utenti ip tracking
domenica 20 Settembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Contagi, proteste e maltempo: i tanti guai della Corea del Sud

    In 3 sorsi - Il coronavirus sembra aver esacerbato...

    Il SURE dell’Unione europea a sostegno dell’occupazione

    In 3 Sorsi – La Commissione europea ha formalizzato...

    Il lungo inverno di Melbourne

    Analisi - Secondo appuntamento con un "Caffè agli antipodi"....

    Il Cile tra virus e nuovo patto sociale

    In 3 Sorsi – Il Cile si sta avviando...

    L’orrore, l’orrore

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 9 min.

    Il mondo si è unito in maniera categorica contro il massacro di Houla, compiuto con ogni probabilità dalle forze lealiste siriane, le cui immagini hanno fornito una spinta mediatica ancora maggiore all'azione diplomatica contro il regime di Damasco. L'ultimo ostacolo all'intervento leggero della Comunità Internazionale nella crisi è ormai la Russia, il vero alleato di al-Assad che proprio domenica ha bocciato una risoluzione di condanna della strage. A prescindere dal valore delle considerazioni morali in tempo di guerra, il coinvolgimento dei bambini, entità pure ed innocenti per eccellenza, suscita ancora l'orrore evocato da Joseph Konrad.

    EUROPA

    Giovedì 31 – Sarà un giovedì con le urne aperte e molte nuvole in Irlanda, dove la popolazione è chiamata ad approvare o meno la ratifica del Fiscal Compact adottato a fine del 2011 dai governi dell'UE quale misura d'ultima istanza contro la crisi dei debiti sovrani. Il vero quesito del referendum sarà però la modifica della Costituzione tramite l'inclusione in essa di un comma che sancisca la necessità e la congruità tra l'impegno internazionale a livello UE e la ratifica del Fiscal Compact. Il primo ministro Enda Kenning è preoccupato dal record negativo che si trova facilmente collegando le parole referendum e UE a Dublino, già nel 2001 e nel 2008 infatti gli irlandesi avevano detto no ai trattati europei. Un sondaggio pubblicato nel week-end dava al 39% i sì, al 30% i no con un 31% di indecisi, qualora il Fiscal Compact dovesse arrestarsi alle porte dell'Irlanda, rimarrebbe comunque valido tra i paesi che l'hanno ratificato bloccando però ogni prestito di salvataggio verso l'EIRE.

    Domenica 4 – Il Presidente del Consiglio Herman Van Rompuy, quello della Commissione José Manuel Barroso e l'alto Rappresentante dell'Ue Caterine Ashton lasciano Bruxelles alla volta di San Pietroburgo, la meta designata per l'EU-Russia Summit. La due giorni diplomatica è volta al miglioramento delle relazioni bilaterali tra la Federazione e l'Unione, che non mancheranno di discutere temi aperti e questioni bollenti come le transazioni energetiche, i diritti civili e politici e la sicurezza e la difesa. Molti osservatori hanno ritenuto l'assenza giustificata di Vladimir Putin al G-8 di Camp David una reazione alla notizia dell'entrata in funzione dello scudo NATO anti-missile, rivolto in realtà alle minacce mediorientali. Senza ombra di dubbio la materia sarà oggetto di discussioni e dibattiti informali per capire quali siano le percezioni reciproche sull'argomento, l'incontrò sarà inoltre un'ottima occasione per fare il punto su Siria e Iran.

