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    Una poltrona per tre

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    La campagna elettorale messicana è cominciata ufficialmente da una decina di giorni dopo mesi di schermaglie, comizi mascherati da conferenze e spot vietati dall'Instituto Federal Electoral, l’organo garante della par condicio messicana. Sulla linea di partenza i tre istituzionali candidati del Partido de Acción Nacional (PAN), del Partido Revolucionario Institucional (PRI) e del Partido de la Revolución Democrata (PRD), più un outsider ambientalista con il partito della Nueva Alianza. Ecco in quale clima 108 milioni di messicani si apprestano ad eleggere il loro prossimo presidente

    JOSEFINA VÁZQUEZ MOTA (PAN) – Candidata investita da Calderón in persona, si presenta dopo 12 anni di governi panisti con lo slogan “Diversi”, a sottolineare un orgoglio partitocratico che riflette quella parte importante della società messicana che si autodefinisce cattolica, imprenditoriale e conservatrice, ma anche per smarcarsi dal deficitario governo calderonista che è stato ampiamente criticato da un po’ tutti i settori. Non presenta proposte concrete per i diversi problemi dell’attualità messicana ma spera che la sua condizione di prima donna candidata presidente possa fargli conquistare la simpatia della maggior parte degli elettori; per questo rilancia e sottolinea la centralità dell’educazione nel suo discorso, anche quando lo stesso argomento era stato portato avanti dall’attuale presidente sei anni fa con la firma del famoso accordo con Esther Gordillo, Segretaria del sindacato degli insegnanti, potente baronia che, si dice, abbia forte voce in capitolo nel decidere i presidenti messicani. Si sta dedicando ad una campagna elettorale a contatto con la popolazione: dai caselli dell’autostrada per volantinare alla visita alla sua prima casa dove è cresciuta con gli attuali poveri proprietari. ENRIQUE PEÑA NIETO (PRI)– Candidato di Televisa, la televisione commerciale messicana, designato da quasi sei anni, è il papabile vincitore grazie all’appoggio dell’intero PRI che attorno lui si è unito di nuovo nella speranza di riconquistare quella sedia presidenziale che per quasi 70 anni non avevano mai lasciato. Memorabile la sua formale designazione, quando l’altro candidato del PRI, Manlio Beltrones, citato in alcuni report della DEA degli anni ‘90 come in contatto con diversi gruppi narcotrafficanti messicani e colombiani, si è gentilmente fatto da parte di fronte alla capacità mediatica di Peña Nieto, nel nome dell’unità del PRI. Si dice che la sua candidatura sia stata promossa e manovrata da Carlos Salinas de Gortari, ex presidente del Messico e importante imprenditore, fratello di due corrieri della mafia, uno ucciso anni fa, indagati per aver portato denaro sporco in Svizzera. Di certo non sta proponendo un nuovo modello di sviluppo, ma si limita a firmare compromessi davanti al notaio assicurando che li rispetterà senza raccontare come, sperando che la sua esperienza di governo nel Estado de México, criticata da diverse organizzazioni dei diritti umani, e la sua immagine pubblica faccia da traino per la sua avventura presidenziale. ANDRÉS MANUEL LÓPEZ OBRADOR (PRD) – Candidato alla presidenza per la seconda volta dopo aver vinto le elezioni del 2006 senza riuscire a raggiungere l’incarico, ha fatto una campagna elettorale lunga sei anni, girando il Messico e gli Stati alleati per ripulirsi l’immagine dall’anarchico socialista chavista affibbiata dai diversi mezzi di comunicazione messicani e internazionali. Anche se sembra aver perso la spinta popolare che l’aveva portato ad un passo dalla poltrona più ambita, propone un piano di rinascita messicana  basato su credito e incentivi per i settori più deboli della popolazione e alle imprese, aprire il mercato delle telecomunicazioni, sottoporre la continuazione del mandato presidenziale a un voto di metà termine, costruzione di case e opere pubbliche per generare lavoro.

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    GABRIEL QUADRI (NUEVA ALIANZA) – Ingegnere, con passato ambientalista (foto a destra), in cerca di visibilità si è candidato all’ultimo con il partito Nueva Alianza, quando quest’ultimo ha rotto l’alleanza con il PRI. Non sembra avere molte speranze, ma sta provando a promuovere temi diversi come la sostenibilità ambientale e il conservatorismo dell’etica. Spettatori interessati di queste interminabili elezioni sono i gruppi di narcotrafficanti che comandano nel paese, gli Stati Uniti e la Chiesa Cattolica, i quali, in diverse occasioni hanno dato il loro beneplacito ai differenti candidati. Paradigmatica, la visita a Washington dei tre principali candidati per riunirsi nello stesso giorno con Joe Biden, vicepresidente statunitense. Il popolo messicano pare invece molto disinteressato, al vedere la campagna elettorale come una telenovela in cui sembra più importante sapere quanti libri ha letto Peña Nieto che le sue proposte concrete per migliorare le gravi situazioni di povertà e violenza persistenti nel paese. Vincerà di nuovo l’astensionismo? Andrea Cerami (da Città del Messico) redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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