utenti ip tracking
giovedì 6 Agosto 2020
More

    Speciale COVID-19

    La delicatissima situazione politica interna in Serbia

    Analisi - ln Serbia l'epidemia di Covid-19 appare fuori...

    Il Myanmar alle urne tra guerra civile e Covid-19

    In 3 sorsi - Fissata la data per le...

    I Paesi Baschi in cerca di patria e in fuga dal passato

    Analisi – Il 12 luglio in Spagna, dopo il...

    Miracolo ad Atene o Profezia dei Maya?

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 8 min.

    Nonostante i resoconti preoccupanti, i sondaggi minacciosi e lo spettro del ritorno alla dracma, il popolo greco ha scelto di sottostare alla dura legge dell'austerity, rifiutando il salto nel vuoto rappresentato dall'uscita dall'euro. I leader mondiali si ritroveranno così al G20 di Los Cabos con il capitolo Grecia ancora in cerca di una soluzione europea, mentre la situazione in Egitto e in Siria permane nell'incertezza più totale. La settimana che si apre oggi sembra raccogliere tutti i temi che hanno caratterizzato i primi sei mesi dell'anno, chissà che in questi 7 giorni non escano soluzioni reali ai problemi ancora aperti

    EUROPA

    Lunedì 18 – Miracolo ad Atene, non può essere che questo l'esito letterale delle elezioni nella Grecia devastata dai tentacoli della crisi del bilancio pubblico, visto che la coalizione implicita costituita dai partiti pro-troika ha ottenuto i numeri per governare. Esce sconfitto il giovane leader della sinistra radicale SYRIZA Alexis Tsipras, fermo al 25% dei consensi, una quota che gli garantisce comunque i numeri per un'opposizione consistente alle misure più contestabili. La palla passa ora all'Unione Europea, chiamata ad approntare un piano definitivo per il salvataggio di una Grecia ancora saldamente parte dell'Eurogruppo, con la consapevolezza che la minaccia dell'austerity non rientra più tra le opzioni a disposizione.

    Giovedì 21 – Il destino economico-monetario dell'area euro si divide sul filo immaginario che collega il palazzo della Banca Centrale Europea a Francoforte e la sede estiva lussemburghese per i meeting dell'Eurogruppo. I ministri dell'area euro si incontreranno come d'abitudine per definire una linea comune in vista dell'incontro decisivo di venerdì mentre la BCE è chiamata a mostrare le misure finora promesse nei confronti della crisi greca. Proprio in vista di una rivoluzione di velluto nella gestione monetaria da parte di Mario Draghi, l'altro Mario italiano, ovvero il premier Monti ha invocato un abbassamento dei tassi d'interesse per far confluire il gettito monetario verso nuovi investimenti a favore della crescita. Difficile che una tale uscita esplicita sia da considerare una semplice boutade, dato che l'azione del nostro governo tecnico è ormai concertata strettamente con le cariche europee.

    Venerdì 22 – Il dado è tratto, con l'incontro dei ministri di economia e finanze dei 27 membri dell'UE, il vecchio continente si gioca il suo destino nel mezzo della crisi stagnante sull'economia pubblica di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, insomma i tristemente noti PIIGS. L'agenda, incredibilmente fitta e articolata, prevede un dibattito sulla tassazione del comparto energetico e delle rendite finanziarie – questione "Tobin Tax" tanto per intenderci – ma riserva anche delle sorprese inimmaginabili. I membri dell'Unione saranno infatti chiamati ad abrogare una procedura automatica intesa come sanzione per il deficit eccesivo nei confronti di Bulgaria e, incredibile a dirsi, della rigorosa Germania. Difficile prevedere l'effettiva entrata in vigore dell'imposta sulle transazioni finanziarie, dato che il premier britannico Cameron non ha mai nascosto di difendere gli interessi della City londinese.