    GEORGIA – A noi potrebbe sembrare un film già visto, ma in Georgia l'evento sa di première assoluta, domenica circa 40.000 manifestanti si sono riuniti a Tbilisi nella famosa Piazza della Libertà, per segnare l'ingresso definitivo sulla scena politica del miliardario Bidzina Ivanishvili. A calcare la scena sul palco oltre al filantropo, che secondo la rivista Forbes detiene un patrimonio di 6.4 miliardi di dollari, c'erano l'ex difensore Kakhaber Kaladze, reduce da 9 stagioni al Milan e 2 al Genoa e il figlio di Ivanishvili, Bera, famoso rapper locale. La festa oltre ad invocare il cambiamento della leadership georgiana, dal 2004 saldamente nelle mani di Mikheil Saakashvili, doveva coprire le recenti indiscrezioni che vorrebbero la fortuna fatta in Russia da Ivanishvili il corpo del reato della sua dipendenza da Mosca, nemico pubblico n°1. Il primo appuntamento utile per testare la nuova coalizione liberal-democratico-progressista, che oltre ad Ivanishvili comprende anche l'oppositore navigato Nino Burdzhanadze, saranno le elezioni politiche di Ottobre, mentre il mandato presidenziale giungerà al termine naturale solo a gennaio 2013.

    AMERICHE

    Martedì 29 – Al palazzo di vetro delle Nazioni Unite di New York tutti si aspettano una giornata di fuoco per la seduta del Consiglio di Sicurezza chiamata ad occuparsi a pieno regime della situazione mediorientale con un focus d'emergenza sulla Siria e la Palestina e una sessione pomeridiana dedicata in toto alla guerra civile in Yemen. Il massacro di Houla dove gli osservatori ONU hanno confermato l'uccisione di 92 civili tra cui molti bambini da parte dei tanks del regime siriano rischia di forzare la mano nonostante l'opposizione di Russia e Cina. In Yemen la situazione è ormai fuori controllo con la provincia meridionale di Abiyan sotto il controllo dei ribelli di Al Qaeda nella Penisola Araba (AQPA) già a capo di piccoli sceiccati locali. Mentre piovono parole di condanna sugli eccessi d Bashar al-Assad a Washington si pensa ad una soluzione alla Saleh, l'accordo che ha sancito la fine del regno trentennale del dittatore yemenita, ma visto il secodno capitolo di quella stessa transizione, ci sarà da lottare.

    ARGENTINA – UE e WTO, queste le sigle dei primi argini posti dalla Comunità Internazionale e dai suoi membri alla politica arrembante di nazionalismo commerciale applicata dopo la sua rielezione dalla Presidenta argentina Kirchner Fernandez. Il Commissario europeo al Commercio Karel de Gucht ha annunciato di aver deferito presso l'Organizzazione mondiale per il Commercio l'Argentina colpevole di provocare "un danno molto reale alle industrie europee penalizzando la nostra economia nel suo insieme". Dal 2011 al 2012 le esportazioni europee verso Buenos Aires sono calate del 14% a causa della pratica del governo argentino di imporre autorizzazioni a monte e di non permettere l'espatrio dei proventi delle vendite.

    AFRICA

    TUNISIA – Dopo la cacciata di Ben Ali, la nuova Tunisia inizia a mostrare scene ma viste agli osservatori e agli appassionati di quello che potrebbe essere definito il paese più laico del panorama islamico. Nella cittadina nordoccidentale di Jendouba infatti alcune centinaia di salafiti hanno preso d'assedio negozi di alcoolici, per protestare contro l'arresto di 4 uomini coinvolti in scontri simili. La risposta degli islamici estremisti è stata a dir poco inaudita, assalti a base di bombe molotov, irruzioni armate nelle sedi istituzionali della città. Dopo la vittoria di Ennhada, partito islamico-moderato, anche il Parlamento tunisino ha respirato l'aria nuova della religione tra i seggi. Sembra che la lotta per l'occupazione, la libertà e la democrazia iniziata a Sidi Bouzid si stia trasformando in una lotta interna all'islam diviso tra moderati ed estremisti, uno scontro inedito per la maggiorparte della popolazione tunisina.

    MALI – Prendete tutte le vostre mappe, cartine politiche e quant'altro di geografico abbiate sull'Africa e tracciate una linea rossa, tutt'altro che sottile, attraverso il Mali, quel paese, almeno come lo conoscevamo prima, ormai non esiste più. Dopo l'accordo giunto nel week-end tra i tuareg laici dell'FLNA e i ribelli islamici di Ansar Dine, l'Azawad diviene uno stato fondato sui principi della sharìa. L'organizzazione regionale dell'ECOWAS, il braccio dell'ONU in Africa occidentale, aveva promesso l'invio di 3000 soldati per sconfiggere i ribelli, ma dopo le vicissitudini legate al golpe militare, al ferimento del presidente ad interim Traoré e il ritorno del colonnello Sanogo al potere, è tutto da rifare. Ai ribelli va riconosciuta la capacità e la lungimiranza di sfruttare il caos in cui navigava il paese dopo l'annuncio di nuove elezioni presidenziali per mettere a punto i loro piani, occorre però notare che la geografia del Mali, insostenibile dal punto di vista strategico ha servito loro la vittoria sul piatto d'argento.

    MAROCCO – La minaccia più pericolosa per il neo-eletto islamico-moderato Abdelilah Benkirane potrebbe essere la disoccupazione, soprattutto giovanile, che colpisce il paese da tempo. Nella giornata di Domenica a Casablanca circa 50.000 persone sono scese per le strade prendendo parte ad una manifestazione indetta dai sindacati socialisti vicini all'opposizione parlamentare. Secondo un rapporto pubblicato il 14 Maggio dalla Banca Mondiale circa il 30% dei giovani tra i 15 e i 29 anni sarebbero senza lavoro, una situazione disastrosa se si tiene conto che 11 dei 35 milioni di marocchini hanno tra i 15 e i 35 anni. Proprio le premesse economiche avevano rappresentato la benzina sul fuoco della sete di libertà dei paesi arabi tra il 2010-2011 portando lontano il vento della Primavera Araba. Il saggio e pacato Re Mohammed VI potrebbe aver bisogno di qualche asso in più nella manica oltre alle elezioni democratiche per evitare ulteriori sviluppi inattesi. 

    content_1141_2

    ASIA

    HONG KONG – Potrebbe essere qualcosa di molto più interessante della solita visita di routine quello della USS Makin, una nave d'assalto della settima flotta statunitense che trasporta dozzine di tanks ed elicotteri da guerra. Intervistato all'arrivo nel porto della provincia autonoma cinese, il comandante della USS Makin si è detto "pronto ad intervenire per instaurare la pace nella regione". La dichiarazione che ha irritato i vertici di Pechino dopo le recenti scaramucce con le Filippine per il controllo della Secca di Scarborough, nel Mar Cinese meridionale. La partnership di massima tra la Cina e gli Stati Uniti ha attraversato nell'ultimo periodo momenti di massima tensione, tra i quali il caso Cheng Guangcheng è solo la punta mediatica dell'iceberg.

    COREA DEL NORD – Dopo il fallimento dell'annunciato lancio missilistico di metà aprile, la riattivazione del sito nucleare di Yongbyon e la promessa di nuovi test balistici a breve, la popolazione della Corea del Nord sembra avere preoccupazioni ben più basilari. Maggio si avvia a diventare il mese più secco da circa 50 anni mettendo in serio pericolo le colture vitali di riso, mais, grano, orzo e patate, la base della povera dieta concessa dal regime alle sue pedine. Dopo lo stop degli aiuti umanitari concessi dagli Stati Uniti in cambio di rassicurazioni sull'atomo made in Pyongyang, al giovane Kim Jong Un non resterà che gettarsi nelle braccia dell'eterno alleato cinese. Ma alla soluzione immediata e scontata se ne aggiunge un'altra più suggestiva: se veramente la siccità dovesse tramutarsi in carestia, alla Corea del Nord non resterebbero che i missili e l'uranio per chiedere aiuto alla Comunità Internazionale, le uniche valute detenute in abbondanza nelle segrete del regime.

    MYANMAR – Passa anche e soprattutto dall'elettricità la "nuova luce" per la popolazione birmana, dopo le recenti aperture parziali del regime militare culminate nell'ingresso di Suu Kyi e della Lega Nazionale per la Democrazia in Parlamento. Il governo ha annunciato l'apertura di appalti per la realizzazione di una rete razionale che metta fine ai continui black-out, che rendono impossibile ogni investimento estero volto alla produzione a basso costo. A beneficiare dei progetti dovrebbero essere le statunitensi General Electrics e Caterpillar, dalla giapponese J Power e dalla sudcoreana BKB. Pechino dal canto suo, non resta a guardare le incursioni nel suo giardino di casa e ha inaugurato due uffici di cambio alle due sponde del confine che permetteranno una gestione coerente della valuta interna birmana, il kyat. Non poteva non mancare nella nuova cuccagna asiatica anche il gigante indiano, nel corso della settimana il premier Manmohan Singh è atteso a Pyinmana, la capitale scintillante costruita dal regime, per ottenere concessioni per gli investimenti in Myanmar.

    MEDIO ORIENTE

    SIRIA – Sa di pura beffa l'indiscrezione lanciata dal quotidiano israeliano Haaretz, a proposito dell'arrivo nella giornata di domenica di due cargo nei porti siriani di Latakia e Tartus, considerati le mete preferite dalla marina russa per svernare i propri incrociatori. Le due navi, per inciso la nordcoreana Odai e la russa Professor Katsman, trasporterebbero un inaudito tesoro di morte, la dote preferita ormai dal regime siriano per perpetrare il continuo sacrificio di civili. Nei mesi scorsi proprio tra le righe del "ristretto" via avevamo parlato della permanenza di due fregate russe nei porti di Latakia e Tartus, vista la coincidenza del rinnovo del soggiorno in concomitanza con l'arrivo dei due cargo sembra chiaro che le due imbarcazioni stazionino nel mediterraneo per garantire l'arrivo di rifornimenti e armi al regime di Damasco. Secondo Haaretz il triangolo della morte Siria-Nord Corea-Russia avrebbe in realtà un quarto vertice nascosto, entrambi i carichi sarebbero infatti un dono di Teheran alla leadership alleata di Bashar al-Assad. Gli amici veri si vedono proprio nel momento del bisogno.

    BAHRAIN – 15 anni di detenzione, questo il prezzo della libertà secondo la Corte di Manama che ha condannato 6 attivisti per le proteste iniziate 15 mesi fa e proseguite con il coinvolgimento di massa della maggioranza sciita della popolazione. L'accusa è quella di alto tradimento in collaborazione con "una potenza straniera", per inciso l'Iran, nel tentativo di deporre la ferrea dinastia sunnita che non ha esitato ad accogliere le truppe saudite nel tentativo di sedare le manifestazioni pacifiche. L'accusa comprende inoltre accenni a possibili attentati futuri contro la sede del Ministero dell'Interno e dei Servizi Segreti e contro il ponte King Fahd che collega lo stato-isola(to) all'Arabia Saudita. Inutile ricordare che sui soprusi e le violenze del governo locale, che hanno causato finora 50 morti, permane il silente appoggio americano, proprio gli Stati Uniti infatti detengono sull'isola il centro di comando e controllo della Quinta Flotta.

    IRAN – Dopo aver evitato sapientemente ogni probabilità di raggiungere un accordo sull'arricchimento dell'uranio nella due giorni diplomatica di Baghdad, Teheran ha annunciato piubblicamente che dal marzo 2013 procederà a costruire un nuovo impianto nucleare da 1.000 megawatt. Bushehr sarebbe nuovamente la meta prescelta per il nuovo capitolo civile, sia per la possibilità di legare lo sviluppo alla vecchia centrale attivata a settembre, sia per la vicinanza al mare, la cui acqua è l'unico mezzo per il raffreddamento dei reattori iraniani. Feyreydoon Abbasi Davani ha inoltre dichiarato che "non c'è alcun bisogno di cedere alle pressioni per limitare al 20% l'arricchimento dell'uranio. Noi produciamo solo il combustibile che ci serve al 20%. Niente di più". Il nuovo capitolo del negoziato 5P+1 è atteso per il 18-19 giugno a Mosca, anche se nessuno si attende nuove aperture a meno di "Carote" e "Bastoni" diversi da quelli tentati finora.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

    Articolo precedenteBersaglio Iran
    Articolo successivoL’Olimpiade del terrore

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome