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    Cile: la fine del miracolo economico?

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    Puoi leggerlo in 5 min.

    Fino a poco tempo fa il Cile era riconosciuto come un esempio per i suoi vicini latinoamericani. Tanto per i suoi risultati economici, per la virtù della sua classe politica e dirigente, e le sue istituzioni. Nel giro di un anno quelle che sembravano certezze sembrano oggi indebolirsi ed aprire a nuovi scenari.

    LA CONTRAZIONE ECONOMICA – Il Cile ha attraversato il primo decennio del nuovo millennio registrando cifre record di crescita, che hanno posizionato il Paese come leader della regione. La ragione: gli investimenti stranieri in particolare legati al settore minerario, i vasti giacimenti di rame (il Cile è il primo produttore mondiale), la presenza di una forza lavoro qualificata e i bassi costi salariali, il tutto insieme ad una flessibilità legislativa favorevole. Il Cile si era inoltre innalzato ad esempio del successo di politiche di liberalizzazione economica con vaste privatizzazioni ed un ruolo marginale dello Stato. Il ritorno di Michelle Bachelet al potere, per coprire un secondo mandato dopo il quadriennio 2006-2010 ha segnato una flessione. Vince con una percentuale record di consensi, a discapito dell’elevata astensione (prossima al 50%, era la prima volta che in Cile si applicava il voto volontario ad un suffragio per la Presidenza). Gran parte del merito va al suo programma riformatore, volto all’equità ed alle pari opportunità, che prevedeva di rafforzare l’istruzione pubblica in un Paese dominato dall’iniziativa privata e di estendere la gratuità a tutti i livelli educativi, anche l’universitario, fin ora precluso alle classi meno abbienti, facendo ricorso ad una riforma tributaria più equa (“i ricchi paghino di più”). Tale programma, però, ha anche generato un contraccolpo nell’economia. La classe imprenditrice, da sempre propensa a spalleggiare le politiche dei governi di centro sinistra che hanno guidato il Cile quasi ininterrottamente dalla caduta di Pinochet, ha velatamente espresso il suo scetticismo.
    La crescita economica non è stata d’aiuto nei primi due anni del nuovo Governo. Il prezzo del rame è sceso sotto la soglia psicologica dei tre dollari a libbra ed il PIL è cresciuto meno del 2% nel 2013 (con una ripresa nel 2014), per altro confermando una tendenza già intrapresa sotto il Governo del conservatore Sebastian Piñera e generalizzata ora a tutto il continente sudamericano dopo anni di abbondanza.

    NON SOLO CRISI ECONOMICA – Tuttavia, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, non è stato lo scarso risultato economico o la lentezza nella implementazione delle riforme. Michelle Bachelet è stata colpita in pieno da uno scandalo di corruzione che in realtà tocca l’intera classe politica ed imprenditoriale del Paese. Si tratta dei casi “Penta” e “SQM”: il primo si riferisce ad una importante holding impresaria con interessi nella finanza, mentre SQM è una compagnia vincolata all’estrazione mineraria, in particolare del litio. Sarebbero circa 120 le personalità del mondo della politica e degli affari vincolate a questi casi di fatture false che servivano per ingigantire artificialmente le spese delle società, somme che venivano poi rimborsate dallo Stato, e questo ai danni dell’erario pubblico. Una vera e propria frode fiscale. Tuttavia, i casi non si chiudono qui. Anzi, ciò che viene definito il frangente politico dell’intera vicenda, sembra toccare decine di politici, parlamentari e persino ministri dell’attuale Governo e del precedente che avrebbero ricevuto somme di denaro da queste società per finanziare le campagne elettorali, illegalmente quindi,  in quanto mai dichiarate al fisco. La stessa Bachelet potrebbe essere coinvolta in questo giro che ha raggiunto proporzioni tali (un danno erariale superiore a tre miliardi di dollari) che sta facendo traballare l’immagine internazionale del Cile di Paese “pulito” e funzionale, al punto che le stesse dimissioni di Michelle Bachelet sono state ventilate più di una volta e sempre con maggior insistenza via via che affiorano nuovi elementi da queste inchieste.

    chile mining

    Fig. 1: una miniera di rame in Cile, principale ricchezza del Paese sudamericano

    IL CASO CAVAL – Il punto è che, sebbene questi scandali abbiano toccato indifferentemente tanto partiti di governo come l’opposizione (sono inquisiti per esempio tanto Laurence Goldborne, come Andrés Velasco, entrambi ex candidati presidenziali per i due campi opposti), Michelle Bachelet è però al centro del ciclone per via di un terzo scandalo, conosciuto come il caso “Caval”, dal cognome della moglie di suo figlio, Sebastian Davalos, da cui prende il nome anche la società di proprietà di sua nuora dove Davalos esercitava come direttore.

    Poco prima dell’ascesa di Bachelet alla Presidenza nel 2013, Caval acquisiva terreni agricoli per un valore di 6,5 miliardi di pesos (più di 10 milioni di dollari), possedimenti che venivano venduti poco tempo dopo per 9,5 miliardi di pesos. Una fantastica plusvalenza veniva quindi guadagnata, derivata da una speculazione immobiliare. Tuttavia, il dubbio restava: per quale ragione questi terreni sarebbero aumentati di così tanto valore in così poco tempo? Semplice: Davalos, che nel frattempo riceveva dalla madre l’incarico di Direttore di progetti sociali del Governo, avrebbe avuto a disposizione informazioni privilegiate e relazionate con il previsto cambio dei piani urbanistici della zona che, di lì a poco, sarebbe stata dichiarata edificabile e quindi molto appetibile per le imprese di costruzione. L’indagine, lanciata anche a seguito della denuncia per frode contro Davalos da parte dell’acquirente, potrebbe inoltre concludere che lo stesso Davalos avrebbe cercato di influenzare la decisione del Consiglio Comunale chiamato a decidere sul cambio di destinazione dei terreni, utilizzando la posizione di privilegio che gli conferiva la vittoria elettorale di sua madre. C’è di più. Infatti, la società Caval si era costituita solamente da un paio d’anni e non disponeva del capitale sufficiente per acquisire i terreni visto che solo registrava un capitale sociale di poco più di 10.000 dollari e nemmeno possedeva uffici propri. Il prestito necessario di 10 milioni di dollari veniva concesso da una delle principali banche del Paese il “Banco de Cile” del miliardario Andronico Luksic.

    L’IMMAGINE SCALFITA – All’opinione pubblica è apparso chiaro che questa operazione sia stata possibile solo grazie alla posizione di privilegio occupata da Davalos e ai vincoli tra politica e affari, in particolare della sua famiglia. Michelle Bachelet si è difesa affermando che non conosceva l’entità degli affari che muoveva suo figlio. Tuttavia, la cittadinanza non è disposta a credere a colei che accusano di aver tradito la loro fiducia. Gli ultimi sondaggi d’opinione, infatti, indicano una discesa verticale della Presidenta nei consensi, vicina ai minimi storici per un leader raggiunti dal suo predecessore Sebastian Piñera. Bachelet aveva assunto il suo secondo incarico con la la promessa di ridurre la disuguaglianza che colpisce il Paese. Invece, la distanza fra cittadini e politica non è mai stata così grande dal ritorno alla democrazia in Cile. Bachelet esce colpita duramente da questa situazione e la strada per recuperare il consenso appare in salita, visto che inoltre il Cile è stato colpito recentemente dalle peggiori alluvioni degli ultimi 20 anni che hanno sommerso il nord dello Stato causando centinaia di migliaia di sfollati. Tanto economicamente, politicamente e socialmente, il Paese si trova in emergenza.

    Gilles Cavaletto

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    Un chicco in più

    Se volete approfondire la questione del presunto scandalo di corruzione legato a Michelle Bachelet, vi proponiamo questo articolo del País.

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    Gilles Cavaletto
    Gilles Cavaletto

    Vivo a Santiago ma ho studiato temi europei. Ho lavorato in America Latina, in agenzie legate all’ONU attive nel tema della cooperazione internazionale. Per il “Caffè Geopolitico” seguo il Cile e Haiti, bellissima isola martoriata dal terremoto e dalla povertà nella quale ho lavorato.

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