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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    Uno sguardo sul “nuovo” Afghanistan di Ashraf Ghani

    In breve

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 sorsi – Per comprendere progressi, potenziale, sfide e problemi per un Paese che non smette di affascinare e stupire, guardiamo ai successi politici, gli ostacoli alla sicurezza e le sfide economiche nell’Afghanistan al tempo di Ghani.

    1. IL PASSO AVANTI – E’ quello avvenuto in politica giovedì 23 Aprile, quando il Governo afghano di unità nazionale, sette mesi dopo essere entrato in carica, ha tenuto la prima riunione di gabinetto. E’ questo un passo fondamentale nel percorso che l’Afghanistan di Ashraf Ghani, sta cercando di intraprendere a livello interno, dove il bisogno di riforme è impellente; ed è stato possibile dopo che la Camera Bassa ha nominato 16 nuovi Ministri del gabinetto.
    Sembra positivo il fatto che i neo-Ministri, non più come con Karzai tutti ex combattenti, sono per lo più giovani e con una solida istruzione. Tra di loro, inoltre, vi sono 4 donne. E’ vero che ancora si è lontani dal poter parlare di parità tra i sessi, ma considerando la tradizionale struttura sociale dell’ Afghanistan e quanto fosse prioritario per Ghani e Abdullah vedere approvati senza ulteriori ritardi i nomi proposti, non si può che apprezzare questo risultato. L’approvazione del gabinetto è cruciale per poter ora procedere con l’implementazione di politiche e riforme. Nelle parole del Presidente Ghani è ora il momento di “stilare il piano d’azione dei primi 100 giorni del nuovo Governo e procedere alla sua implementazione”. Le priorità riguardano sicurezza, corruzione ed economia e per il Presidente è prioritaria anche la questione dei governatori provinciali nominati da Karzai che, ancora al potere in 31 provincie dell’Afghanistan, rappresentano un ostacolo al funzionamento governativo di quelle aree. La loro sostituzione non può più essere rimandata.

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    Fig. 1 – Ashraf Ghani è il nuovo Presidente dell’Afghanistan

    2. IL PASSO INDIETRO – E’ quello sul piano della sicurezza, ancora troppo debole in un Paese che sta cercando di scrollarsi di dosso la piaga del terrorismo interno. Particolare attenzione internazionale ha ricevuto l’attentato del 18 Aprile a Jalalabad, che ha ucciso 35 persone. L’attacco è stato subito attribuito da Ghani all’ISIS, il cui coinvolgimento è però da confermare, avendo il portavoce del gruppo in Afghanistan condannato l’episodio e declinato ogni responsabilità.
    Fin dall’inizio Ghani ha fatto della lotta al terrorismo uno dei propri punti fermi e non negoziabili di politica interna, ma sarà un cammino in salita, che richiede determinazione non solo a livello istituzionale ma anche a livello di società civile: l’appoggio di cui i Talebani godono in molte aree tra la popolazione rappresenta infatti un significativo ostacolo al perseguimento di questa politica.
    Per garantire sicurezza al Paese ed esercitare in modo effettivo il potere centrale, per il Governo l’unica possibilità (soprattutto ora che l’ISIS si profila all’orizzonte come potenziale minaccia) sembra quella di un accordo di pace con i Talebani, piuttosto che cercare invano la loro estromissione tout court da un quadro politico-sociale di cui sono realtà radicata. Infatti, se è vero che per l’ISIS estendere la sua attività all’Afghanistan sarebbe difficile, data l’influenza di cui i Talebani godono, basata su decennali legami tribali difficilmente sradicabili, è vero anche che può rappresentare quell’elemento di minaccia esterna capace di incentivare Governo e Talebani a trovare un accordo.
    L’avvicinamento di Ghani al Pakistan punta a questo, poiché l’appoggio di Islamabad è fondamentale per convincere i Talebani a un negoziato di pace con Kabul.

    3. LO STALLO – E’ quello economico, di un Paese in cui le guerre, il deterioramento della sicurezza, la corruzione e il debole sviluppo infrastrutturale hanno creato un contesto economico non attraente per gli investitori. Tutto ciò ha condannato l’Afghanistan ad essere uno dei Paesi più poveri al mondo, con profondi divari interni nella distribuzione del reddito, bassissimi tassi di crescita e un alto livello di disoccupazione.
    Tuttavia, è possibile individuare qualche speranza di miglioramento per l’economia afghana. Queste speranze passano attraverso accordi con altri Stati della regione e progetti congiunti. Tra questi c’è quello che vedrà il trasferimento di 300 megawatt di elettricità all’anno dal Kyrgyzstan e dal Tajikistan al Pakistan attraverso l’Afghanistan. Questo accordo potrà aiutare il Paese, poiché le altre parti si sono impegnate a investire ogni anno 2 miliardi di dollari in Afghanistan, da indirizzare a infrastrutture e servizi pubblici. Inoltre è possibile l’ingresso dell’Afghanistan nell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), che ne favorirebbe lo sviluppo grazie a una facilitazione degli scambi commerciali, all’attrazione di capitale d’investimento e alla maggiore capacità di creare contatti economico-commerciali internazionali. Tutto però dipende dalla capacità di Ghani di trovare un punto di incontro con gli imprenditori del Paese, che temono la competizione internazionale. Entrare nell’OMC darebbe nuova linfa al Paese, ma è necessario un accordo interno, senza il quale Ghani rischierebbe di vedere indebolito il proprio consenso.

    Uscire dallo stallo economico in cui l’Afghanistan versa sarà una processo lungo, ma progetti regionali e accordi commerciali sono di sicuro la strada che porta al miglioramento.

    Marta Furlan

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    Un chicco in più

    Il Pakistan ha sempre fornito ai Talebani un rifugio sicuro, permettendo loro di agire indisturbati negli attacchi a soldati e polizia afghana lungo le zone di frontiera. Il supporto del Pakistan è quindi fondamentale per convincere i Talebani a sedersi al tavolo negoziale. L’avvicinamento al Pakistan, però, ha generato timori a Nuova Delhi, tradizionale alleata dell’Afghanistan e storica nemica del Pakistan. La visita di Ghani in India a fine Aprile è volta a mantenere la consolidata alleanza Kabul-Nuova Delhi.

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    Foto: DFID – UK Department for International Development

    Foto: DFID – UK Department for International Development

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    Marta Furlan

    Sono nata a Milano nel 1993, e mi sono laureata in Lingue straniere per le Relazioni Internazionali all’Università Cattolica con una tesi sullo sviluppo del terrorismo jihadista da Al Qaeda ad ISIS. Attualmente sto frequentando un Master in European and International Studies presso l’Univeristà di Trento. Le mie aree di interesse principali sono la politica del Medio Oriente e il terrorismo islamico, e la mia grande passione è viaggiare.

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