    AMERICHE

    Lunedì 18-Martedì 19 – Si apre in mattinata il G20 in Messico, nella stupenda location marinara di Los Cabos, paradiso e buen retiro dell'alta società californiana dove confluiranno i leader delle venti maggiori economie mondiali. Il Pomeriggio di lunedì e l'intera giornata di martedì saranno dedicate alle tre sessioni plenarie in cui verranno toccati i temi più importanti di economia, politica estera e sviluppo sostenibile viste le importante coincidenze della politica internazionale della settimana. I leader europei in arrivo in terra messicana temono l'accerchiamento da parte del fronte statunitense unito a quello dei BRICS, con Brasile e Cina a guidare la linea anti-austerità per abbattere il calo delle esportazioni in Europa. Già nelle scorse settimane Barack Obama aveva suonato la carica per un'Europa più coesa e cosciente dei propri limiti, chissà quindi che proprio il summit di Los Cabos non diventi un'occasione per affrontare in un colpo solo la crisi economica e la campagna elettorale per le presidenziali.

    Mercoledì 20-Venerdì 22 – Rio de Janeiro, vent'anni dopo i leader mondiali si riuniscono di nuovo sotto l'egida delle Nazioni Unite per tirare le somme sull'impegno per lo sviluppo sostenibile e la protezione dell'ambiente. La Conferenza giunge nel periodo più nero delle contestazioni delle ONG contro la politica ambientale del governo brasiliano, accusato di sacrificare le proprie ricchezze naturali all'altare del dio del progresso. Difficile prevedere soluzioni a breve termine o dichiarazioni conclusive di forte impatto dato che già i lavori preparatori hanno sancito la caduta di ogni aspettativa. Assenti eccellenti i leader più in vista come Barack Obama, Angela Merkel, Vladimir Putin, David Cameron e Mario Monti, nonostante la vicinanza relativa tra Rio e Los Cabos, sede del G20. Toccherà a Dilma Rousseff portare proprio al G20 la bozza della dichiarazione conclusiva, sulla cui sorte pesa lo spettro della confusione più totale dopo il veto statunitense alla proposta dei G77, i paesi in via di sviluppo.

    COLOMBIA – Gli attivisti per i diritti rurali dei campesinos colombiani continuano a pagare col sangue l'opposizione alle bande armate per la reconquista dei terreni confiscati con le armi. Jairo Martinez, è l'ultimo dei 60 nomi della triste lista nera iniziata nel 2007, è stato assassinato venerdì scorso nel distretto del Sucre, dove sono ancora attivi gruppi paramilitari. Secondo Gustavo Gallón, presidente della Commissione dei Giuristi Colombiani "chi si oppone al processo di restituzione delle terre ai campesinos sono i gruppi paramilitari che si nutrono dell'assenza del contesto politico-economico rurale". In realtà il vero problema è che gli apparati governativi non sono ancora in grado di disarmare le varie milizie che si sono stabilite nelle campagne, lontano dall'attenzione dei media e del grosso della popolazione.

    AFRICA

    NIGERIA – E' di 21 morti e dozzine di feriti il bilancio di tre attacchi terroristici compiuti dalla setta islamica Boko Haram nei confronti della comunità cristiana nigeriana. Come in ogni faida religiosa che si rispetti i tre attacchi sono stati presi a scusante per i conseguenti agguati da parte di giovani cristiani nei confronti della popolazione musulmana nelle località colpite. Il pericolo evidente della strategia adottata dai fondamentalisti musulmani è quello di dare il via alla terribile piaga della guerra civile a sfondo religioso, un'eventualità in grado di mettere in dubbio la permanenza stessa della convivenza della popolazione. Per ora gli attacchi esplosivi esauriscono il ventaglio delle azioni di Boko Haram, ma qualora il governo dovesse mostrarsi debole nei confronti del terrorismo, il caso "Mali" dimostra quanto sia facile sfruttare vuoti di potere con offensive militari su larga scala.

    ETIOPIA – Sarà Addis Abeba, la capitale etiope, ad ospitare il 19esimo Summit dell'Unione Africana dopo il rifiuto del Malawi di ospitare il Presidente Sudanese Omar al-Bashir su cui pende una richiesta d'arresto della Corte Penale Internazionale. La Presidentessa del Malawy Joyce Banda si era ripetutamente rifiutata di ospitare al-Bashir per l'imbarazzo di non procedere alla misura cautelare detentiva nonostante il Malawi risulti tra i signatari del Trattato Istitutivo della Corte dell'Aia. Il Summit tratterà in realtà di materie economiche nel tentativo di aumentare il commercio tra i paesi africani in modo da favorire lo sviluppo del continente

