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    Ndrangheta s.p.a. – Africa, Asia e Oceania (VI)

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    Puoi leggerlo in 5 min.

    Completiamo la rassegna delle attività criminose che la ‘Ndrangheta svolge all’estero passando in rassegna il suo operato in Africa, Asia e Oceania. Il quadro che ne viene fuori rappresenta un attore che purtroppo opera senza scrupoli su scala globale

    AFRICA – Gli interessi della ‘Ndrangheta in Africa sono legati alle nuove rotte del traffico di droga, allo smaltimento di rifiuti tossici e nucleari, al traffico di diamanti e altri minerali preziosi e, negli ultimi anni, alle possibilità di sfruttamento dei flussi migratori.
    Del resto il continente non poteva sfuggire alle mire criminali date le sue risorse naturali, la posizione strategica, le istituzioni deboli e una fonte inesauribile costituita da milioni di giovani disoccupati, affamati, analfabeti e con poche valide alternative alla carriera criminale.
    Con il giro di vite imposto in Europa nel 2003 sulle tratte aeree e marittime provenienti dall’America del Sud, secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine), annualmente, in media, sarebbero 40 le tonnellate di cocaina (il 27% del totale) entrate in Europa dopo essere transitate soprattutto dai porti della Guinea e della Mauritania, ma anche di Dakar (Senegal), Abidjan (Costa d’Avorio), Lomé (Togo), Cotonou (Benin), Tema e Takoradi (Ghana) e Port Harcourt (Nigeria). Qui lo stupefacente verrebbe stoccato, occultato nei modi più diversi, caricato su pescherecci o piccole navi dirette in Spagna, Portogallo o Gran Bretagna, per essere poi immagazzinato e spedito in Italia e negli altri Paesi europei a bordo di altre navi merci, di tir o di piccoli aerei. Dal 2005 ad oggi sono state sequestrate in Africa Occidentale circa 46 tonnellate di polvere bianca destinata a inondare le strade di Madrid, Milano e Londra.
    Secondo la Banca Mondiale nello scorso anno il giro d’affari legato alla sola cocaina nell’Africa occidentale raggiungeva i 6,8 miliardi di dollari.
    Senegal, Gambia, Guinea, Mali, Mauritania e Guinea-Bissau rappresentano oggi i principali hub delle rotte del narcotraffico dall’America Latina verso l’Europa. In particolare la Guinea-Bissau assume un ruolo di grande rilevanza dal momento che, in virtù del suo passato coloniale, ai suoi cittadini è concesso di entrare in territorio portoghese senza visto.
    Il Sudafrica, invece, si pone come una delle mete principale di investimento della ‘Ndrangheta per lo scambio diamanti-cocaina. Ma le coste africane sono state teatro anche dello scarico di migliaia di fusti contenenti rifiuti altamente velenosi. Il pentito Francesco Fonti aveva consegnato nel 2005 alla DNA (Direzione Nazionale Anti-mafia) un dettagliato memoriale sull’affondamento doloso di navi cariche di scarti radioattivi al largo delle coste somale, gestito da numerose ‘ndrine nell’ambito di un più vasto quadro di traffici internazionali di armi. Una storia che s’intreccia con le inchieste condotte da Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 uccisa nel 1994 a Mogadiscio con il suo cameraman Miran Hrovatin. Armi che continuano ancor oggi ad essere la merce di scambio privilegiata per l’acquisizione di altri beni preziosi: secondo diversi collaboratori di giustizia, la ‘Ndrangheta avrebbe allungato le mani sul coltan delle miniere congolesi, minerale fondamentale per i telefonini di ultima generazione – e specificamente per l’ottimizzazione dei consumi di corrente elettrica nei chip.
    Un altro business che non conosce crisi resta il traffico di migranti. Per Francesco Forgione, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, «in Calabria esistono rapporti diretti tra l’arrivo dei migranti, la permanenza/detenzione nei CPT, l’organizzazione delle fughe, la collocazione nel mercato del lavoro nero nel settore della pesca e dell’agricoltura, della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti. Gli organizzatori sono le cosche della ‘Ndrangheta attive nei centri di Crotone e Rosarno». La transnazionalità del reato (con tutte le lacune e le contraddizioni relative alla legislazione ed al comportamento dei singoli Stati sul fenomeno) e gli enormi profitti che ne derivano (sia dal pagamento dei viaggi sui barconi, sia dallo sfruttamento ad opera del caporalato mafioso) inducono i clan del Nord Africa, in sinergia con la criminalità organizzata nazionale, ad organizzare e gestire gli ingenti flussi di migranti come una sorta di terra di nessuno da sfruttare, agendo nel cono d’ombra dell’impunità garantito dall’inefficacia delle misure di contrasto finora adottate in seno ad una UE divisa più che mai al suo interno.

