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    In tre SorsiLa società inglese chiede innovazione istituzionale e politica. Il bipartitismo britannico è ormai in crisi così i partiti tradizionali britannici cercano alleanze per creare una maggioranza solida ma i programmi elettorali sono confusi. I leader sono messi a dura prova da questioni difficili da affrontare.

    1. CRISI DEL SISTEMA POLITICO – Nel Regno Unito il conto alla rovescia alle elezioni politiche è iniziato: il 7 Maggio 2015 i cittadini britannici saranno chiamati a votare. Dubbi, perplessità ed inquietudini crescono giorno dopo giorno. Da un mese a questa parte, i sondaggi stimano Laburisti e Conservatori a pari merito (essi oscillano tra il 32 e il 34%) e questo pronosticherebbe la formazione di un governo di coalizione. Tuttavia i partiti politici britannici mancano di collaborazione; né Conservatori e né Laburisti sarebbero capaci di formare una maggioranza solida alleandosi con i Liberal Democratici. Al contempo, i partiti minori starebbero guadagnando un appoggio sempre maggiore dall’elettorato, ma i “grandi” partiti faticano a trovare punti in comune con questi ultimi. Ognuno è alla ricerca di alleanze strategiche, talvolta azzardate, al fine di guadagnarsi la maggioranza dei seggi parlamentari. Non si esclude neppure una grande coalizione, su ispirazione del modello tedesco, ove Laburisti e Conservatori mettano insieme le forze per poter gestire la complessità geopolitica che attanaglia il Regno Unito. Indipendentemente dai risultati elettorali, sembra molto probabile che l’epoca del bipartitismo e della stabilità caratterizzante della politica del Regno Unito sia ormai agli sgoccioli, segnata da scontri di grande portata ideologica.

    2. ECONOMIA E INDIPENDENZA DELLA SCOZIA – Malgrado lo scorso Settembre il Partito Nazionale Scozzese (SNP) non sia riuscito a raggiungere il 50% +1 dei voti per ottenere l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, i sondaggi testimoniano un decollo di consensi favorevole al partito indipendentista. In Scozia, si pronostica che il consenso per lo SNP arriverà fino al 47%. Questa nuova tendenza metterebbe in difficoltà i Laburisti, abituati ad essere il partito più amato dall’elettorato scozzese. Ciò nonostante, Ed Miliband sottovaluta la “questione scozzese” declinando l’offerta di alleanza da parte della leader dello SNP, Nicola Sturgeon. Al contempo, Ed Miliband scontra l’avversario Conservatore Cameron sul piano economico accusandolo di inasprire la disuguaglianza sociale e di aumentare le tasse. La politica economica di austerità, secondo il leader laburista, non gioverebbe sulla ripresa economica britannica e raccomanda la protezione del servizio sanitario nazionale – il c.d. National Health Service – da ogni taglio della spesa pubblica. Dal canto suo, Cameron ricorda che l’aumento del debito e dei prestiti causerebbe un danno irreparabile per l’economia britannica.

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    Fig. 1: Cameron – Clegg – Miliband – Farage: chi la spunterà?

    3. EUROSCETTICISMO E XENOFOBIA – Dalle elezioni generali del 2010, il partito populista, l’UK Independence Party (UKIP) ha ottenuto sempre più consenso arrivando ad una stima pari al 12%. Il cavallo di battaglia del partito è una politica di ostilità verso l’immigrazione e l’Unione Europea. In tema d’immigrazione i due grandi partiti britannici tacciono. Nel 2004, i Laburisti aprirono le frontiere nazionali all’est Europa mentre i Conservatori permisero l’ingresso di molti più immigrati di quelli che promisero prima della loro elezione. Quest’ultimi tuttavia riconoscono un’opinione pubblica forte favorevole al partito UKIP fintanto che Cameron appoggia alcuni piani ideologicamente populisti. Egli promette di limitare il flusso migratorio nel Regno Unito imponendo un numero annuale massimo di National Insurance Number. Inoltre, egli ha fissato per il 2017 un referendum in merito alla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea. I Laburisti rimangono invece contrari affermando che l’uscita dall’Unione porterebbe solo maggiori disordini economici. I due grandi partiti britannici, in una fase interna così delicata di mutamento sociale e politico, decidono insomma di giocare con il fuoco.

    Giulia Colombo

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    Un chicco in più

    Qui la BBC mette a disposizione un sondaggio sulle opinioni politiche dell’elettorato britannico.

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    Giulia Colombo
    Giulia Colombo

    Ho una formazione accademica in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee. Durante gli anni di studio mi sono appassionata alle Politiche Europee e Diritto Comunitario, sono diventata grande sostenitrice dell’idea Europea. Per questo motivo, ho preso parte ad un programma di mobilità promosso dalla Commissione Europea che mi ha permesso di ottenere un titolo di Master congiunto in “Law and Policies of European Integration”.  Ho svolto ruoli di Project Assistant collaborando all’implementazione di progetti/programmi comunitari regionali. Oltre a ciò,  la politica migratoria europea e gestione dei conflitti sono tematiche a me care alle quali ho dedicato due tesi di laurea. In tutto questo, mi ritaglio del tempo per altre due passioni: il teatro e lo yoga.

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