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martedì 19 Ottobre 2021

Il prezzo delle sanzioni in Venezuela

In breve

  • L’inviata speciale dell’ONU Alena Douhan ha definito le sanzioni contro il Venezuela come una delle cause della grave crisi umanitaria nel Paese.
  • L’opposizione venezuelana e gli Stati Uniti hanno criticato il rapporto dell’ONU e il ruolo del Governo Maduro durante la crisi.
  • La gravità dei problemi che il Paese sta affrontando richiede azioni urgenti che non sembrano essere nei piani di nessuno.

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In 3 sorsiSecondo l’inviata speciale dell’ONU Alena Douhan le sanzioni internazionali contro il Venezuela hanno aggravato la già preoccupante crisi umanitaria. Ma la comunità internazionale non sembra disposta a fare un passo indietro.

1. L’ONU CONTRO LE SANZIONI 

Al termine della sua visita di 12 giorni in Venezuela, l’inviata speciale dell’ONU, Alena Douhan, ha presentato a Caracas nel febbraio 2021 il suo rapporto preliminare sulle sanzioni internazionali contro il Venezuela e sullo stato dei suoi cittadini. Nel rapporto Douhan raccomanda l’immediato sollevamento delle sanzioni da parte di Stati Uniti e Paesi dell’Unione Europea, dichiarando che esse costituiscono una violazione del diritto internazionale e che contribuiscono a peggiorare la crisi umanitaria che sta lasciando milioni di venezuelani senza accesso a beni di base come acqua, cibo e medicinali. Il rapporto evidenzia come l’esenzione delle sanzioni per sostegni umanitari sia inefficace nel limitare i disagi per la popolazione, raccomanda lo sblocco dei fondi di Caracas in Stati Uniti, Portogallo e Regno Unito, ed esorta il Governo di Nicolas Maduro a facilitare il lavoro di organizzazioni non-governative impegnate a distribuire risorse di base alla popolazione. Il rapporto conclude che le questioni umanitarie hanno sempre la precedenza su quelle politiche e che l’impatto delle sanzioni sulla popolazione rimane ingiustificato, nonostante le accuse di violazione dello Stato di diritto mosse nei confronti del Governo Maduro. La pubblicazione di un rapporto conclusivo sulla situazione è prevista per settembre 2021.

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Fig. 1 – La crisi economica e umanitaria ha spinto più di 5 milioni di venezuelani a lasciare il Paese, nel quale il 90% dei cittadini vive in condizioni di povertà

2. LE REAZIONI

L’opposizione venezuelana, guidata da Juan Guaidó, si è espressa criticamente rispetto al rapporto e ha definito le esortazioni dell’ONU uno strumento di propaganda del regime, sottolineando come esse si prestino a una narrativa che assolve il Governo dalle proprie responsabilità. Uno dei principali argomenti sollevati da opposizione e parti sociali riguarda il fatto che la crisi sia iniziata anni prima dell’imposizione delle prime sanzioni da parte degli altri Paesi e che sia dovuta in gran parte alla corruzione e alla mala gestione dell’economia da parte del Governo in carica. Anche esponenti dell’Amministrazione statunitense a guida Biden si sono dimostrati critici circa le conclusioni del rapporto, contestando la supposta parzialità delle fonti con cui l’inviata ONU ha interagito e ribadendo che le sanzioni non vengono applicate agli aiuti umanitari. Il Governo di Washington non sembra intenzionato ad alleviare la pressione sul regime di Maduro, mantenendo continuità con il corso d’opera messo in atto dall’Amministrazione Trump, ma aprendo alla possibilità di intraprendere negoziati qualora Caracas cominciasse a confrontarsi con l’opposizione.

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Fig. 2 – Un quartiere di Caracas ovest, dove l’accesso ad acqua ed elettricità si è interrotto con la crisi

3. COSA RIMANE SUL TAVOLO

Se l’obiettivo delle sanzioni era l’indebolimento di Maduro e del suo Governo le elezioni di dicembre 2020 hanno dimostrato i limiti di questa iniziativa: di fronte a un’opposizione frammentata, il Partito Socialista unito del Venezuela (PSUV) ha capitalizzato sulle divisioni degli avversari, assicurandosi una solida (e annunciata) vittoria ed evitando un rinnovamento del panorama politico venezuelano. La crisi del carburante ha investito il Paese al punto tale da spingere gli agricoltori ad avanzare la richiesta di bypassare il sistema statale e di poter importare singolarmente diesel, le cui forniture non arrivano da novembre 2020 e la cui scarsità sta fortemente impattando sul settore agricolo. Inoltre il Venezuela si appresta ad affrontare una seconda ondata della pandemia di Covid-19 con un’infrastruttura sanitaria e un sistema per l’approvvigionamento dei medicinali inadeguati, se non del tutto inesistenti, e per questo i rischi di un ulteriore aggravamento delle condizioni di vita della popolazione sono elevatissimi. L’ostinata rigidità di Maduro e dell’Amministrazione statunitense sembra allontanare ogni possibilità di una soluzione diplomatica alle varie crisi, per le quali i cittadini venezuelani stanno pagando un prezzo altissimo.

Sara Pasqualetto

VENEZUELA-PROTESTS/” by DJANDYW.COM is licensed under CC BY-SA

Sara Pasqualetto
Sara Pasqualetto

Ho studiato Diritti Umani all’Università di Padova, per poi trasferirmi a Brema, in Germania, per conseguire una laurea magistrale in Relazioni Internazionali. Lavoro come project e communication manager all’Istituto Alfred Wegener per ricerca polare e marina e mi interesso di politiche climatiche europee. Sono un’appassionata di podcasts e in generale di modalità di divulgazione giornalistica multimediali, tramite il Caffè Geopolitico spero di contribuire anche io nel mio piccolo a creare informazione affidabile e di alto livello.

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