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domenica 25 Luglio 2021

Metropolis – Il cielo sopra Berlino

In breve

  • Centro nevralgico della storia europea del Novecento, negli ultimi anni Berlino ha saputo ritagliarsi un ruolo peculiare nel panorama delle metropoli del Vecchio Continente.
  • Al grande sviluppo demografico però si è affiancata una grave crisi abitativa, tale da spingere le Autorità locali all’introduzione di un controverso Rental Cap al fine di congelare i prezzi degli affitti.
  • Il mix di crisi abitativa e crisi economica conseguente alla pandemia sta alimentando profonde spaccature nel tessuto sociale della città. Proprio nell’anno che vedrà la fine del lungo mandato di Angela Merkel, sin qui fattore di stabilità nel panorama politico tedesco ed europeo.

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Analisi – Finito il tempo della Guerra Fredda, del Muro e dei musicisti ispirati dalla sua aria decadente, Berlino si è lanciata nel nuovo millennio con slancio giovanile mescolato a teutonica efficienza. Ma il grande boom ha portato con sé anche diseguaglianze e nuove divisioni, esasperate dalla pandemia. Da risolvere quanto prima, per evitare nuovi muri sotto il suo cielo.

Quarta tappa di Metropolis, il viaggio del Caffè Geopolitico alla scoperta del futuro delle grandi città del pianeta. Dopo Londra, è la volta di Berlino. Prossimo appuntamento giovedì 1° aprile con New York.

Qui sono straniera e tuttavia è tutto così familiare. In ogni caso non ci si può perdere: s’arriva sempre al muro.”

(da “Il Cielo sopra Berlino”)

THE WALL

Poche città al mondo hanno un legame così viscerale con il Novecento come Berlino. Fulcro culturale e artistico d’Europa a inizio secolo, culla dei peggiori orrori del continente poi, nella lunga fase della Guerra Fredda Berlino è stata capace di ritagliarsi un ruolo unico nel panorama delle grandi città europee. Crocevia di spie, sfigurata dal Muro, eppure capace di attirare a sé il meglio della vita culturale e artistica mondiale. Tutti volevano essere a Berlino nei dolorosi anni del Muro, dagli U2 a David Bowie, dai Pink Floyd ai romanzieri più trasgressivi. Il desiderio di rivalsa, di espiare finalmente le colpe dei padri ha reso Berlino un magnete impareggiabile in grado di attrarre arte da tutto il mondo. Un’officina di talento costante, alimentata dall’aria malinconica e decadente della Guerra Fredda. E se è vero che in fondo ogni città è destinata ad affrontare cicli di rinascita e caduta, la fine della divisione del Muro ha rappresentato per Berlino un tornante cruciale della storia. Ponendosi come motore e centro nevralgico di una Germania unita per la prima volta dopo decenni. Cuore pulsante della locomotiva d’Europa. Gli anni della prosperità hanno proiettato Berlino nel nuovo millennio con lo slancio di una città giovane, ottimista, non più costretta al dilaniamento di sé prodotto dalla frontiera nel proprio ventre. Ma lo slancio irrefrenabile verso magnifiche sorti pare aver subito una battuta d’arresto nel corso degli ultimi anni, prima ancora che la pandemia ne stravolgesse la vita.

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Fig. 1I resti del Muro di Berlino abbelliti da murales

ACHTUNG BABY

Il grande sviluppo della città, economico oltre che culturale, ha prodotto negli ultimi vent’anni un massiccio afflusso di giovani da tutta Europa. Attratti dal relativo basso costo della vita, dagli ampi spazi verdi, dalla frenetica vita culturale e, soprattutto, da nuove possibilità lavorative, Berlino è cresciuta al ritmo di 30-40mila abitanti all’anno in tempi recenti. Destino ineluttabile per una città capace spesso di farsi portavoce di nuove battaglie, come ad esempio l’ambientalismo, che a Berlino significa oltre 2.500 spazi verdi, incentivi più forti al riciclo e la maggior riduzione di emissioni (-30%) negli ultimi 30 anni. Il lato oscuro di questo processo è l’emergenza abitativa che ormai affligge Berlino da anni, e che ha prodotto una crescita del prezzo medio degli affitti dell’85% tra il 2007 e il 2009. Una bolla immobiliare dovuta all’esponenziale crescita demografica che ha comportato un aumento del 104% delle richieste d’affitto negli ultimi 10 anni, cui le Autorità locali hanno tentato di rispondere, prima della pandemia, introducendo un controverso strumento quale il Rental Cap. Ovverosia un freno al prezzo degli affitti, congelati al valore raggiunto a giugno 2019. Creando però un imprevisto effetto indesiderato: una penuria senza precedenti di case a disposizione del mercato in una città già a corto di circa 670mila appartamenti. La reazione dei proprietari di case è stata infatti quella di sottrarre sempre più appartamenti al mercato immobiliare in attesa di tempi migliori, consentendo così di abbassare i prezzi medi degli affitti dell’11%, ma riducendo drammaticamente gli alloggi a disposizione di circa il 30%. Effetto collaterale il boom del costo medio degli affitti dei comuni confinanti, quali Potsdam ad esempio, dove la crescita è pari al 12%, a causa della migrazione forzata di tutti coloro che non riescono più ad affittare casa a Berlino. Principalmente giovani, precari e coppie. Una spaccatura che sta creando divisioni profonde nel tessuto sociale della città, rese ancor più drammatiche dalla crisi economica prodotta dalla pandemia, che ha colpito Berlino molto duramente, con un tasso di disoccupazione salito al 10,6% nel 2020, ben 5 punti percentuali sopra la media nazionale. Mentre la crisi sanitaria non accenna a rallentare, tanto da costringere Berlino a introdurre nuove restrizioni a inizio marzo con il 16% delle terapie intensive occupate e circa 91 casi ogni 100mila abitanti.

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Fig. 2Proteste a Berlino contro sfratti e speculazioni immobiliari

ALTRI MURI

Sul Rental Cap incombe un pronunciamento della Corte costituzionale tedesca atteso per l’autunno. Un verdetto sfavorevole significherebbe il diritto per i proprietari di casa di chiedere indietro tutti gli arretrati con tanto di interessi. Una potenziale bomba sociale pronta a esplodere in una città che sta già pagando un prezzo alto per la crisi economica prodotta dalla pandemia. Non sorprende pertanto che 170mila firmatari abbiano sottoscritto una petizione che richiede l’esproprio nei confronti dei grandi conglomerati immobiliari che gestiscono più di 3mila appartamenti. Ancora ben lontani dalla percentuale che farebbe scattare un referendum, ma significativo dell’aria che tira in città. La stessa che alimenta la rabbia per i ritardi della campagna vaccinale. Senza dimenticare un dato rilevante: in autunno si concluderà la lunga stagione di Angela Merkel. Un’era politica che ha segnato la storia recente della Germania, rendendola stabile nel mezzo delle tempeste che hanno scosso l’Europa. Dalla fine del 2021 il Paese, e Berlino di conseguenza, torneranno a muovere i propri passi in una Germania orfana della Cancelliera.
Proprio perché visceralmente legata al Secolo Breve, Berlino conosce a menadito quanto di buono e di male prodotto dal Novecento. Per quanto allietata dalla più dolce delle musiche, immortalata dai più struggenti film di Wim Wenders o di Florian Henckel, Berlino porta ancora su di sé le cicatrici prodotte dalle follie di un’epoca passata. Gravata da un incancellabile senso di colpa, la città è stata capace di generare un equilibrio dinamico irripetibile tra ansia di cambiamento ed efficienza tedesca. Un mix da cui sono gemmati flussi culturali, avanguardie green, stabilità politica per tutto il continente. Ma la crisi abitativa, autentica dannazione per qualsiasi metropoli a ogni latitudine, mescolata a una pandemia che sembra non conoscere requie sta alimentando pericolose linee di frattura. Ancora più inquietanti nella città del Muro per eccellenza, ventre memore di divisioni fratricide.
Mentre tramonta la stagione di Frau Merkel, Berlino deve imparare da sola a non farsi trovare nuovamente impreparata dal destino. A non credere che ad aspettarla, da qualche parte, ci sia sempre un altro muro, non fatto di pietra e armi stavolta, ma di diseguaglianze e opportunità mancate.
Per inseguire ancora il sogno di essere “Uno”, come cantavano gli U2 trent’anni fa guardando a pochi metri i resti del Muro.

Luca Cinciripini

Immagine in evidenza: Photo by paulsteuber is licensed under CC BY-NC-SA

Luca Cinciripini
Luca Cinciripini

Nato nel 1991, laureato in Giurisprudenza e attualmente dottorando in Istituzioni e Politiche presso l’Università Cattolica di Milano. I miei interessi di ricerca sono concentrati in particolare sulle politiche di sicurezza e di difesa europee, i rapporti tra NATO e UE e la politica estera comunitaria. Da grande amante del mondo anglosassone, seguo anche tutte le vicende rilevanti della politica e della società britannica.

Ma, soprattutto, tre cose non possono mancare mai per me: l’Inter, il cinema e gli U2.

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