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    Il perno dei sette giorni che ci aspettano è fissato stabilmente sul Medio-oriente e le sue vicende più importanti. Se da una parte si cerca di arrivare ad un'improbabile soluzione diplomatica della crisi umanitaria in Siria; Israele, il suo governo e i suoi piani di guerra preventiva invadono gli Stati Uniti dove è in programma l'incontro di alto livello Obama-Netanyahu. Nel resto del pianeta si registra la conferma di Putin al trono del cremlino, la sconfitta elettorale di Ahmadinejad e l'impegno internazionale della Commissione Europea, mentre in Cina si prepara il campo per la transizione al vertice.

    EUROPA

    Lunedì 5 – Bruxelles sguinzaglia i suoi commissari in giro per il mondo alla ricerca di partnership commerciali e programmi di cooperazione allo sviluppo. Màire Gheoghegan-Quinn sarà per tutta la settimana a cavallo tra Australia e Nuova Zelanda per discutere di programmi comuni di ricerca scientifica e testimoniare il progresso scientifico dei due paesi. Contemporaneamente Kristina Georgieva, responsabile per la cooperazione internazionale, visiterà la Repubblica Democratica del Congo, dove terrà diversi meeting con i rappresentanti delle autorità centrali e regionali. Ci sarà anche spazio per verificare il progresso dell'impegno umanitario sul posto tramite colloqui con i responsabili di Banca Mondiale, UNICEF, MONUSCO e diverse ONG. Sul piano interno invece il Commisario Neelie Kroes per lo sviluppo tecnologico visiterà la Slovacchia dove parteciperà ad un meeting sull'Open Governance e incontrerà il Primo Ministro Iveta Radičova.

    Mercoledì 7 – Il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti riceverà a Roma il Ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schauble per discutere delle conseguenze della firma del Fiscal Compact. Continuità dell'integrazione fiscale e patto per stabilità e crescita i temi al centro del dibattito, con gli occhi ben puntati sulle condizioni di Spagna e Grecia, da cui l'Italia, come riconosciuto anche dai mercati finanziari, si sta allontanando sempre di più. Il meeting italo-tedesco precede di una settimana l'incontro in programma per il 13 marzo tra Monti e Angela Merkel, proprio mentre il premier francese Nicolas Sarkozy entra nel pieno della campagna elettorale.

    Venerdì 9-Sabato 10 – Sarà un consiglio per gli affari esteri informale, il meeting di due giorni che si terrà a Copenhagen, nell'ambito del semestre di presidenza danese dell'unione. L'Alto Rappresentante Catherine Ashton guiderà i Ministri degli Esteri dei paesi membri in una discussione sulle tematiche di fondo dell'azione esterna di Bruxelles nell'ambito della politica di difesa e sicurezza comune. I temi aperti come la situazione in Siria, il blocco delle vendite di greggio iraniano nei confronti di Francia, Regno Unito e Grecia saranno affrontati in una serie di incontri. Chissà che proprio questi meeting informali non garantiscano la formazione di un consenso condiviso sulle questioni più importanti dell'attuale dibattito internazionale, su cui il più delle volte i membri dell'UE agiscono di proprio conto.

    AMERICHE

    Lunedì 5-Martedì 6 – Mentre giunge a conclusione l'AIPAC, la Conferenza dell'American Israel Pubblic Affairs Committee, il Presidente degli Stati Uniti terrà l'incontro più importante della sua presidenza, giunta ormai al termine, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sulla questione iraniana. Nel frattempo, dietro le quinte e gli sguardi bramosi dei media, il ministro della difesa di Tel Aviv Ehud Barak, tenterà di convincere gli ufficiali americani della bontà del piano dell'IAF per un pre-emptive strike sugli impianti nucleari di Teheran. In un'intervista rilasciata venerdì all'Atlantic Monthly Obama ha chiarito le sue posizioni in merito, ribadendo che un attacco preventivo israeliano resta la peggiore delle ipotesi sul tavolo. Sembra difficile un gentlemen's agreement tra i due alleati, tra i quali rimangono divergenze fondamentali in termini di tempo e percezione, per questo è probabile che la palla rimanga ancora al centro tra falchi e colombe.

    Martedì 6E' finalmente giunta l'ora della resa dei conti tra i tre sfidanti repubblicani Romney, Gingrich e Santorum. Il Super Tuesday vedrà gli elettori di 11 stati scendere in campo per scegliere il loro candidato ideale, con Gingrich che ha investito una fortuna per accaparrarsi la Georgia, Rick Santorum favorito in Tennessee e Oklahoma. Il vero scontro finale avrà però l'Ohio come scenario, lì i sondaggi danno in vantaggio il devoto Santorum, mentre Mitt Romney ha sfruttato le vittorie in Michigan e Arizona per cercare di evitare la disfatta. Sembra che i vertici repubblicani siano rimasti impressionati per l'evidente indecisione che coinvolge il partito e le indiscrezioni che danno per scontato l'avvento di Jeb Bush si diffondono nell'elettorato.

