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venerdì 10 Luglio 2020
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    Insieme al caldo dell'estate, con l'avvento di questa settimana ci lasciamo alle spalle ogni, seppur tiepida, speranza di vedere le questioni che da tempo assillano le relazioni internazionali risolte da qualche miracolo diplomatico. In Iran tira il vento del complotto internazionale contro il sacro diritto alla proliferazione nucleare, in Siria la guerra civile trasforma la popolazione in un bottino per il cui controllo è bene lottare fino all'ultimo sangue mentre al palazzo di vetro dell'ONU si riuniscono i vertici politici dei vari paesi per cercare soluzioni ai problemi vecchi e nuovi del pianeta

    EUROPA

    Lunedì 24 – Un tempo, quando ancora il vento sovietico soffiava imperioso sull'est Europa, ai corrispondenti d'oltre cortina di ferro piaceva descrivere i risultati delle urne comuniste col termine "percentuali bulgare", per rendere l'idea dell'assenza di reale competizione politica. Oggi nell'Europa post-stalinista, l'unica nazione per cui quell'espressione è ancora valida è la Bielorussia dell'instancabile Lukashenko, convintissimo nel chiamare la popolazione alle urne nonostante la mancata partecipazione di tutti i partiti d'opposizione. Nessuna attesa dunque per il responso preannunciato per la tarda serata di lunedì, visto che l'unica conseguenza dell'evento politico sarà un Parlamento totalmente favorevole all'ultimo despota assoluto d'Europa.

    Lunedì 24 – Domenica 28 – I pesi massimi dell'Unione Europea lasciano la placida Bruxelles per raggiungere il palazzo di vetro di New York dove è in programma la Ministerial Week della 67^sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite apertasi Martedì scorso. L'alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton prenderà parte ai dibattiti sui temi più infuocati come Iran, Libia, Somalia e questione mediorientale senza contare gli incontri di alto livello con Lakhdar Brahimi e Nabil el Arabi per affrontare il fascicolo "Siria". Al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy toccherà esporre le priorità dell'UE in seno all'organo rappresentativo dell'ONU, mentre il Presidente della Commissione Europea Manuel Barroso sarà impegnato in una serie di meeting bilaterali.

    Venerdì 26 – Sabato 27 – I Ministri della Difesa dei paesi membri dell'Ue si riuniscono a Nicosia per un meeting informale all'interno del framework per la Presidenza di turno cipriota dell'Unione. Sul tavolo della riunione le prossime sfide della politica di difesa e di sicurezza comune, il tentativo di avvicinamento tra coordinamento NATO e UE e uno sguardo al panorama mediorientale e asiatico in cui giaciono tutte le dispute irrisolte di questo periodo infuocato per le relazioni internazionali.

    AMERICHE

    VENEZUELA – Si fa sempre più accesa la campagna elettorale per le presidenziali di Caracas in programma per il 7 Ottobre. Nel weekend lo sfidante del cartello delle opposizioni Henrique Capriles Radonski si è preso abilmente gioco delle brochure fatte circolare dai supporter di Hugo Chàvez in cui il Presidente uscente viene descritto come "Il candidato della terra del Padre Eterno". L'ex governatore è riuscito a conquistare la simpatia dei ceti medio bassi degli stati lontani dalla capitale, in cui la mancanza di acqua corrente, di energia elettrica e di cibo sembrano problemi più urgenti della diffusione della "Rivoluzione" bolivarista osannata dall'uomo forte del Venezuela. Chàvez è in cerca di un rinnovo presidenziale di altri 6 anni e nonostante alcuni sondaggi lo diano in testa alla competizione, il pragmatico Capriles è riuscito a mettere in dubbio un risultato ritenuto scontato fin dall'inizio.

    BRASILE – Citando l'immortale Oscar Wilde, El Paìs ha descritto il fenomeno come "La importancia de llamarse Dilma" e forse nessun titolo poteva comunicare meglio la curiosa coincidenza che sta interessando la campagna elettorale per le elezioni comunali in Brasile. Non solo per la prima volta il paese supera la quota rosa del 30% dei candidati, ma di queste, 143 si presentano alle urne col nome di battaglia della Presidenta. Sarà il fascino dell'immediatezza, sarà il fatto che la popolarità della prima donna brasiliana sfiora tutt'ora il 75% dei consensi ma sembra che in futuro la vera Dilma dovrà guardarsi da un esercito di cloni politici. In realtà il Partito dei Lavoratori dell'ex Presidente Silva detiene la maggiroanza delle intenzuioni di voto in solo una delle principali città del paese, palesando una forte debilitazione in vista delle presidenziali del 2014.

