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    Pechino e Taiwan: l’ideologia alla prova del libero scambio

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    In 3 Sorsi – I rapporti tra Cina e Taiwan sono in corso di evoluzione con la firma di numerosi accordi soprattutto per il settore commerciale. Una svolta dopo decenni di tensioni?

    1. UNA RAPIDA EVOLUZIONE – I rapporti fra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cina, meglio nota come Taiwan, stanno evolvendo a ritmi rapidi. L’attenzione internazionale ultimamente si è concentrata soprattutto sull’aspetto politico della vicenda; tuttavia, anche la sfera economica ha un’importanza non indifferente. Infatti, nonostante le tensioni ideologiche, gli scambi fra le due sponde del Celeste Impero non accennano a diminuire. I primi passi verso un incremento dei contatti fra Cina e Taiwan sono stati fatti nel 2010 con l’ECFA (Economic Cooperation Framework Agreement), un accordo preferenziale volto a ridurre tariffe e barriere commerciali. Questo accordo ha assunto anche un valore simbolico: dopo la guerra civile del 1949, è stata la prima di una serie di caute mosse di distensione tra le due parti, preceduto solo da un parziale riavvicinamento nel 2008 e dalla fine dell’embargo nello stesso anno. Nato principalmente per contrastare l’influenza giapponese e coreana nell’isola e evitare che venissero instaurati accordi di libero scambio fra questi e Taiwan, l‘ECFA in realtà sembra portare vantaggi, in termini di saldo commerciale, più a Taipei che a Pechino: mentre la prima ne ha ricavato 13,8 miliardi di dollari, la seconda ha visto un beneficio di soli 2,86 miliardi di dollari. Nonostante ciò, la Repubblica di Cina è stata oggetto di proteste al riguardo, in quanto si teme che questa manovra possa danneggiare il commercio locale ed assumere una connotazione politica, fino a portare alla riunificazione con la RPC.

    2. UN CRESCENTE NUMERO DI ACCORDI – Gli scambi commerciali fra le due rive dello stretto si sono ulteriormente infittiti nell’agosto 2012 con la firma di una serie di accordi bilaterali volti ad apportare maggiori garanzie al libero scambio. Tali accordi mirano a tutelare soprattutto gli investitori taiwanesi, che in precedenza si sono trovati spesso in difficoltà nelle interazioni con le autorità continentali. A questi accordi nel 2013 è seguito il CSSTA (Cross-Strait Service Trade Agreement), anch’esso con lo scopo di facilitare il libero scambio, ma ufficialmente non ancora ratificato dalla legislatura taiwanese. Nello specifico, questo patto prevede che gli investitori di entrambi i territori possano rinnovare il visto un numero indefinito di volte, in modo da agevolare viaggi e scambi e permettere la creazione di filiali sui versanti opposti. La ragione per cui la firma di Taiwan manca ancora risiede nel Movimento dei Girasoli, una protesta di studenti e attivisti avvenuta a Taipei nell’aprile 2014: temendo che l’accordo potesse spalancare le porte a una crescente influenza pechinese, i manifestanti hanno occupato la Camera della Repubblica di Cina.

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    Un momento della protesta da parte del Movimento dei Girasoli

    3. UN RIAVVICINAMENTO POLITICO? – Questo incidente ha senza dubbio infastidito Pechino, senza però indebolire in modo significativo le relazioni economiche fra le due aree. Al contrario, la RPC continua a mostrarsi interessata ad un partenariato con l’isola; mossa comprensibile, se si pensa al grande interesse politico che la Cina nutre nei confronti di Taipei. Accentuando i legami economici, Pechino potrebbe cercare di avvicinarsi anche politicamente; inoltre, la possibilità per i cittadini taiwanesi di vivere e lavorare sul continente potrebbe portare a una progressiva identificazione con la RPC a scapito della madrepatria. Dal canto suo, Taiwan affronta la situazione attuale sia come un pericolo, dal punto di vista politico, sia come un’opportunità, sul versante economico: se infatti da un lato il rischio di una riunificazione sotto la bandiera cinese si fa più concreto, dall’altro i vantaggi di un incremento del libero scambio sono innegabili.

    Francesca Berneri

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    Un chicco in più

    Il Movimento dei Girasoli, guidato da studenti e attivisti di gruppi civili, dal 18 marzo 2014 al 10 aprile 2014 ha occupato prima la sede legislativa e poi quella esecutiva del governo taiwanese. Si è trattato della prima occupazione di sedi governative nella storia di Taiwan. Il nome del movimento è dovuto a un fiorista che ha donato mille girasoli agli studenti mentre questi occupavano la sede legislativa, oltre ad essere un chiaro riferimento al Movimento dei Gigli Selvatici del 1990.

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    Francesca Berneri
    Francesca Berneri

    Sono nata a Cremona nel 1990. Nel 2014 ho conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali all’Università di Pavia. Sempre a Pavia, ho avuto l’opportunità di approfondire i miei interessi grazie allo IUSS e al Collegio Ghislieri. Nel frattempo, ho frequentato la Beijing Language and Culture University e l’Institut d’Études Politiques di Bordeaux, dove ho imparato ad affrontare, rispettivamente, temperature tropicali e acquazzoni improvvisi.

    Amo l’arte, i viaggi, il cinema e la letteratura; mi diletto di fotografia, e come dice Steve McCurry, in un mondo dove niente sembra durevole, vorrei riuscire ad essere “part of the conversation”.

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