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    ASIA – Non si può parlare di un vero radicamento della ‘Ndrangheta in questo continente, ma di ottimi contatti per l’importazione di eroina e hashish. Le famiglie mafiose calabresi, in primis quelle di Platì, San Luca e Africo – ovvero i Barbaro, Sergi, Papalia, Morabito, Pelle – sono riuscite a piazzare sulla provincia milanese fino a 20 chili di eroina al mese grazie ai loro contatti privilegiati con i trafficanti iraniani e turchi.
    Per quanto riguarda la criminalità economica sono stati accertati investimenti di alcune ‘ndrine in Thailandia, Indonesia e Siria, dove i proventi del traffico di droga sarebbero stati reinvestiti in titoli di Stato. Al di là dei classici settori di investimento è stato possibile accertare sofisticati meccanismi di movimentazione dei narcoproventi, fondati sul metodo del prestito garantito o del deposito in garanzia di capitali estero su estero per ostacolarne la tracciabilità, originati sulla base di false fatturazioni per operazioni commerciali inesistenti. Recenti indagini hanno poi confermato l’operatività di centri di intermediazione economico-finanziaria costituiti ad hoc tra Australia, Singapore, Olanda ed Italia, che rendono possibile, mediante l’impiego di professionalità altamente specializzate, una sofisticata gestione dei canali di illecita intermediazione del credito.

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    AUSTRALIA – L’infiltrazione in Australia ha origini remote: sono infatti le famiglie di Platì le prime ad insediarsi con le ondate migratorie degli anni Trenta. Le ‘ndrine dei Sergi, Barbaro, Perre, Trimboli, Agresta, Zappia, Romeo, Violi e Musitano hanno gestito per lungo tempo e nel massimo silenzio ogni affare, dalla droga alla prostituzione, passando per le armi. Nel 1980 la ‘Ndrangheta poteva contare su 160 membri solo a Canberra, e cellule molto forti erano già presenti a Melbourne, Sydney e Mildura. Ad oggi, il narcotraffico locale ha saputo aggiornarsi diversificando i prodotti – basti pensare al maxi-sequestro, operato nel 2007 dalla polizia federale australiana, di 4,4 tonnellate di pasticche di ecstasy nascoste in barattoli di pomodoro.
    Ingente anche l’attività di riciclaggio, sebbene, ad oggi, non si dispone di una approfondita conoscenza investigativa sui movimenti criminali di valuta da e per l’Australia.
    Notevole infine la capacità di infiltrarsi nella politica e nella pubblica amministrazione, testimoniata dalla corruzione riscontrata di alcuni ministri, l’omicidio di un attivista politico laburista nonché quelli, rispettivamente, nel 1989 a Canberra del vice capo della polizia federale e nel 1994 di un sergente della National Crime Authority attraverso un pacco bomba.

    Gianni Cavallo

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    Un chicco in più

    Questo articolo fa parte del più ampio progetto editoriale Ndrangheta S.p.A: analisi del crimine organizzato nel XXI° secolo, vi invitiamo a leggerlo sulle nostre pagine:

    Per chi volesse approfondire i temi legati alla dimensione internazionale della ‘Ndrangheta consigliamo inoltre la lettura delle fonti bibliografiche utilizzate:

    • Antonio Nicaso – “Ndrangheta, le radici dell’odio”, Aliberti editore, 2008;
    • Dorina Bianchi e Raffaele Rio, “L’impero della ‘ndrangheta”, Giulio Perrone Editore, 2013;
    • Nicola Gratteri, “Fratelli di sangue”, Luigi Pellegrini Editore, 2007;
    • Francesco Forgione, “Mafia export. Come ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra hanno colonizzato il mondo”, Baldini Castoldi Dalai, 2009;
    • Rapporto EUROPOL “Threat Assessment -Italian organised Crime”, L’Aja, 2013;
    • Sacco, “L’azione delle mafie e della criminalità organizzata nell’area mediterranea: nuove sinergie e nuove minacce”, atti del Meeting “I Mezzogiorni d’Europa e Mediterraneo nella bufera. I giovani Nuovi Argonauti”, luglio 2012, O.B.I. “Osservatorio Banche Imprese” di Bari, Giannini editore, 2012;
    • Savona, “Gli investimenti delle mafie”, rapporto realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Centro Interuniversitario Transcrime) per il Ministero dell’Interno (PON Sicurezza 2007-2013), Milano 2012;
    • UNITED NATIONS OFFICE ON DRUGS AND CRIME-UNODC, Rapporto 2010-2011;
    • UNODC, “The globalization of crime a transnational organized crime threat assessment”, 2012.

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    Foto: expertinfantry

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    Gianni Cavallo
    Gianni Cavallo

    Ufficiale dei Carabinieri dal 2004, laureato in Fisica presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi in astrofisica sulle polveri interstellari, attualmente laureando in “Scienza della sicurezza interna ed esterna” presso l’Università “Tor Vergata” di Roma con una tesi in diritto internazionale sulla questione di legittimità dell’attacco armato contro l’Isis in Siria ed Iraq. Passioni tante (viaggi, pittura, teatro, letture, musica tutta…dai Prodigy a Beethoven…e poi quella sottile vena di masochismo che mi porta per il calcio a tifare Roma), sempre in lotta con l’orologio e spesso con la valigia in mano, accompagnato da una profonda curiosità che mi fa sentire un po’ bambino un po’ scienziato. Se è vero che “la verità ama mascherarsi”, a me piace inseguire i suoi passi e cambiarmi d’abito, per raccogliere di volta in volta le sue confidenze dai volti che incontro, che osservo e che ascolto.
    Il contenuto dei miei articoli rispecchia le mie opinioni personali e non è in alcun modo riconducibile alle posizioni espresse dall’Arma dei Carabinieri.

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