazioni Internazionali presso la Statale di Milano, frequento ora il master Science & Security presso il King’s College di Londra. Mi interesso soprattutto di quanto avviene in Europa orientale, Russia in particolare, e di disarmo e proliferazione, specie delle armi di distruzione di massa.

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