    AFRICA

    Lunedì 24 – Il controllo del territorio, come molti ben sapranno, è insieme all'indipendenza da altri governi il criterio che definisce la validità dell'autorità di uno stato nel diritto internazionale. Ecco perchè l'ultimatum dato dal governo libico alle milizie che imperversano tra Tripoli e Bengasi sa di evento fondamentale nella storia della Libia post-Gheddafi. L'annuncio è giunto nella tarda serata di sabato da parte del Presidente dell'Assemblea Nazionale Mohammed al-Megarief, dopo che due gruppi armati presenti nella città di Derna avevano annunciato lo scioglimento immediato in seguito alle proteste di venerdì a Bengasi. Proprio nella capitale della Cirenaica il governo ha organizzato un gruppo di contatto incaricato di disarmare le milizie ribelli grazie alla cooperazione tra i gruppi armati del Ministero della Difesa, il Ministero dell'Interno e la polizia locale.

    SOMALIA – Nemmeno la nomina di un nuovo parlamento, più democratico e rappresentativo delle istanze claniche del failed state per eccellenza sembra riuscire a riportare l'ordine e la sicurezza nelle strade della capitale Mogadiscio. Sabato, all'uscita dalla preghiera in una delle moschee della città, il neo-parlamentare Mustaf Haji Mohamed è stato freddato da un commando armato appartenente con ogni probabilità al gruppo islamico Al-Shabaab. "Abbiamo ucciso Mustaf, ed uccideremo tutti i parlamentari uno ad uno, troppe volte abbiamo avvertito i somali di non affidarsi al nuovo governo, la morte di Masaf sarà una lezione indimenticabile per tutti gli altri," con queste parole Sheikh Abdiasis Abu Musab ha confermato la paternità dell'azione violenta. Masaf era il patrigno di Sharif Sheikh Ahmed, ex Presidente ed artefice di vani tentativi di pacificazione interna, tuttavia rimane solo una delle vittime del weekend di sangue in Somalia dopo l'uccisione di un radioreporter venerdì e l'attentato al tritolo in un famoso ristorante della capitale in cui tra le 15 vittime figurano anche 3 noti giornalisti.

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    ASIA

    Lunedì 24 – Si concluderà lunedì l'incredibile "storia di un caso già risolto in partenza" come è stato definito dalle autorità cinesi l'intrigo politico-diplomatico che unirà ai già condannati Bo Xilai e consorte, anche il fedele collaboratore dell'ex sindaco di Chongqing, Wang Lijun. All'ex capo della polizia sono state contestate le accuse di alto tradimento, abuso di potere, peculato e uso della giustizia a fini personali, senza alcuna reazione o dichiarazione dell'accusato. "Prendo atto e confesso la mia colpevolezza dichiarata dall'accusa e mostro il mio sincero pentimento", queste le parole di circostanza con cui Wang ha accolto la filippica finale del procuratore generale di Chengdu. Quasi senza dubbio la condanna lo vedrà colpevole di tutte le accuse, ma è quella di alto tradimento che rende la pena di morte un fantasma quantomai reale.

    AFGHANISTAN – C'è chi lascia e chi raddoppia, così potrebbe essere riassunta la visita storica del Direttore della Sicurezza domestica della Repubblica Popolare Cinese Zhou Yongkang, nella prima visita ufficiale di alto livello dopo quella di Liu Shaoqi del 1966. Mentre circa 30mila soldati americani, giunti in Afghanistan per sostenere la "surge" del Generale Petreus lasciano il paese, la Cina che condivide una frontiera montuosa di 76 km con Kabul punta forte sulla normalizzazione dei rapporti in vista dello sviluppo dell'economia locale. Già in passato le ingerenze di Pechino negli affari afghani hanno garantito alla sete inestinguibile di materie prime e combustibili fossili dell'industria nazionale un bottino di risorse stimabili attorno ai 1000 miliardi di dollari. La visita di Zhou Yongkang và tuttavia ricollegata anche alle recenti vicissitudini della provincia musulmana dello Xinjiang, in cui l'influenza dell'estremismo islamico mette a dura prova l'unità nazionale laica. Con le parole dello stesso Zhou "è in linea con gli interessi fondamentali dei nostri popoli rafforzare i legami strategico-diplomatici tra Cina e Afghanistan, per giungere alla pace nella regione, alla stabilità e al progresso economico,".

    MEDIO ORIENTE

    EGITTO – Comunque vada a finire il periodo successivo alla rivoluzione di piazza Tahrir, sembra proprio che l'Egitto del dopo-Mubarak abbia trovato un degno successore al trono che fu di Nasser. Mohamed Morsi, nella prima intervista ufficiale alla tv di stato del Cairo ha ribadito il suo sostegno alla rivoluzione siriana accordando però al nuovo partner iraniano il ruolo di attore fiondamentale nella regione e vitale per la soluzione della crisi di Damasco. Rendendo poi nota al mondo una verità ormai lapalissiana, il "Fratello" Morsi ha inoltre dichiarato che l'ex alleato di ferro americano "deve cambiare il suo atteggiamento nei confronti del mondo arabo", un messaggio che dopo le vicissitudini legate alla diffusione del film "The innocence of muslims" assume un significato ancora più marcato. Inizialmente relegato ad un ruolo simbolico dai media internazionali, Morsi è riuscita a drenare gradualmente il potere dalla giunta militare nelle proprie mani, garantendo un controllo democratico allo strapotere degli uomini di Tantawi.

    TURCHIA – L'esercito turco ha iniziato nella giornata di domenica le manovre per muovere cannoni howitzer e pezzi di contraerea nelle città confinanti con la provincia siriana di al-Raqqa dove nei giorni scorsi cittadini turchi sono rimasti vittime del fuoco incorciato tra governo di Damasco e ribelli. Nel frattempo l'Esercito Libero Siriano ha dichiarato pubblicamente lo spostamento del proprio quartier generale dalla Turchia alla Siria, muovendo con cautela circa 5 km all'interno del territorio siriano. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani l'80% del territorio di frontiera è ormai al di fuori del controllo del governo centrale, ma i ribelli restano incagliati ormai da mesi nella battaglia per la conquista della piazzaforte Aleppo, vitale per la marcia finale su Damasco. Secondo il Comandante dell'ESL Riad-al-Assad, la vittoria finale è ormai questione di mesi, a prescindere dal contribuito delle nazioni straniere, che nell'ultimo periodo si è rivelato sporadico ed inefficiente, solo la schiacciante superiorità nei cieli sembra garantire ancora l'esistenza del regime di Bashar. Tuttavia attendere il crollo interno alla famiglia Assad potrebbe rappresentare un gioco al massacro per i ribelli che necessitano continuamente di rifornimenti e supporto logistico-operativo.

    IRAN – Continua la tragicommedia che perdura ormai da 10 anni attorno alle sorti del programma nucleare iraniano, con alcune novità dell'ultim'ora. Nel weekend il parlamentare iraniano Javad Jahangirzadeh ha accusato il Direttore dell'AIEA Yukiya Amano di aver passato segretamente ad Israele alcune informazioni confidenziali riguardo agli impianti nucleari di Teheran, mettendone in dubbio la sicurezza. "Qualora il nostro paese decidesse di lasciare l'Organizzazione, la responsabilità sarebbe tutta del Direttore Amano" ha continuato Jahangirzadeh confermando la bassissima marea delle relazioni tra le due entità. Sempre nel weekend il parlamentare Alaeddin Boroujerdi ha accusato pubblicamente il gigante dell'elettronica Siemens di aver incluso in apparecchiature acquistate da Teheran per il supporto al programma nucleare alcuni ordigni a carica controllata. Come se non bastasse sempre nel weekend la rivista Times ha diffuso la notizia secondo la quale il mese scorso durante una ricognizione lungo le linee elettriche della centrale di Fordow l'esercito iraniano sia riuscito a far esplodere un congegno in grado di raccogliere dati e comunicazioni trasmesse dai sistemi di arricchimento dell'uranio. Qualunque cosa accada, in medio oriente rimane sempre una missione impossibile distinguere la polvere del deserto dalla nebbia della guerra di clausewitziana memoria.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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