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    Sotto i ‘fuochi’ dell’estate

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    Il "mondo" delle relazioni internazionali di questa settimana si divide sui due scenari più caldi degli ultimi tempi, ovvero Europa e Medio Oriente. Mentre a Bruxelles continuano le vicissitudini dell'accordo anti-spread del 28-29 giugno, l'est vicino fa i conti con i risultati delle elezioni in Libia, l'assestamento di potere in Egitto e il fallimento del piano Annan in Siria. Dopo le tempeste sulla East Coast americana, gli incendi in Colorado, anche la Russia e il Mar Nero fanno i conti con i capricci della natura e i suoi "fuochi" d'estate

    EUROPA

    Martedì 10 – Appuntamento fondamentale per il futuro dell'Unione Europea, il Consiglio in formazione economia e finanza si riunisce a Bruxelles per decidere sulla sorte dell'accordo informale preso nelle scorse settimane dai capi di Stato e di governo in merito ai meccanismi anti-spread. Le resistenze di Germania, Olanda e Finlandia sembrano essere calate di fronte all'impegno dei paesi in difficoltà, capitanati dall'ormai imprenscindibile Mario Monti a rispettare gli obblighi dell'austerity solo in vista di un appoggio comunitario alla ripresa economica. Sicuramente non mancheranno colpi di scena e novità dell'ultimo minuto, vista la volatilità delle intese e la variabilità delle "forze" sul campo, considerando il cambio di presidenza di turno dell'UE passata ora a Cipro.

    Lunedì 9-Domenica 15 – Mario Monti starà via per un po', questo è poco ma sicuro, e visto lo stallo della grande coalizione di partiti che sostiene il suo governo in parlamento, questa lunga assenza non potrà che schiarire le idee per il futuro delle riforme italiane. Lunedì e martedì briefing e meeting in quel dell'Unione Europea per definire i paletti certi dei provvedimenti decisi nel summit del 28-29 giugno scorso, poi giovedì, partenza per gli States dove il Presidente del Consiglio italiano presenzierà ad una conferenza nella "Sun Valley", organizzata dalla banca d'affari statunitense Allen & Co. Tra gli invitati spiccano i nomi eccellenti di Bill Gates, Marck Zuckerberg, Rupert Murdoch e Tony Blair.

    AMERICHE

    STATI UNITI – Washington alza i toni della diatriba siriana che si protare ormai da 16 lunghi mesi, ammonendo il regime di Bashar al-Assad del rischio di un "attacco catastrofico" quale pietra tombale delle violenze incessanti che hanno portato la contra dei cadaveri oltre i 15.000. Secondo il Segretario di Stato Hillary Clinton, "la sabbia nella clessidra si sta esaurendo" e dopo il fallimento del piano Annan ammesso dal suo stesso ideatore, i falchi mediorentali, tra cui spiccano Doha e Riyadh sembrano premere per qualcosa che vada oltre la prospettata soluzione yemenita. La campagna elettorale per le presidenziali di novembre è ormai al culmine e l'elettorato democratico potrebbe gradire un maggiore impegno diplomatico americano visto lo stallo della Comunità Internazionale. Sembra quindi che la battaglia delle parole continuerà ancora a lungo prima che si decida della sorte del regime di Damasco e delle aspirazioni dell'opposizione siriana.

    ARGENTINA – Tra gli ambienti finanziari inizia a diffondersi il terrore di un ripetersi della crisi in salsa argentina da quando il Financial Times ha svelato i risvolti misteriosi di un provvedimento governativo entrato in vigore nelle scorse settimane che avrebbe annullato la conbvertibilità dei pesos in dollari. Dopo le vicende in sede WTO che hanno visto Stati Uniti e Unione Europea lamentarsi per le barriere protezionistiche innalzate dal governo di Buenos Aires per favorire i prodotti nazionali, i dubbi sulle modifiche ai dati dell'inflazione, il blocco dei pesos sarebbe l'ultima goccia in un vaso che rischia di riempirsi in fretta. Sicuramente la misura d'extrema ratio è l'ultimo tentativo in ordine cronologico per arginare il deficit della bilancia commerciale argentina, ma il rischio paventato è quello di un'economia serrata alle possibilità d'investimento d'oltremare.

    AFRICA

    Mercoledì 11 – C'è grande attesa per i risultati ufficiali del primo turno di elezioni nella Libia del dopo-Gheddafi, Domenica, ad un giorno soltanto dalla chiusura delle urne l'Alleanza delle Forze Nazionali, coalizione liberale guidata da Mahmoud Jibril, ha dichiarato la vittoria a Tripoli e Bengasi ottenendo il paluso del mondo occidnetale. Mercoledì dovrebbe dunque essere il giorno fatidico per svelare il nodo cruciale della transizione libica, ovvero la bilancia delle forze sul campo, divise tra laici e liberali. Sembra che l'affluenza sia andata oltre le aspettative sfiorando il 60%, un dato comunque positivo viste le ombre che avevano accompagnato la vigilia dell'appuntamento.

