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    A quarantasei anni dall’Apollo-11

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    In questi giorni si celebrano i quarantasei anni dal primo allunaggio degli astronauti statunitensi. La rubrica spaziale ricorda quegli anni con una riflessione finale sull’importanza dell’esplorazione spaziale.

    LA SFIDA DI KENNEDY – Il 25 maggio del 1961 il Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy si rivolse al Congresso con queste parole «I believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the moon and returning him safely to the Earth» (Io credo che questo Paese debba impegnarsi per raggiungere l’obiettivo, entro questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo indietro sulla Terra). Quel giorno la situazione nella corsa allo spazio era la seguente: i sovietici avevano lanciato il primo satellite (lo Sputnik-1), il primo essere vivente (la cagnetta Laika) e il primo essere umano (il cosmonauta Yuri Gagarin) in orbita attorno alla Terra; gli Stati Uniti erano in rincorsa, ma a livello di volo umano avevano totalizzato solamente 15 minuti di esperienza, di cui appena cinque nello spazio, grazie al volo sub-orbitale della prima capsula Mercury pilotata dall’astronauta Alan Shepard. Nonostante la sfida sembrasse folle (mancavano le tecnologie, le equazioni per la programmazione della rotta, non si sapeva neanche se un uomo sarebbe sopravvissuto uscendo dalla capsula protetto solo da una tuta a tenuta stagna o se avrebbe potuto vivere in condizioni di microgravità), la NASA si mise d’impegno e iniziò a progettare il programma che avrebbe portato l’uomo sulla Luna, e lo denominò Apollo.

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    Fig. 1 – L’equipaggio dell’Apollo-11, da sinistra a destra: Armstrong, Collins e Aldrin

    APOLLO-11 – I programmi Mercury e Gemini permisero alla NASA di acquisire le conoscenze necessarie per andare sulla Luna. Il programma Apollo sarebbe dovuto iniziare con il primo volo con astronauti nel febbraio del 1967, ma un incendio a bordo della capsula durante una prova a terra di routine uccise l’equipaggio dell’Apollo-1, causando un’interruzione che si protrasse fino all’ottobre del 1968 per risolvere i diversi e numerosi problemi di sicurezza che l’ente spaziale statunitense aveva trascurato nella fretta di realizzare il progetto di Kennedy. Le missioni cominciarono con l’Apollo-7, seguito dall’8, dal 9 e dal 10. I quattro voli collaudarono tutto ciò che era necessario per l’allunaggio della missione successiva, quella dell’Apollo-11. L’equipaggio di questa missione era composto da tre astronauti veterani: il comandante Neil Armstrong, il pilota del modulo di comando Michael Collins e il pilota del modulo lunare Edwin Aldrin. Dei tre solo Armstrong e Aldrin sarebbero scesi sul nostro satellite naturale, mentre Collins li avrebbe “aspettati” in orbita lunare per poi riportarli a casa. La missione partì il 16 luglio 1969 e la sera del 20 luglio il modulo lunare (denominato Eagle) raggiunse la superficie lunare dopo non poche peripezie causate da alcuni problemi al computer di bordo. Armstrong scese la scaletta per primo, seguito da Aldrin e i due trascorsero più di due ore camminando (o meglio, saltellando) sulla Luna, posizionando esperimenti scientifici e raccogliendo i primi campioni di roccia lunare della storia. La missione si concluse con successo il 24 luglio, quando il modulo di comando (denominato Columbia) ammarò nell’Oceano Pacifico.

