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    Miscela strategica – Il pattugliamento aereo marittimo nel Mediterraneo rappresenta un’attività rilevante per l’Italia già da diversi decenni. L’ampliamento della dimensione di applicazione e il mutato contesto geopolitico in cui questo si svolge hanno complicato la scelta del pattugliatore del futuro e delle capacità che questo dovrà possedere

    ITALIA E MEDITERRANEO – Il Mar Mediterraneo rappresenta allo stesso tempo una grande risorsa e una fonte di criticità: importante crocevia commerciale e fonte di reddito da una parte, ma rilevante rotta per i flussi migratori – perlopiù irregolari – e regione su cui si affacciano Stati politicamente instabili dall’altra. Questa tendenza vale tanto per le aree più vicine all’Italia – come il Nord Africa – quanto, probabilmente con maggiore forza, per il cosiddetto Mediterraneo “allargato”. Anche le crisi che si verificano in zone geograficamente lontane dal Mediterraneo propriamente detto – Mashreq, Sahel, Corno d’Africa e area prospiciente il Golfo Persico – possono infatti avere delle severe ripercussioni sugli interessi dei Paesi mediterranei. Sono le più distanti tra queste aree, quelle che si affacciano sui passaggi marittimi di Suez, Bab el-Mandeb e Hormuz, cruciali per i flussi commerciali e per lo scambio di risorse energetiche (Arabia Saudita in testa), a rivelarsi fortemente instabili, sia a causa di fenomeni come la pirateria e il terrorismo internazionale, sia per situazioni interne talmente complesse da poter sfociare in conflitti che coinvolgono altri attori regionali (come Iran e Arabia Saudita per quanto riguarda l’attuale crisi in Yemen).
    A fronte di queste nuove sfide poste alla sicurezza dell’area mediterranea, zona da tempo ritenuta (almeno in seno alle Forze armate) di particolare interesse strategico per l’Italia, il pattugliamento aereo marittimo, che pure riguarda l’area già da diverso tempo, assume ad oggi caratteristiche nuove.

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    Mediterraneo allargato e Anti-Submarine Warfare (ASW)

    • 250.190 – Ore di volo dei Br.1150 Atlantic (1972-2011)
    • 18 – Numero massimo di Br.1150 Atlantic italiani
    • 13 – i militari che compongono l’equipaggio misto di un Atlantic
    • 2013 – anno dell’ultima esercitazione ASW NATO nel Mediterraneo

    [/box]

    IL PATTUGLIAMENTO AEREO MARITTIMO – Operato principalmente dall’Aeronautica Militare e dalla Marina Militare, aveva – e mantiene anche oggi – l’obiettivo di preservare gli interessi strategici italiani presenti nell’area mediterranea, come la sicurezza del traffico mercantile da e per il Paese. Per raggiungere questo obiettivo, aeromobili dotati di appositi sensori vengono impiegati già da tempo nel pattugliamento del Mediterraneo allo scopo di intercettare eventuali attività sospette sulla sua superficie, ma anche in subacquea. A questo proposito occorre ricordare che a partire dagli anni Settanta, in piena Guerra Fredda, i Breguet Br.1150 Atlantic in dotazione al 41° Stormo di Sigonella e al 30° Stormo di Elmas (fino al 2002) hanno condotto un’intensa attività di contrasto alla minaccia navale, e soprattutto sottomarina. L’aeromobile – che opera attraverso l’Aviazione per la Marina, imbarcando equipaggi  misti, composti da aviatori e marinai – è stato pensato proprio per operazioni antisom – motivo per cui detiene capacità di individuazione e di distruzione dei mezzi intercettati.
    Finita la Guerra Fredda, e ridotta al minimo la necessità di operare in assetto ASW, gli Atlantic sono stati impiegati per la sorveglianza marittima a protezione delle rotte commerciali e per il controllo dei sempre più ingenti flussi migratori che interessano il Mediterraneo. Avvicinandosi il momento della sostituzione dei velivoli operativi (il phase-out degli Atlantic ha avuto inizio nel 2004), in virtù delle finalità per cui questi erano stati utilizzati negli ultimi decenni, ci si è interrogati sulla necessità di mantenere capacità ASW pur in assenza di minacce sottomarine credibili. Ma ciò è vero solo in parte. In effetti, le sponde Nord e Sud del Mediterraneo non sembrano particolarmente esposte a pericoli provenienti dal livello sottomarino: l’area non desta particolare interesse per la Russia, né è minacciata da azioni belliche promosse da altri Paesi che su questa si affacciano. Ma considerando che il Mediterraneo si definisce (come affermato anche nel Libro bianco della Difesa presentato nelle scorse settimane) area di vitale interesse nazionale nella sua accezione “allargata”, è d’obbligo volgere lo sguardo a sud-est, soprattutto al Golfo Persico, che si presenta come regione non solo politicamente instabile, ma anche caratterizzata da un incremento delle capacità sottomarine. E il fatto che queste siano abitualmente utilizzate a protezione dei traffici commerciali non implica che siano inutilizzabili per scopi più aggressivi.

    Un Atlantic impegnato nell'operazione Mare Nostrum. Si noti l'ampia vetrata frontale. Un Br.1150 Atlantic durante l’operazione Mare Nostrum. Si noti la caratteristica vetrata frontale. Credits: Aeronautica Militare

    LE NUOVE CAPACITÀ – Se l’area del Mediterraneo, in particolare in corrispondenza degli stretti strategici, dovesse trovarsi interessata da attività sottomarina, l’Italia potrebbe trovarsi nella circostanza di dover agire a protezione dei propri interessi nazionali proprio attraverso assetti ASW. Con l’avvicinarsi del 2012 (termine previsto per il ciclo di vita operativa degli Atlantic), si è dovuta individuare una soluzione che consentisse di mantenere le capacità di pattugliamento marittimo. Nell’incertezza di quale dovesse essere il pattugliatore “del futuro” ci si è orientati verso una soluzione definita “interinale”, per poter mantenere la capacità almeno fino al 2020. La scelta è caduta su quattro ATR 72 MP (Maritime Patrol) prodotti da Alenia Aermacchi, che hanno l’Aeronautica Militare italiana come cliente di lancio. Optando per l’acquisto di tale aeromobile, che consente compiti che vanno dalla protezione delle acque territoriali alle operazioni di ricerca e soccorso, oltre alla possibilità di trasportare personale e paracadutisti, si è di fatto scelto di ridurre al minimo la capacità antisom, forse a torto. Sebbene il velivolo sia configurato per l’installazione di sistemi e sensori con finalità ASW, questo non sarebbe immediatamente utilizzabile in caso di necessità di azione autonoma – a differenza dell’ATR 72 ASW, già configurato per tale tipo di missioni. Il rischio cui l’Italia va incontro è quello di perdere completamente la capacità, nonostante questa, dato il contesto geopolitico attuale, potrebbe essere mantenuta attraverso piattaforme più economiche e meno ambiziose delle precedenti, che consentano copertura minima e siano impiegabili fuori area.
    La scelta si mostra peraltro in controtendenza rispetto a quella di altri Paesi europei, come Francia e Germania, che hanno scelto di mantenere un minimo di capacità ASW, rispettivamente attraverso gli Atlantique 2 (Breguet) e i P3 Orion (Lockheed Martin).

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    Una coppia di Atlantic in decollo da Sigonella

    IL POTENZIALE RUOLO DELL’ASW – Il contesto Mediterraneo, per lo più se lo si considera nell’accezione “allargata”, si presenta come particolarmente complesso. Quale potrebbe essere il futuro delle capacità ASW in uno scenario così variegato?

    [toggle title=”Escalation nel Mediterraneo” state=”close”]Escalation della conflittualità nel Mediterraneo. La presenza di due rilevanti crisi politiche che stanno interessando le loro regioni di appartenenza (la Libia per quanto riguarda il Nord Africa e lo Yemen per l’area del Golfo Persico) rende la situazione dell’intera area particolarmente volatile, soprattutto per il coinvolgimento di attori regionali. Paesi come Egitto e Algeria, che detengono già delle capacità della categoria, potrebbero decidere di schierare i propri sottomarini nell’area del Mediterraneo centrale o nelle zone vicine agli stretti strategici, magari rendendo necessaria la capacità ASW a tutela delle rotte mercantili o semplicemente per monitorarne il traffico. Bisogna inoltre ricordare che due Paesi della sponda est del Mediterraneo – Turchia e Israele – detengono flotte sottomarine di rilievo.[/toggle]

    [toggle title=”Stabilizzazione del Mediterraneo” state=”close”]Maggiore stabilizzazione del Mediterraneo. Qualora vi dovesse essere una de-escalation dei conflitti in corso (ad esempio con la ricostituzione di un unico Governo libico e la stabilizzazione della situazione in Yemen) e non dovessero emergere nuove conflittualità, nè spostamenti di assetti geopolitici verso il Mediterraneo, la navigabilità degli Stretti marittimi potrebbe considerarsi salvaguardata. Considerato che il fenomeno della pirateria nell’area prospiciente il Golfo di Aden e il bacino somalo sembra efficacemente arginato dall’operazione Atalanta, l’utilizzo di sottomarini per l’eventuale protezione di interessi nazionali lesi dovrebbe essere escluso e, conseguentemente, il pattugliamento marittimo potrebbe non includere alcuna capacità ASW[/toggle]

    [toggle title=”Arabia Saudita, Iran e Stretti” state=”close”]Arabia Saudita, Iran e stretti. La postura di Iran e Arabia Saudita rispetto all’area degli Stretti – soprattutto Bab el-Mandeb – rappresenta un ulteriore elemento da considerare. Dopo l’accordo sul nucleare, l’Iran (che come già accennato schiera parte della propria flotta sottomarina nella regione), potrebbe diminuire la propria “aggressività” rispetto alla comunità internazionale conseguentemente ad un allentamento delle sanzioni – che potrebbero però portare ad un incremento delle spese per la difesa. Allo stesso tempo, però, l’Arabia Saudita si presenta in una posizione più assertiva, come mostrato dall’interventismo in Yemen. In aggiunta, il Paese sta valutando la possibilità di dotarsi di una propria flotta sottomarina, virtualmente da impiegare in chiave anti-iraniana nelle aree di Bab el-Mandeb e Hormuz.[/toggle]

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    Un ATR42MP, fratello minore dell’ATR72 recentemente uscito dagli stabilimenti Alenia

    [one_half] [box type=”warning” align=”” class=”” width=””]RISCHI

    Una serie dei rischi in tema di ASW cui si va incontro secondo il trend attuale:

    • Estinzione della capacità ASW in termini di mezzi
    • Assenza di personale addestrato per la capacità
    • Difficoltà/impossibilità di perseguire un’azione autonoma a protezione di interessi nazionali
    • Riduzione dell’operatività nell’ambito di eventuali operazioni a carattere internazionale

    [/box]

    [/one_half][one_half_last]

    [box type=”note” align=”” class=”” width=””]VARIABILI

    Una lista delle variabili che influenzeranno il trend attuale rafforzandolo o indebolendolo, a seconda dei casi:

    • Modifica degli interessi di Paesi terzi nell’area
    • Esacerbarsi di conflitti esistenti o inizio di nuovi in Stati che insistono sull’area del Mediterraneo allargato
    • Coinvolgimento o incremento dell’attività di attori esterni alla regione in conflitti che la interessano (es. Libia, Yemen)

    [/box][/one_half_last]

    Giulia Tilenni

    Giulia Tilenni
    Giulia Tilenni

    Laureata magistrale in Relazioni Internazionali a Bologna – dove ha anche completato il Master in Diplomazia e Politica Internazionale, che l’ha portata a Francoforte sul Meno per un tirocinio di ricerca di tre mesi. Dopo una tesi in Studi strategici che analizza l’intervento militare in Libia del 2011 e una ricerca sui velivoli a pilotaggio remoto, è entrata a far parte del Caffè Geopolitico nel team Miscela Strategica.

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    1 commento

    1. Un’osservazione: gli equipaggi degli Atlantic sono misti (AM e MM) ma sono INDISCUTIBILMENTE operati dalla MM.
      Un commento: con l’ingresso nella scena bellica dell’arma sottomarina, oltre un secolo fa, per combatterla è ovviamente stata concepita la cosiddetta lotta antisom (ASW= Anti Submarine Warfare), la cui dottrina tecnico-operativa ed i mezzi a corredo (piattaforme aeronavali, sensori ed armi) sono andati nel corso dei decenni via via sviluppandosi ed innovandosi, in linea col progresso tecnologico e dell’esperienza. Insomma, ci è voluto un secolo per raggiungere un elevatissimo livello di capacità. Per contro, a perderla, tale capacità, capiamo bene, non ci vuole niente. Questo rischio vogliamo correre, in un quadro geopolitico estremamente VOLATILE (non casuale la ripresa dell’aggettivo usato nell’articolo)? Ma anche se non lo fosse, volatile intendo, dismettere tale capacità, come qualsivoglia altra capacità militare, sarebbe come utopicamente affermare che l’uomo ha definitivamente chiuso con la guerra!

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