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    Ndrangheta s.p.a – Una potenza economica senza pari (III)

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    Puoi leggerlo in 8 min.

    L’estensione delle attività delinquenziali, la loro diversificazione e la disponibilità di enormi risorse finanziarie hanno impresso alla ‘ndrangheta caratteristiche e dimensioni di una holding multinazionale e globale, ultimo anello di una perversa ed inarrestabile evoluzione che, nel giro di qualche decennio, ha portato alla trasmutazione di una mafia radicale ed arcaica in una sofisticata ed imprenditrice.

    Questo articolo fa parte di un più ampio progetto editoriale dedicato alla Ndrangheta nel XXI secolo. Rileggi qui la prima parte e la seconda parte

    COLONI ECONOMICI – Unico tratto costante tra passato e presente è il controllo maniacale, quasi ossessivo, del territorio e delle relative strutture sociali, politico-amministrative e produttive, esercitato sia con una sotterranea, subdola violenza (psicologica ed armata), sia grazie ad un immenso potere corruttivo. Fattori alla base di una vera e propria “colonizzazione economica”, rivelatasi capace di influenzare il P.I.L. di un’intera nazione.

    IL NARCOTRAFFICO, FONTE PRIMARIA DI ARRICCHIMENTO – Il Centro Studi Eurispes quantifica in circa 44 miliardi di euro l’illecito profitto annuo ricavato dalla ‘ndrangheta, di cui il 62% derivante dal traffico di droga (soprattutto cocaina), il più dinamico tra i mercati criminali su scala mondiale. Attraverso la medesima rete logistica vengono alimentati anche traffici-satellite di rifiuti tossici (diretti in Cina, India, Russia ed in alcune nazioni del Nordafrica), di armi ed il contrabbando di tabacchi (in una nuova fase di espansione verso i Paesi più poveri). Si stima che l’80% della cocaina in Europa arrivi dalla Colombia via Gioia Tauro, porto che rappresenta un nodo cruciale di smistamento per tutto il Mediterraneo; i vettori utilizzati sono in prevalenza navi mercantili, provenienti principalmente dal Brasile e dal Perù.
    Nell’ultimo decennio le cosche del quadrilatero Africo – San Luca – Platì – Ciminà, nella provincia di Reggio Calabria, e il gruppo Mancuso di Limbadi, nella provincia di Vibo Valentia, hanno acquisito un ruolo di grande rilievo nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riuscendo ad approvvigionarsi di tonnellate di droga direttamente presso i produttori colombiani e boliviani. Questo filo diretto ha segnato un passaggio epocale verso la “terziarizzazione” della ‘ndrangheta, non più mero utente finale ma co-produttore della pasta da coca nei laboratori siti presso le piantagioni del sud-America. In questa prospettiva si spiegano anche i collegamenti consolidati con alcune organizzazioni terroristiche locali come le Autodefensas Unidas de Colombia il cui capo, Salvatore Mancuso, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza ad Imperia nel 2014. 

    trend evolutivo crimorg
    Tav. I

    IL RICICLAGGIO, ARMA LETALE DEL POTERE ECONOMICO  ILLEGALE – Ciò che differenzia tuttavia radicalmente la ‘ndrangheta dalle mafie tradizionali è la sua impostazione criminogena da “full service provider”. Sul finire degli anni Novanta, la guerra del Kosovo aveva bloccato una delle arterie di contrabbando più importante in Europa, quella dei Balcani. Forte delle sue solide ramificazioni in Italia e nei Paesi confinanti, la ‘ndrangheta ha saputo cogliere al volo l’occasione, offrendosi come nuovo punto di riferimento per le organizzazioni legate al traffico di esseri umani, armi e droga. Ha concesso loro di gestire i propri affari illeciti sul suo territorio, è entrata in pianta stabile in essi fornendo direttamente i mezzi, i canali, a volte le persone atte a promuoverli, ma soprattutto ha garantito ai sodalizi criminali stranieri una formidabile rete per il riciclaggio del denaro sporco, specializzandosi così in questo nuovo settore e traendone un ulteriore profitto, che varia dal 30 al 40% sul business prodotto. Un altro evento ha poi contribuito a dare risonanza ”globale” al potere finanziario delle ‘ndrine, ovvero l’approvazione del Patriot Act nel 2001, seguito all’attentato alle torri gemelle. Questo infatti ha significato la chiusura del florido mercato del riciclaggio di denaro negli Stati Uniti, inasprendo i controlli su qualsiasi transazione effettuata in dollari e bloccando l’uscita dei capitali verso i cosiddetti paradisi fiscali. Contemporaneamente, il rafforzamento dell’euro sul dollaro, le minori tassazioni sulle operazioni finanziarie (negli USA la percentuale richiesta sulle transazioni illecite per ripulirle poteva arrivare anche al 55%), l’assenza di un’analoga legge europea in materia di riciclaggio di denaro, hanno spinto molte organizzazioni criminali e terroristiche, dalla Colombia come dall’Afghanistan, a lavorare con la ‘ndrangheta, facendogli compiere il definitivo salto di qualità. In poco tempo la Calabria è divenuta quindi la nuova porta di ingresso del Mediterraneo e, allo stesso tempo, il motore di una gigantesca “lavatrice finanziaria”.
    Quale è il principio di funzionamento di una macchina apparentemente perfetta? La base di partenza delle indagini (ma in realtà la punta dell’iceberg dell’economia criminale sommersa) è costituita dall’individuazione di società apparentemente legali, in grado di monopolizzare il proprio mercato di riferimento: non essendo infatti vincolate a priori ai profitti, sono in grado di offrire servizi migliori a prezzi più bassi, raggiungendo standard di competitività impossibili per gli imprenditori onesti. Questi pertanto, sul medio-lungo periodo, rimangono attanagliati da una spirale recessiva irreversibile che li vede costretti, in ultima battuta, a vendere la propria attività o a dichiarare bancarotta.

    tendenze crimorg
    Tav. II

    Le imprese colluse sono libere così di “drogare” il libero mercato a piacimento, influenzando prezzi e forniture con ricavi esorbitanti e, circostanza ancor più grave, in totale regime di legalità. I settori economici maggiormente utilizzati sono l’edilizia, l’imprenditoria alberghiera, la ristorazione ed i servizi quali trasporti e sanità.
    Nell’edilizia le operazioni di riciclaggio possono avvenire sia attraverso l’attività d’impresa finalizzata alla costruzione di edifici, sia attraverso l’intermediazione nella vendita immobiliare. Nel primo caso inizialmente società operanti con capitali mafiosi, ma intestate a prestanome incensurati ed apparentemente privi di collegamento con i clan, acquistano terreni agricoli ottenendo poi dai Comuni le relative licenze edilizie. Successivamente, le stesse società appaltano la costruzione di unità immobiliari a ditte in cui compaiono invece imprenditori o loro familiari, legati in modo più diretto ai gruppi della ’ndrangheta. Il pagamento del contratto di appalto non avviene in denaro bensì con la cessione di una quota, di solito il 50%, delle unità costruite, che l’impresa costruttrice vende ad altre società immobiliari, anch’esse legate ai clan, che rivendono a privati.
    Un modo più semplice ed immediato di riciclare ingenti capitali avviene attraverso il ricorso al sistema delle vincite a giochi e lotterie nazionali, condotto acquistando con denaro sporco dal reale vincitore le schedine vincenti e riscuotendo i premi in denaro in sua vece. Il denaro pulito (proveniente dallo Stato) viene fatto accreditare su conti correnti accesi appositamente, sottraendosi così al rischio di segnalazioni per operazioni sospette.

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    Il procuratore anti-Mafia Franco Roberti, il suo omologo statunitense William Nardini e il questore di Reggio Calabria Raffaele Grassi illustrano le scoperte sui collegamenti tra ‘ndrangheta e criminalità internazionale, specialmente in Sudamerica

    Dalle recenti indagini sono emersi nuovi sofisticati meccanismi di movimentazione dei narco-proventi, puramente finanziari: attraverso una rete di società “veicolo” (direttamente controllate dai sodalizi criminali) si possono giustificare trasferimenti di denaro in qualità di fittizie operazioni societarie (aumenti di capitale), finanziarie (concessioni di finanziamento cui non seguono restituzioni o pagamento di interessi) o commerciali (cessioni di beni o prestazioni di servizi), tutte naturalmente “estero su estero”. Per generare le annesse false fatturazioni vengono coinvolti centri di intermediazione economico-finanziaria, costituiti ad hoc tra Australia, Singapore, Olanda ed Italia che rendono possibile, mediante l’impiego di professionalità altamente specializzate, una sofisticata gestione dei canali di illecita intermediazione del credito, fondati sostanzialmente sul metodo del prestito garantito o del deposito in garanzia di capitali. Ovviamente le transazioni vengono rivolte sempre verso Paesi offshore (isola di Man, Jersey, isole Cayman tanto per citarne i più famosi) per il ridottissimo livello di tassazione previsto, l’assoluta garanzia del segreto bancario e commerciale, la rapidità delle operazioni finanziarie consentita dalle rispettive legislazioni interne, l’impossibilità di richiedere l’assistenza giudiziaria da parte dei Paesi interessati, la favorevole posizione geografica, quasi sempre insulare, l’adeguato regime dei cambi e la possibilità di negoziare altre valute senza limiti di sorta, la scarsa o limitata cooperazione da parte dei locali organi di vigilanza in seno alle banche centrali (le cosiddette “Financial Intelligence Unit”). Tali Paesi si distinguono inoltre per la presenza di società fiduciarie e fornitrici di servizi finanziari (Trust Companies/Company Service Provider), utilizzate per schermare la titolarità dei flussi finanziari in quanto consentono ai loro clienti di operare su piattaforme bancarie e societarie multi-giurisdizionali, che ostacolano sensibilmente l’attività di individuazione e di ricostruzione dei movimenti di capitale illecito.

    Tav. III
    Tav. III

    Ulteriore e concreto fattore di rischio è costituito dal riciclaggio attraverso i servizi offerti dai vari Offshore profit center su internet: libretti al portatore elettronici, carte di credito su conti anonimi disponibili prevalentemente nei Paesi dell’Est europeo e del continente africano, corrieri telematici, fittizi certificati d’identità, di cittadinanza e titoli onorifici. I sistemi di cyberpagamento, del resto, annullano oggi il problema più evidente del riciclaggio, legato alle ingombranti dimensioni fisiche di enormi quantitativi di denaro, oltre ad offrire un ulteriore cono d’ombra rappresentato dalle imbarazzanti differenze nazionali tra gli standard di sicurezza adottati sulle reti telematiche. Alla luce di quanto esposto appare dunque evidente come il reale limite del contrasto all’economia criminale non risieda tanto nell’ostacolare le attività illecite su scala mondiale, bensì nell’individuare il flusso di denaro che da queste deriva, una volta immesso nei circuiti finanziari.

    NUOVE FORME DI CONTROLLO DEL TERRITORIO – Il numero delle denunce quasi inesistente, le associazioni antiracket sporadiche e prive di larga partecipazione popolare, la stessa Confindustria di Reggio Calabria già commissariata dai vertici nazionali. Pochi, emblematici dati che fotografano una desolante desertificazione della legalità nelle terre di ‘ndrangheta. L’usura rappresenta non solo una forma di riciclaggio indiretto dei proventi del narcotraffico, ma racchiude in sé anche una “funzione di controllo sociale” su tutto ciò che insista nelle aree di influenza delle cosche, sia realtà autoctone che interessi esterni.
    Emblematico in tal senso è il caso delle imprese nazionali che in Calabria riescono ad aggiudicarsi gli appalti per le grandi opere pubbliche solo in relazione al loro ingresso nel “sistema di sicurezza” affidato alle famiglie mafiose, che controllano il territorio e garantiscono le ditte da incidenti e danneggiamenti in cambio del 4-5% degli introiti. Un vero e proprio “costo d’impresa” aggiuntivo, che le ditte possono recuperare come se si trattasse di una “spesa deducibile sui generis” con l’assegnazione di un piccolo appalto per la realizzazione di un’opera di minor valore. A dimostrazione di come i costi della criminalità si ripercuotano in ultima battuta sempre sulla collettività. La ‘ndrangheta da sempre è protesa al controllo diretto, assoluto e totalizzante dei grandi flussi di denaro pubblico. Le modalità di accaparramento sono varie (appalti pubblici, contributi statali, frodi comunitarie, truffe in danni di enti ecc…), ma hanno come dato comune il condizionamento degli amministratori locali e l’inquinamento della Pubblica Amministrazione, nella prospettiva di realizzare una vera e propria gestione parallela della res pubblica, attraverso ad esempio l’elezione diretta di sindaci o il controllo degli apparati amministrativi, dai Comuni alle A.S.L. fino alle società miste per la gestione dei servizi.
    Figure chiave poiché rappresentano le istituzioni pubbliche situate al livello più immediato del rapporto tra rappresentanti e rappresentati. Emblematica fu, nel merito, la frase pronunciata nell’audizione del 7 febbraio 2007 dall’allora Procuratore Nazionale antimafia Piero Grasso: “…in certi paesi come Africo, Platì e San Luca, è lo Stato che deve cercare di infiltrarsi”, sottolineando così la sottrazione di intere aree del territorio calabrese al controllo dello Stato. Aree dove non è difficile riscontrare l’assenza di piani regolatori, l’assoluta inefficienza dei servizi di polizia municipali, gravi disservizi nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti, il dilagante e distruttivo abusivismo edilizio, intollerabili carenze nella manutenzione di infrastrutture primarie (strade, scuole, asili), assunzioni clientelari di personale nella pubblica amministrazione, oscure anomalie nell’affidamento di appalti e servizi pubblici, ma, soprattutto, drammatiche condizioni di dissesto finanziario.          

    Gianni Cavallo

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un Chicco in più

    Per chi volesse approfondire gli argomenti trattati consigliamo le seguenti letture:

    1. Loretta Napoleoni, “Economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale”, Il Saggiatore, 2009, p.310.
    2. “Gli investimenti delle mafie”, Rapporto realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro Interuniversitario Transcrime) per il Ministero dell’Interno (PON Sicurezza 2007-2013); a cura di Savona E., Milano 2012.
    3. Rapporto Europol: “Threat Assessment-Italian organised Crime”, L’Aja, 2013.
    4. Intervento del Direttore della D.I.A., Dir. Gen. P.S. Arturo DE FELICE, dal titolo “L’ATTIVITA’ DELLA D.I.A. A TUTELA DELL’ECONOMIA LEGALE. CONTRASTO AI PATRIMONI ILLECITI QUALE MOMENTO QUALIFICANTE PER LA SICUREZZA ECONOMICA DEL PAESE” , Roma 26 febbraio 2014 presso l’Istituto Alti Studi per la Difesa, 65^ Sessione Ordinaria – 13^ Sessione Speciale I.A.S.D.

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    Foto: MsSaraKelly

    Gianni Cavallo
    Gianni Cavallo

    Ufficiale dei Carabinieri dal 2004, laureato in Fisica presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi in astrofisica sulle polveri interstellari, attualmente laureando in “Scienza della sicurezza interna ed esterna” presso l’Università “Tor Vergata” di Roma con una tesi in diritto internazionale sulla questione di legittimità dell’attacco armato contro l’Isis in Siria ed Iraq. Passioni tante (viaggi, pittura, teatro, letture, musica tutta…dai Prodigy a Beethoven…e poi quella sottile vena di masochismo che mi porta per il calcio a tifare Roma), sempre in lotta con l’orologio e spesso con la valigia in mano, accompagnato da una profonda curiosità che mi fa sentire un po’ bambino un po’ scienziato. Se è vero che “la verità ama mascherarsi”, a me piace inseguire i suoi passi e cambiarmi d’abito, per raccogliere di volta in volta le sue confidenze dai volti che incontro, che osservo e che ascolto.
    Il contenuto dei miei articoli rispecchia le mie opinioni personali e non è in alcun modo riconducibile alle posizioni espresse dall’Arma dei Carabinieri.

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