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    Fig. 2 – Una delle poche fotografie che ritraggono Armstrong (sulla destra) sulla Luna

    L’IMPORTANZA DELLA VOLONTÀ POLITICA – Il programma Apollo, che portò dodici astronauti a camminare e lavorare sulla Luna, fu una delle più grandi conquiste scientifiche e tecnologiche dell’umanità, se non la più grande. Tuttavia, la scienza e l’innato istinto esplorante dell’uomo non sono stati i motivi principali della “conquista” della Luna: la spinta principale è arrivata dalla volontà politica degli Stati Uniti di sconfiggere l’Unione Sovietica sul campo tecnologico e, di conseguenza, propagandistico. La corsa allo spazio è stata una sfida pacifica tra le due superpotenze della Guerra Fredda e tra i rispettivi modelli socio-economici opposti. Nessuna delle due era disposta a essere sconfitta, ed entrambe investirono importanti risorse nel settore spaziale. Il discorso di Kennedy al Congresso, che alzò la posta in gioco della “partita”, diede la spinta necessaria affinché gli Stati Uniti raggiungessero e sorpassassero le conquiste spaziali sovietiche. Con la fine della Guerra Fredda gli USA non hanno più avuto un avversario da “battere” e sono state avviate numerose collaborazioni fruttuose con i Paesi europei, con il Giappone e con la stessa Russia, erede spaziale dell’URSS. Tutto ciò ha avuto e ha risvolti molto positivi sia in termini diplomatici sia scientifico-tecnologici, ma ha attenuato la spinta che derivava dalle sfide come quella lanciata da Kennedy, che obbligò la NASA a programmare pensando al futuro e a inventare le nuove tecnologie necessarie al raggiungimento dell’obiettivo. Oggi nessun Paese ha un programma spaziale per l’esplorazione strutturato e ambizioso come quello statunitense degli anni Sessanta-Settanta, neanche la Cina, nonostante la propaganda e le voci circolanti circa prossime missioni lunari con equipaggio. Senza sperare in un clima da Guerra Fredda, la ricerca spaziale dovrebbe ritrovare slancio, anche grazie agli evidenti benefici tecnologici derivati e applicabili alla nostra vita quotidiana. Ricordare Apollo-11 è un augurio in questo senso.

    Emiliano Battisti

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    Modulo di comando – Di forma conica, era in grado di ospitare tre astronauti per il viaggio per e dalla Luna. Sulla sommità era presente il sistema che permetteva l’aggancio in volo con il modulo lunare. Il modulo era dotato dello scudo termico in grado di proteggere l’equipaggio dal calore del rientro atmosferico terrestre e di paracadute per rallentare la discesa nell’oceano.

    Modulo lunare – Era diviso in due parti. Quella inferiore ospitava i motori per la discesa verso la superficie lunare e le “zampe” per l’allunaggio, quella superiore aveva l’abitacolo vero e proprio, che poteva ospitare due astronauti e i motori per l’ascesa dalla Luna verso l’incontro (in gergo rendez-vous) in orbita con il modulo di comando.

    Programma Apollo – Consistette in 11 missioni, dalla 7 alla 17, che volarono dall’ottobre 1968 al dicembre 1972. Di queste, nove raggiunsero la Luna, otto vi entrarono in orbita e sei scesero sulla superficie, per un totale di dodici astronauti che hanno passeggiato sul nostro satellite naturale. Di queste missioni, l’Apollo-13 ebbe un incidente durante il viaggio verso la Luna, che costrinse la NASA ad annullare l’allunaggio previsto e far rientrare l’equipaggio a Terra per poterne salvare la vita.

    Una curiosità: l’Italia è stato il primo Paese a dare la notizia dell’allunaggio. Come è stato possibile? Semplicemente il giornalista della RAI, Tito Stagno, che seguiva la diretta da Roma, interpretando male le comunicazioni radio che stava ascoltando, ha dato la conferma del contatto con il suolo prima che avvenisse realmente (poco meno di un minuto). Qui potete trovare il video che lo conferma.[/box]

    Foto: Σταύρος

    Foto: NASA’s Marshall Space Flight Center

    Emiliano Battisti
    Emiliano Battisti

    Consulente per un’azienda spaziale, sono Segretario Generale e responsabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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