    Domenica 11 – Il piccolo stato di El Salvador è chiamato alle urne per eleggere gli 84 rappresentanti dell'Asamblea legislativa, unica camera del sistema politico di San Salvador. In lizza tre partiti, l'FMLN dell'attuale Presidente Mauricio Funes Cartagena, l'ARENA, alleanza repubblicano-nazionalista e il GANA, l'alleanza per l'unità nazionale formatasi da una costola dell'ARENA. Sembra scontata una riconferma per il Fronte Farabundo Martì, anche se i due partiti di destra, separati in casa, potrebbero unire le forze contro il nemico comune, ovvero il governo Funes. Il paese ha sempre subito una forza influenza statunitense, confermata anche dalla valuta nazionale, che resta il dollaro americano. Dopo i 12 anni di guerra civile e la fine della dittatura di José Napoléon Duarte, gli Stati Uniti hanno sempre favorito l'ARENA per garantirsi un governo amico, fino alle elezioni del 2009 in cui Funes ha sconfitto di misura Elias Antonio Saca.

    AFRICA

    LIBIA – Come vi abbiamo descritto in settimana col nostro "Giro del Mondo" restano le nubi sulla Libia post-Gheddafi, nonostante la fine della tempesta. Continuano a Misurata, città simbolo della guerra civile, le proteste contro la permanenza delle milizie armate provenienti da altre parti della nazione. Proprio a Misurata ha perso la vita un artificiere canadese mentre cercava di disinnescare una mina anti-carro piazzata dall'esercito del colonnello durante i mesi d'assedio. Misuratino è anche Mohamed Sowan leader fresco di nomina del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, una costola dei Fratelli Musulmani presenti in Libia Intanto il governo del CNT affronta le prime grane sul piano internazionale dopo le denunce di violazioni sistematiche dei diritti umani nei confronti dei prigionieri di guerra, e gli scontri di confine tra miliziani e esercito tunisino. Tiene banco la richiesta di estradizione pervenuta al Cairo che riguarderebbe 36 personalità di spicco legate al regime tra cui ministri degli esteri, capi dell'intelligence e responsabili del comparto economico-industriale.

    MALI – Anche se lo scontro è rimasto sepolto da altre vicende mediatiche più attraenti, in Mali permane lo stato d'emergenza per la guerriglia tuareg del Fronte per la Liberazione dell'Azawad. Nei giorni scorsi i ribelli sono riusciti a sostenere il contrattacco governativo diretto a rompere l'assedio della città di Achemelmel, centro strategico per la vicinanza dell'aeroporto di Tessalit. L'ambasciata americana a Bamako ha confermato il sorvolo della zona da parte di un cargo che avrebbe paracadutato cibo e aiuti umanitari ad un gruppo di 2mila rifugiati. Secondo l'UNCHR, l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, i profughi dal Mali sarebbero ormai più di 80mila, mentre continua l'emergenza carestia nella regione di frontiera tra Niger, Burkina Faso e Mauritania.

    NIGERIA – L'economia di Abuja ingrana il passo verso un tasso di crescita per l'anno in corso stimato attorno all'8,2%. Grazie alla numerosa popolazione, circa 160 milioni di abitanti, e ad un aumento della base di consumo interno, il settore petrolifero del paese non sarà più l'unico primato del paese. La Nigeria è infatti il primo produttore africano di greggio, sesto in ambito OPEC, ma solo la lotta all'inflazione, portata sotto il 10%, e il mantenimento del debito pubblico e del deficit primario a livelli accettabili garantirà al paese un futuro meno violento. La maggiorparte degli analisti economico-finanziari punta molto sullo sviluppo dell'economia del paese che potrebbe addirittura entrare in 10 anni tra i G20. Nell'immediato occorre che il governo riesca a garantire sicurezza e stabilità entro i suoi confini, debellando il terrorismo islamico e giungendo ad un accordo di tregua con i ribelli del delta del Niger.

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    ASIA

    Lunedì 5 – Dopo i primi spogli che confermano la vittoria di Russia Unita, stimata al 60%, si attende con ansia il dato finale per fotografare i numeri dei diretti avversari del solito duo Putin-Medvedev. Mikhail Prokhorov, magnate sospettato di tifare in realtà per lo status-quo, si aspetta di arrivare al 10%, il nostalgico Ziuganov, critica la trasparenza del voto, ma si accontenta del 18%, mentre il vero dato preoccupante è il 7% degli ultra-nazionalisti di Zhirinovski. Il leader dell'opposizione di piazza Serghiej Udaltsov ha già proclamato una giornata di blocco totale della capitale per contestare il dato delle urne, descritto come "uno sputo in faccia". La verità è che l'ennesima conferma per il nuovo Presidente gli garantirà, almeno per le prime settimane, un'aurea di intoccabilità e di riparo dalle contestazioni.

    CINA – La quarta carica del Comitato Centrale del PCC, Jia Qingling, ha invitato i funzionari locali e provinciali a giocare un ruolo più centrale nella soluzione delle tensioni etnico-religiose. Il responsabile del ramo di congiunzione tra Partito e Stato, ha sottolineato l'importanza dell'assenza di crisi e situazioni instabili durante l'anno che porterà al cambio di leadership. La transizione di potere è sempre stata oggetto di pratiche e sistemi ben definiti, qualsiasi evenienza accidentale e non preventivata, per esempio nello Xinjiang e in Tibet, và quindi affrontata di petto. Intanto sul fronte internazionale, il portavoce del Ministro degli Esteri ha chiesto ufficialmente a Bashar Al Assad di mettere fine una volta per tutte alle violenze sulla popolazione per cercare una soluzione pacifica alla questione.

    MYANMAR – Continua il tour elettorale che porterà Suu Kyi, paladina della democrazia, in tutte le maggiroi città dell'ex Birmania. Nell'ultimo comizio svoltosi a Mandalay circa 200mila persone hanno ascoltato le parole della leader della Lega Nazionale per la Democrazia, mentre un convoglio di 60mila scooter seguiva il tragitto dell'eroina lungo le vie della città. Le elezioni del primo Aprile si fanno sempre più imminenti, ma non porteranno alcun cambiamento di fondo alla situazione politica a causa dei seggi riservati al partito di governo e all'elite militare. Molto probabile, a meno di colp di scena, l'elezione al Parlamento del simbolo della lotta per la democratizzazione del paese, chissà che la sola presenza in una aula non garantisca alla figlia di Aung San un maggior ruolo nella vita politica.

    MEDIO-ORIENTE

    Mercoledì 7 – Si ritroveranno a Ryadh, in Arabia Saudita, i ministri degli esteri dei paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo per affrontare insieme al collega russo, Serghiej Lavrov, la situazione siriana. Bahrain, Oman, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno già concordato di sospendere le relazione diplomatiche con il governo di Assad, lasciandolo in un isolamento diplomatico quasi totale. Impossibile pronosticare le date precise della visita del Commissario dell'Onu e della Lega Araba Kofi Annan, che dovrebbe comunque svolgersi entro il week end. Ormai il conteggio delle violenze del regime ha superato quota 9000, mentre l'azione delle forze di sicurezza e degli shabbeeha, criminali armati, si starebbe allargando a zone mai toccate da manifestazioni di protesta.

    IRAN – Duro colpo per i piani politici del Presidente Mahmud Ahmadinejad, dopo la vittoria ormai date per certa del partito dei principalisti, fedeli alla guida spirituale del paese, l'Ayatollah Khamenei. Molto attesi anche i risultati definitivi del dato dell'affluenza alle urne, l'obiettivo sarebbe quello di superare il record storico del 75% registrato durante le elezioni del '96. Ahmadinejad dovrà d'ora in poi guardare con diffidenza al Parlamento, che lo ha già sfidato più volte, mettendo in discussione la politica economico-finanziaria del governo. Khamenei si conferma il vero detentore del potere nella repubblica islamica, spetterà a lui la decisione finale sul programma nucleare iraniano e probabilemente anche la scelta del successore di Ahmadinejad.

    YEMEN – Sembra destinata a peggiorare gravemente la situazione nella provincia di Abyan, dove ieri uno scontro tra esercito e gruppi legati ad Al-Qaeda ha causato più di 70 morti tra i soldati yemeniti. Zinjibar è da mesi la capitale dei ribelli qaedisti, che dopo una serie di bombardamenti aerei compiuti dai droni americani, hanno guadagnato l'appoggio di buona parte della popolazione colpita. Nonostante il passaggio di poteri tra Saleh e il suo vice Abdrabuh Mansur Hadi, lo Yemen è ben lontano da una condizione di stabilità e sembra scontato un maggior impegno informale delle forze statunitensi nella zona strategica del Golfo di Aden. Sempre di domenica è la notizia dell'esplosione dell'auto del leader del partito fedele a Saleh, Abdullah Idris nella città di Rada, poco distante dalla capitale Sanaa.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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