    NIGERIA – Lo stato nigeriano di Plateau e la periferia della città di Jos versa ormai in uno stato di guerra civile-religiosa, dopo che nel week-end, diversi commandos armati hanno assaltato le comunità cristiane riunitesi per la preghiera causando almeno 90 morti. Domenica durante i funerali delle vittime, un corteo è caduto vittima dell'ennesimo agguato in cui è rimasto ucciso un senatore, giunto sul luogo per la commemorazione. Difficile immaginare la fine delle violenze dietro cui si cela il gruppo fondamentalista Boko Haram, visto che il governo di Goodluck Johnatan non ha saputo fare altro che chiedere ed ottenere le dimissioni del titolare del ministero della Difesa. 

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    ASIA

    CINA – 20 miliardi di dollari, 700.000 barili al giorno, questi i numeri dell'ultimo affare del governo cinese nel suo sguardo "energetico" nei confronti dell'ormai isolato Iran. Rostam Qasemi, ministro del Petrolio di Teheran ha svelato i risvolti dell'accordo che legherà le ricerche e lo sviluppo di due nuovi giacimenti petroliferi in collaborazione con Pechino, ingolosita dall'opportunità di assicurarsi il greggio iraniano posto sotto embargo dall'Occidente. La zona interessata si trova lungo il confine con l'Iraq, precisamente negli insediamenti di Azadegan e Yadavaran, in una regione già costellata da siti di estrazione dell'oro nero.

    GIAPPONE – Dopo che un sondaggio ha svelato le diffidenze delle rispettive popolazioni ai massimi dal periodo del dopoguerra, Cina e Giappone continuano la gara infinita nella balance of power per l'Asia orientale. A far da sfondo alla contesa sono di nuove le isole contese Senkaku, per cui Tokyo sarebbe pronta a pagare i proprietari terrieri in modo da assicurarsi il controllo dei presunti giacimenti petroliferi. Per Pechino, ogni azione nipponica sulle isole continua ad essere "illegittima e non valida", mentre Tokyo ha denunciato più voltre le intese raggiunte lamentandosi per le esplorazioni cinesi volte a testare l'effettiva presenza di gas.

    MEDIO ORIENTE

    Lunedì 9-Martedì 10 – Prosegue il tour mediorientale del weekend che vede il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso impegnato in Terra Santa, dopo la volta delle Autorità palestinesi, saràla volta di Israele dove la figura di spicco dell'UE avrà modo di sostare per due giorni. Una vera e propria girandola dìincontri porterà Barroso faccia a faccia con Simon Peres, Presidente israeliano, Benjamnin Netanyahu, primo ministro, Stanley Fisher, Presidente della Banca Centrale e Avigdor Lieberman, ministro degli esteri. Ci sarà spazio anche per il ricordo e la commemorazione delle atrocità dell'olocausto con una visita allo Yad Vashem e al Museo d'Israele. Il 10 luglio invece, spazio ai titoli onorifici accademici, Barroso sarà infatti all'Università di Haifa dove riceverà una laurea honoris causa, terminando la tourné in medio Oriente.

    Mercoledì 11 – Mohamed Morsi, neo-incoronato Presidente d'Egitto si recherà in Arabia Saudita per la prima visita ufficiale. Coadiuvato dall'ambasciatore egiziano nel Regno di Saud Mohammed al-Qattan, Morsi incontrerà re Abdullah per "conoscersi e discutere i modi per incrementare gli scambi e la cooperazione" tra i due paesi sunniti per eccellenza dell'area mediorientale. Dopo l'incontro d'alto livello, spazio anche per l'immancabile contesto religioso, con una breve visita ai luoghi sacri della Mecca. La caduta di Mubarak e la relativa calma di Washington davanti al disgregarsi di un forte alleato regionale, ha provocato forti malumori a Riyadh, che sconta da tempo un deficit democratico nei confronti delle aspirazioni derivanti dalla Primavera Araba. L'incontro sarà l'occasione ideale per rinsaldare la partnership sunnita tra i due paesi e valutare gli scenari attuali della politica estera lungo il mar Rosso. Intanto sul fronte interno Morsi ha ordinato al Parlamento di tornare al lavoro per stendere la nuova Costituzione, entrando così in conflitto con la Corte Suprema e il Consiglio militare di Tantawi.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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