    ASIA

    MYANMAR – E' di 50 morti il bilancio delle due settimane di scontri armati tra la minoranza musulmana dei Rohingyas e la popolazione buddhista della regione di Rakhine. L'etnia Rohingyas non è mai stata riconosciuta ufficialmente dal governo di Pyinmana, che considera come stranieri tutti i musulmani nelle regioni al confine col vicino Bangladesh. Quello delle violenze ormai cessate in una calma imposta dall'esercito è soltanto l'ultimo dei tasselli che rendono il futuro dell'ex Birmania sempre più incerto. In un contesto in cui l'unità dell'opposizione al regime è tutt'altro che scontata, i militari ormai usciti definitivamente dal recinto delle caserme non avranno difficoltà a richiamare la situazione instabile quale giustificazione della loro permanenza al potere.

    BANGLADESH – Ben 300 aziende del comparto tessile hanno chiuso definitivamente i battenti dopo settimane di scioperi e manifestazioni dei lavoratori per un salario più equo e condizioni di lavoro meno opprimenti. Nel corso degli scontri con la polizia circa 250 persone sono state ferite a causa dell'utilizzo di pallottole di gomma e gas lacrimogeni. Già nel 2010 il governo aveva aumentato lo stipendio mensile dei lavoratori del tessile all'equivalente di 37$, ma l'inganno dell'economia globale si nutre di stipendi da fame e la questione degli aumenti non rientra tra le priorità delle corporations, come dimostrano le serrate. L'economia del Bangladesh vive dell'export a basso costo e proprio il settore del tessile ha contribuito per più del 50% al record di 32 miliardi delle esportazioni dello scorso anno. Wal-Mart, Carrefour, H&M, Nike, Reebok e Adidas sono solo alcuni dei marchi che hanno optato per la manodopera a basso costo del Bangladesh, probabilmente costretti a spostare la produzione a causa dell'instabilità e delle recenti proteste.

    MEDIO ORIENTE

    Lunedì 18 – Toccherà al Consiglio di Sicurezza dell'ONU pronunciarsi sull'esito della missione degli osservatori sospesa nella giornata di sabato dal capo dei baschi blu in Siria. Il piano per la pace sponsorizzato dall'ex Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan sembra ormai giunto al capolinea, a causa del rifiuto di entrambe le parti di procedere al cessate il fuoco. I ribelli e l'Esercito Libero Siriano sono ormai a corto di armi, ma continuano a causare vittime tra le fila del regime grazie ad ordigni improvvisati contro i convogli scrasamente protetti, nella convinzione che spetti a Bashar al-Assad compiere il primo passo. Nel corso della loro missione gli osservatori sono passati dall'essere il microfono della popolazione bersagliata dai bombardamenti a divcentare veri e propri bersagli disarmati della violenza delle milizie armate degli shabbiya fedeli al regime. Un aumento del loro numero porterebbe solo all'aumento esponenziale del rischio della missione, dato che non esiste alcuna tregua da giudicare o da far rispettare tra le parti.

    Giovedì 21 – Se veramente la Fratellanza Musulmana d'Egitto riuscisse a portare il suo uomo forte Mohamed Morsy al potere, il suo ruolo potrebbe rivelarsi una carica vuota di significato, dato che un emendamento della Costituzione emanato dal Consiglio Militare potrebbe riservare a tale istituto il potere legislativo e di bilancio. I risultati ufficiali del testa a testa tra l'ex premier Shafiq e Morsy sono attesi per Giovedì, ma si può facilmente prevedere una fuga di notizie già nei primi giorni della settimana, come nelle precedenti tornate elettorali. Dopo il reset completo dell'Assemblea Costituente, l'Egitto potrebbe attraversare una fase di stallo governativo, data l'ambiguità della nuova figura presidenziale e la permanente influenza dei militari. La maggiorparte dei giovani che avevano popolato le strade del Cairo e Piazza Tahrir ha definito la sfida tra Shafiq e Morsy come una scelta tra "la peste e il colera", quello che invece è certo sembra essere l'assoluto bisogno di una medicina per curare la ricaduta dell'ormai decaduta Primavera Araba.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

    Articolo precedenteFuori da Euro2012… ma ancora in Europa
    Articolo successivoTutto da rifare?

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite