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venerdì 18 Settembre 2020
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    I 7 giorni che ci attendono rappresentano l'attesa e la tensione per un periodo che si rivela decisivo per il bilancio del 2012 come anno di svolta. In primis l'Europa con la serie di appuntamenti che precede il Consiglio economico-finanziario di settmana prossima e gli Stati Uniti con le primarie del G.O.P si affiancano alle situazioni d'instabilità perenne in Iran, Siria e Pakistan. Sul fronte prettamente politico Taiwan e Kazakistan tirano le somme delle recenti chiamate alle urne mentre in Africa rimangono tensioni in Somalia e Sud Sudan. É un caffè amaro quello con cui oggi, come ogni lunedì, vi proponiamo il mondo la settimana prossima.

    EUROPA

    Lunedì 16-Giovedì 19 – Il parlamento Europeo si riunisce in seduta plenaria per una serie di votazioni e conclusioni importanti. Oltre alla presentazione del semestre danese di Presidenza di turno, accennato la settimana scorsa, i parlamentari sono chiamati ad eleggere il nuovo Presidente del Parlamento che andrà a sostituire il polacco Jerzy Buzek, e a dibattere a proposito dei recenti sviluppi economico-politici in Ungheria. Ci sarà anche tempo per analizzare le conclusioni della Conferenza di Durban sul cambiamento climatico e la risoluzione sul Unione di Stabilità Fiscale, che sicuramente desterà aspri dibattiti. Durante le discussioni sulla crisi economica i neo-premier di Grecia e Italia, Papademos e Monti, sono stati invitati ad intervenire per illustrare le situazioni dei due paesi membri.

    Lunedì 16 – E' atteso a Roma presso Palazzo Chigi l'arrivo del Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy per un incontro istituzionale col Presidente del Consiglio Mario Monti. Crisi economica, piani per la crescita e l'occupazione, il Consiglio Europeo della settimanna prossima i temi sul tavolo dell'ennesimo incontro di una lunga serie che non fa che ribadire il ritorno di Roma nell'ottica di Bruxelles. Van Rompuy incontrerà in tarda mattinata anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i due si confronteranno sui punti dell'agenda europea per l'uscita dalla crisi economico-finanziaria. Intanto il Commissario per le politiche regionali Johannes Hahn farà tappa in Liguria, nelle zone colpite dall'alluvione, a Napoli per verificare la questione dei rifiuti e infine a Roma.

    Mercoledì 18 – Il Premier inglese David Cameron riceverà il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti nell'ultimo degli incontri che precedono il Consiglio eco-fin del 24 gennaio. Il vero nodo cruciale dell'incontro è la tobin tax europea, questione su cui il leader dei conservatori britannici si è impegnato a non mollare, a difesa dei gruppi d'affari della city da sempre sostenitori dei governi di destra. L'impresa sembra dunque impossibile, anche per il professore, chiamato a mediare tra le posizioni ormai inconciliabili dell'ex trio Sarkozy-Merkel-Cameron, che rischiano di peggiorare in seguito al downgrading collettivo delle economie del vecchio continente.

    AMERICHE

    Sabato 21 – Il tour de force delle primarie dei repubblicani in vista delle presidenziali di novembre fa tappa in Sud Carolina, la patria del secessionismo sudista dove la fede repubblicana più che un credo politico è una religione. Nonostante l'ormai strafavorito Mitt Romney veleggi verso la terza vittoria consecutiva, c'è ancora posto sul podio per una possibile consacrazione del parvenu Rick Santorum, in uno degli stati più cristiani di tutti gli states. L'appoggio del gruppo Murdoch alla campagna dell'italoamericano convinto creazionista potrebbe segnare la fine dei giochi per il populista Gingrich e per il federalista Ron Paul. Ma nulla è scontato in quella che si è dimostrata una delle tornate tra compagni di partito più combattute nella storia del G.O.P.

    VENEZUELA – Continua il gioco delle parti tra Caracas e Washington in seguito allo scandalo diplomatico-cibernetico che ha portato all'espulsione del Console Generale a Miami Livia Acosta Noguera. Hugo Chàvez, forte del prestigio ricevuto dalla visita di settimana scorsa dell'amico Mahmud Ahmadinejad, ha preannunciato la chiusura del consolato in questione contro una decisione considerata "ingiusta e arbitraria". Intanto sul fronte interno l'istrionico leader ha promesso di farsi da parte qualora un candidato delle opposizioni dovesse batterlo alle presidenziali. Tanti i temi di un discorso di circa 9 ore all'Assemblea Nazionale in cui Chàvez ha smentito le accuse di trasformazione dittatoriale del suo governo e ha incalzato i suoi sfidanti sui temi più svariati. La verità è che restano ancora forti dubbi sulle sue condizioni di salute nonostante la brillante performance oratoria, inoltre il corpo di guardie pretoriane istituite lo scroso anno potrebbe essere chiamato a difendere il vertice supremo in caso di sconfitta, anche elettorale.

    CUBA – Il Governo di Raul Castro sembra convinto a proseguire sulla strada delle liberalizzazioni, infatti indiscrezioni sulla stampa locale ci portano a pensare che dopo barbieri, pizzaioli, ristoranti anche le caffetterie di stato saranno privatizzate e affidate ai gestori. Il progetto punta sulla provincia di Holguin che farà da cavia all'ennesimo passo verso il ritiro dello stato dall'economia reale dell'isola. Intanto sul fronte militare un nuovo accordo firmato in settimana con il Sudafrica garantisce a l'Havana cooperazione in materia di armamenti, addestramento dei reparti d'elite e i trattamenti sanitari di reduci e veterani e il contributo di Pretoria all'istituzione entro l'anno di una forza di difesa civile per il pronto intervent in caso di calamità naturale. 

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    ASIA

    TAIWAN – Ma Ying-Jeou, l'uomo di Washington e di Pechino, trionfa alle presidenziali dell'isola di formosa ottenendo il 51,6% dei consensi. L'ambiguità della politica dei "tre no", no alla riunificazone, all'indipendenza e alla guerra, sconfigge le incertezze che avvolgevano il programma della sfidante Tsai Ying-Wen del Partito Democratico Progressista. L'ambiguità domina incontrastata nella piccola isola dopo che il Kuomintang, il partito di Chiang Khai Shek ha optato per la riconciliazione con la madrepatria lasciando all'opposizione il contrasto al dragone cinese. Restano invariate le mire cinesi sull'economia rampante della piccola isola, unico vero limite alla ricostituzione del grande Impero, che da sempre ha optato per la difesa delle frontiere e il controllo sulle terre di confine.

    INDIA – Il vecchio continente si sgretola anche sul campo dell'industria aerea militare, infatti le necessità di riammordenamento dell'Indian Air Force rischiano di portare i promotori del progetto Eurofighter, Germania-Italia-Regno Unito-Spagna, contro il programma Rafale della francese Dassault. La posta in gioco è assolutamente di prim'ordine, si parla di almeno 120 velivoli per una commessa di circa 20 miliardi di dollari con possibilità di stabilire legami e collaborazioni per ulteriori contratti. Ma non c'è solo l'Europa in gara, la Russia con gli iper celebrati Sukhoi 27/30 e il prototipo stealth T50 e l'americano F35, versatile grazie al decollo verticale ma debole dal punto di vista dell'armamento. Voci di complotti e tentativi di corruzione da parte dei servizi segreti di Parigi hanno toccato l'immacolato Ministro della Difesa, Mr. Arackaparamabil Kurien Antony che è chiamato a giudicare l'offerta migliore per l'eterno confronto col Pakistan.

    PAKISTAN – La jihad islamica contro gli sciiti invade anche il Pakistan, dopo un attentato contro le celebrazioni della festa per l'anniversario della morte dell'Imam Hussein, il Cehlhum. Il bilancio è di 18 morti e una cinquantina di feriti mentre la tensione interna sale alle stelle nonostante i colloqui di tregua tra il Presidente Asif Ali Zardari e i vertici militari. Anche il premier Yusuf Raza Gilani entra nello scontro tra istituzioni in seguito all'ingiunzione della Corte Suprema che lo invita a comparire entro giovedì per un caso di mancata implementazione di misure anti-corruzione. Intanto un'interrogazione parlamentare di un deputato cattolico alza i riflettori su estorsioni, stupri e violenze sui bambini che coinvolgerebbero la comunità cristiana di Karachi. Intanto il movimento d'ispirazione qaedista dei Tehirk-e-Taliban (TTP) smentisce le voci che davano per spacciato il loro leader Hakimullah Messud dopo un attacco da parte di un drone americano nel nord-Waziristan.

    KAZAKISTAN – Prevedibile e annunciata è arrivata nella tarda serata di domenica la riconferma per il partito Nur Otan del Presidente Nursultan Nazarbaev. Una maggioranza schiacciante, circa l'80% dei consensi conferma la solidità del regime fondato soprattutto sulla ricchezza generata dallo sfruttamento dei ricchi giacimenti di greggio e gas naturale. Le proteste documentate negli ultimi mesi del 2011 erano destinate al fallimento in un paese in cui i concetti di Stato e Partito si mischiano fino a confondersi. La missione pletorica degli osservatori internazionali si divide tra la capitale Astana, dove tutto appare cristallino agli inviati di Russia e Bielorussia, e le province periferiche dove gli inviati dell'OSCE segnalano irregolarità palesi e ripetute.

    AFRICA

    SOMALIA – Nonostante le recenti piogge che hanno recentemente bagnato il sud del paese al confine col Kenya continua l'emergenza idrico-umanitaria. Ma un'altra scure rischia di abbattersi sulla popolazione vessata dalla fame e dall'anarchia che regna sovrana, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha annunciato che bloccherà la fornitura di aiuti destinati a circa 1 milione di persone in seguito ai continui impedimenti del movimento islamico di Al-Shabaab. L'unica organizzazione internazionale accettata nei confini instabili del paese si scontra da dicembre con difficoltà logistiche di gestione a causa dei continui blocchi ordinati dalle autorità locali e ha così optato per il mantenimento delle attività di emergenza, come la cura dei bambini gravemente malati e i progetti di fornitura di acqua potabile. Intanto le stime delle Nazioni Unite indicano in 3 milioni il numero di somali che necessità di assistenza umanitaria di cui 250mila vivono ancora in condizioni di carestia.

    NIGERIA – La protesta congiunta dei principali sindacati si placa in seguito alla decisione del Presidente Goodluck Jonathan di tagliare il costo del carburante fino alla cifra di 0,6 dollari al litro. Nei primi giorni del 2012 il prezzo del carburante era schizzato fino a giungere a 1 dollaro al litro in seguito alla decisione del governo centrale di tagliare definitivamente i sussidi all'importazione. Intanto sul fronte degli scontri religiosi fa scalpore un video messaggio del leader della formazione integralista Boko Haram,in cui Abubakar Sheaku appare richiamando chiaramente la figura di Osama Bin Laden, con tanto di turbante e kalashnikov sullo sfondo. Nonostante la fatwa indetta dal movimento contro i cristiani il vero obiettivo restano esercito e forze di sicurezza, i responsabili dell'uccisione nel 2009 dell'ex guida spirituale del gruppo, Mohammed Yusuf.

    Martedì 17 – I rappresentanti di Sudan e Sudan del sud si incontreranno ad Addis Abeba per una sessione dei famigerati oil talks per la questione degli scambi petroliferi che infiamma lo scontro tra i due vicini. La decisione di sequestrare circa 650mila barili di greggio da una nave del sud presso Port Sudan ha suscitato sdegno nelle autorità di Giuba, nonostante venisse considerata come un balzello pagato per il mancato accordo sulla tassa di transito per il collegamento agli oleodotti di Khartoum. Intanto il Ministro del Petrolio del 193esimo membro ONU Stephen Dhieu Dau ha annunciato la firma del primo accordo di fornitura di greggio all'estero con Malesia, India e Cina, proprio Pechino è il principale alleato di Khartoum e il più forte sostenitore della conlcusione della vicenda petrolifera.

    MEDIO-ORIENTE

    IRAN – Nuovo capitolo della lunga serie di colpi di scena tra Washington e Teheran, dopo le notizie dell'apertura di un canale privilegiato tra il Presidente Obama e la Guida Suprema Ayatollah Khamenei, anche la sede ONU di New York si tinge di giallo. L'ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Susan Rice avrebbe consegnato alla controparte iraniana Mohammad Khazaie una lettera, giunta in Iran anche attraverso l'Ambasciata svizzera, che a Teheran gestisce anche gli interessi americani, e il Presidente Iracheno Jalal Talabani. La pluralità dei percorsi e il grado di pubblicità garantito all'affaire sembra confermare il tentativo statunitense di delegittimare l'accerchiato Ahmadinejad, forte ormai solo del supporto di pasdaran, aprendo nuovi canali con i vertici più in vista. Intanto si fa sempre più probabile un attacco di Israele ai siti di arricchimento dell'uranio di Natanz e Fordow, tanto che il Capo di Stato Maggiore americano Martin Dempsey dovrebbe recarsi in settimana a Tel Aviv per incontrare l'elite militare delle Israeli Defense Forces.

    Giovedì 19-Domenica 22 – Nuovi scenari complicano la situazione giunta ormai al vero e proprio conflitto intestino. Tra domenica e lunedì ha preso corpo la nuova proposta del Qatar, che gioca ormai da leader politico tra i paesi arabi, lo sceicco Al Thani ha infatti prospettato l'invio di una forza di frapposizione a Damasco con il compito di proteggere i civili. Il Capo della Lega Araba Nabil Arabi ha accolto positivamente la notizia prospettando un dibattito al riguardo nell'incontro di domenica 22 tra i paesi membri. Intanto si allontana la probabilità di un coinvolgimento dell'occidente e del Consiglio di Sicurezza ONU nella questione siriana, gli osservatori lasceranno il paese giovedì e nonostante le promesse di amnistia generale Bashar al-Assad potrebbe cogliere al balzo l'occasione di far piazza pulita di oppositori e disertori. Intanto l'FSA ha creato in Turchia un consiglio militare supremo con compiti di coordinamento delle varie azioni di sabotaggio e guerriglia, a gestirlo sarà Mustafa al-Sheikh ex capo delle forze siriane del nord del paese, mentre il numero di disertori si stima ora intorno ai 40mila effettivi.

    Sabato 21 – Lo Yemen si reca alle urne nell'ultimo passo della road map democratica indicata dal Gulf Cooperation Council (GCC) all'ex regime del dimissionario Ali Abdullah Saleh. Le elezioni presidenziali rischiano però di inasprire ancor di più la situazione di conflitto che frappone la capitale San'a con i ribelli zaiditi del clan al-Houti, le forze qaediste che controllano alcune città e i movimenti secessionisti stanziati nel sud del paese. Il compromesso riguarda infatti l'elite politica del vecchio regime e l'opposizione riconosciuta come legittima, ovvero le formazioni raggruppatesi nel Joint Meeting Party. Ryadh ha partecipato attivamente nel lavoro di persuasione diplomatica che ha portato Saleh a lasciare il potere, ma potrebbe tentare il tutto per tutto ipotecando un'influenza permanente sulle sorti del prossimo governo.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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