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    La faccia triste dell’America?

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    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Tra pochi mesi si svolgerà l’evento politico più importante dell’anno per la regione latinoamericana: la popolazione messicana andrà alle urne per eleggere il nuovo Presidente. Chi succederà a Felipe Calderón, esponente del centrodestra? Le opposizioni, rappresentate dal centrista PRI e dalla compagine di sinistra PRD, sentono di avere una possibilità. Un esito contrario al volere di Washington potrebbe comportare un cambiamento radicale nelle relazioni con gli Stati Uniti e con gli altri Paesi della regione. La politica sembra però avere fallito: criminalità e narcotraffico sono aumentati a dismisura, mentre l’economia non cresce come nel resto della regione

     

    IL MESSICO CAMBIA ROTTA? – Congiuntamente a quelle statunitensi, che si svolgeranno 5 mesi dopo, le elezioni presidenziali e parlamentari messicane si presentano come l’evento geopolitico più importante di tutta l’America Latina nel 2012. Il gigante centroamericano tornerà ad eleggere il suo presidente dopo il risultato contestato del 2006 che vide sconfitto per una manciata di voti il populista di sinistra Andrés Manuel López Obrador, del PRD (Partido de la Revolución Democrática), a favore del conservatore Calderón (Partido de Acción Nacional), in uno scenario diverso da quello di 6 anni fa: gli USA paiono appoggiare le svolte democratiche in vari paesi, anche se con una preferenza per i paesi arabi. Il Messico è controllato dal narcotraffico, vero dominatore del territorio con rami che raggiungono Stati Uniti e Centroamerica. Il Brasile sta spingendo per una più stretta alleanza economica tra i principali stati latinoamericani, in questo momento guidati da presidenti simpatizzanti a sinistra, anche per contrastare l’allargamento dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA) di Chávez che sta mietendo successi nelle repubbliche andine. Recentemente il Messico si è distinto per la vigorosa spinta ad un altro accordo economico di paesi latinoamericani, questa volta maggiormente orientato verso il centrodestra, per rimarcare le differenze politiche che esistono nella regione.

     

    TRA GLI USA E IL BRASILE – Chiaramente, il vincitore delle prossime elezioni presidenziali determinerà la posizione messicana in questa intricata rete di accordi economici dei paesi dell’America latina e in caso di vittoria del candidato della sinistra, che è ancora López Obrador, potrebbe essere molto probabile la costituzione di una sorta di “asse” con il Brasile in una nuova rete di alleanze che raggruppa le principali economie della regione e conta con il recente appoggio petrolifero venezuelano. Tuttavia potranno gli Stati Uniti accettare che la loro riserva petrolifera ufficiosa, il Messico, intrecci accordi che non prevedano necessariamente il soddisfacento del proprio interesse nazionale? Viceversa, gli stati latinoamericani saranno in grado di accordarsi in maniera compatta per la prima volta nella loro storia per  formare un unico blocco autonomo dagli Stati Uniti?

     

    IL FAVORITO? – Probabilmente invece, il candidato centrista, Enrique Peña Nieto (foto sotto), del PRI (Partido Revolucionario Institucional), partito che ha dominato la “democrazia” messicana per tutto il XX secolo, ritornerà alla presidenza dopo dodici anni di cambiamento nei quali la destra conservatrice, il PAN di Calderón, ha aumentato il potere politico delle forze militari e ingaggiato una lotta contro il narcotraffico che ha prodotto peò come risultati un aumento esponenziale della violenza e il rafforzamento di alcuni cartelli, che ora agiscono come uno Stato nello Stato. Nonostante il fumo della campagna elettorale messicana, dove non si parla di proposte ma i vari discorsi dei candidati sono vuoti esercizi retorici, sembra che Peña Nieto ritornerá alla tradizionale politica estera priista dove le relazioni con gli Stati Uniti rimangono salde ed economicamente imprescindibili, mentre quelle con i paesi dell’America Latina si conformano di appoggi politici e amicizia dalla firma facile.

     

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    IL PESO DEL NARCOTRAFFICO – Sicuramente un peso inappropriato in queste elezioni è determinato dai cartelli del narcotraffico che non possono perdere il loro controllo territoriale conquistato nell’ultima decade e sono interessatissimi alle facili speculazioni dal rapido guadagno, sulla stessa traiettoria seguita negli ultimi anni nell’Estado de México, stato della repubblica federale messicane tra i più popolosi e governato da Peña Nieto dal 2005 al 2011, dove sono innumerevoli i casi di mala costruzione di autostrade, progetti turistici ed ecologici e case di cui i cittadini si stanno accorgendo solamente adesso, come per esempio le migliaia di persone sfrattate a causa delle periodiche inondazioni dell’acqua delle fogne. Infatti, tutti i candidati si stanno affrettando a riconoscere l’importanza dell’iniziativa imprenditoriale privata e promettono meno vincoli. Altro fattore fondamentale è il peso del Sindacato dei Lavoratori della Scuola e della sua leader Elba Esther Gordillo, chi nel 2006 ha deciso di votare l’attuale presidente Calderón, regalandogli la possibilità di lottare per la presidenza. Quest’anno, a parte i mediatici annunci, l’ultimo dell’altro giorno, in cui cerca di distrarre l’attenzione, la signora Gordillo sembra non avere dubbi di voler tornare al usuale bacino di pertinenza politica votando quel PRI che per anni le ha assicurato il potere nel più potente sindacato messicano.

     

    IL PARTITO DI CALDERÓN NON HA ANCORA DECISO – A destra invece, il PAN, sembra continuare a brancolare nel buio senza una vera guida, rassegnato ai prossimi 6 anni di opposizione. I tre precandidati alla presidenza non si distinguono certamente per le proposte: Ernesto Cordero, l’attuale Ministro dell’Economia, con ampia esperienza internazionale, si presenta per seguire la linea di Calderón nei prossimi anni, quella stessa che hanno fatto del Messico l’unico paese dell’America Latina in recessione economica. Josefina Vázquez Mota invece spera con le sue frasi ad effetto, l’ultima “dobbiamo continuare a sognare, che in Messico tutto è possibile”, di convincere le classi medio basse a votare per il suo partito. Santiago Creel Miranda vuole invece imporsi come l’alternativa alla politica militare calderonista, senza però dire alla cittadinanza come vuole essere diverso. Chi sceglierà chi sfiderà PRD y PRI alle elezioni presidenziali? Le fantastiche agenzie di ricerca elettorale che diranno quale dei tre piace di più al pubblico. In questa campagna elettorale non mancano i colpi bassi personalistici, mentre scarseggiano proposte concrete per risolvere i problemi economici, di fame e sete, e di sicurezza che attanagliano da anni i messicani. Per esempio, i candidati e gli attuali membri dei partiti che vogliono presentarsi alle elezioni parlamentari non hanno perso l’occasione per lanciare l’ennesima campagna di aiuti agli indigeni della Sierra Tarahumara che da qualche lustro ogni inverno vivono nella siccità e farsi fare la foto da prima pagina. Non sorprende quindi che l’astensionismo sia stato il vero vincitore delle ultime elezioni regionali, con buone possibilità che si ripeta nelle elezioni del prossimo luglio 2012.

     

    Andrea Cerami (da Città del Messico)

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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