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    Un voto contro i demoni del passato

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    La Sierra Leone si sta avvicinando alle terze elezioni presidenziali dalla fine della guerra civile (1991-2002). In vista del primo turno elettorale, previsto per il 17 novembre, il presidente Ernest Bai Koroma, in corsa per un secondo mandato, punta tutto sull’ampliamento della rete di infrastrutture, mentre il leader dell’opposizione Julius Maada Bio richiede misure più rigide contro la corruzione. Tuttavia, almeno al di fuori della capitale, il voto è già scritto, spaccato secondo linee etniche e regionali

    UN TRAMPOLINO DI LANCIO – Per le strade di Freetown, i cartelloni che invitano gli elettori a ritirare le nuove schede elettorali biometriche (si veda il “Chicco in più”) hanno sostituito i manifesti di celebrazione del 50° anniversario dell’indipendenza. Striscioni inneggianti all’uno o all’altro aspirante presidente stanno gradualmente affollando muri, tralicci, alberi, autobus. Muovendosi nelle vie della capitale, è ormai difficile non imbattersi in un corteo monocolore di giovani, che ballano e proclamano a gran voce il nome del loro candidato (lo stesso che qualche ora prima, probabilmente, li ha arruolati in cambio di pochi soldi). “Abbiamo bisogno di elezioni pacifiche per poter guardare avanti”, dice Christiana Thorpe, ex suora oggi alla direzione della Commissione Elettorale Nazionale (NEC). “Usciamo da una guerra che in 11 anni ha gravemente compromesso lo sviluppo del paese. Se le elezioni saranno pacifiche, dimostreremo di essere credibili agli occhi del mondo, e questo sarà un vero e proprio trampolino di lancio per il paese”, dice. Il parere espresso dalla Thorpe riprende le dichiarazioni dell’ex Rappresentante Esecutivo del Segretario Generale dell’ONU, Michael von der Schulenburg, in carica fino allo scorso maggio: “Le prossime elezioni saranno una grande sfida per la nascente democrazia di questo paese. La Sierra Leone deve passare questo test, cruciale per la sua storia, senza che i demoni del passato riemergano”. LA STRANA SPESA DEL GOVERNONonostante le dichiarazioni d’intenti, da un anno a questa parte si sono registrati alcuni preoccupanti, benché sporadici, episodi di violenza. Le prime avvisaglie si ebbero nel settembre 2011 a Bo (seconda città del paese) in seguito alla nomina di Julius Maada Bio a candidato presidente: negli scontri, Bio subì un trauma cranico, e il fattaccio portò ad un divieto a tempo indeterminato (revocato dopo tre mesi) a tutti i raduni politici. Ancora più inquietante è stata, lo scorso gennaio, l’importazione da parte del governo di armi d’assalto per un valore di qualche milione di dollari. Scopo: equipaggiare l’ala paramilitare della polizia della Sierra Leone, conosciuta come Operational Support Division (OSD). Pur non avendo l’embargo sulle armi, il progresso del paese nel ristabilire la sicurezza e il tasso di criminalità relativamente basso non chiariscono perché la polizia abbia bisogno di tali armi. Pare inoltre che un certo numero di ex ribelli, riaddestrati in fretta e furia, abbia di recente infoltito i ranghi di tale divisione. Un’OSD numerosa, ben armata e presumibilmente anche etnicamente squilibrata mina gli sforzi compiuti dalla polizia della Sierra Leone nella creazione di una polizia moderna e indipendente. “Vi è una quasi totale mancanza di fiducia nella capacità della polizia di mantenere la pace”, dice Valnora Edwin, coordinatore nazionale della Campagna per il Buon Governo, espressione della società civile sierraleonese.

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    L’ASSICURATORE E IL GENERALE – Il presidente Ernest Bai Koroma, di professione assicuratore, cerca la conferma per un secondo mandato, dopo la vittoria del 2007 con il 54,6% dei voti. Grazie ad un programma di costruzione di strade e all’arrivo in massa di investitori stranieri nel settore minerario, mantiene una certa popolarità tra la gente. Nel 2010, il suo governo ha introdotto la copertura sanitaria gratuita per la gravidanza e il parto, al fine di combattere gli elevati tassi di mortalità materna e neonatale. Se c’è chi ha perso fiducia nel governo, lo si deve agli scandali di corruzione che hanno coinvolto alcune personalità di spicco del partito di Koroma, l’APC (All People’s Congress): tra questi, l’ex sindaco di Freetown,  Herbert George-Williams, accusato di evasione fiscale e appropriazione indebita di denaro pubblico, e il vice-presidente, Samuel Sam-Sumana, implicato nella vendita illecita di licenze di esportazione del legname. Per questo Julius Maada Bio, il candidato dell’altro grande partito, l’SLPP (Sierra Leone People’s Party), ha impostato la propria campagna elettorale sulla proposta di misure più rigide contro la corruzione e sul fallimento in questo senso del governo Koroma. In ogni caso Bio, ex generale di brigata che è già stato Capo di Stato nel 1996 dopo aver rovesciato la giunta militare di Valentine Strasser (di cui, per altro, era parte), troverà il maggior sostegno elettorale, come da “tradizione” per l’SLPP, nelle province del sud e dell’est, a maggioranza mende. L’APC raccoglie tradizionalmente i suoi voti nella provincia del nord e nell’area occidentale, principalmente tra i temne e i limba. Sì, perché al di fuori di fuori della capitale, in cui nessuno dei due maggiori candidati ha un chiaro vantaggio, il voto è già scritto, fortemente radicato e diviso lungo linee etniche e regionali. E allora Freetown, con i suoi 1,2 milioni di persone appartenenti alle più diverse etnie, diverrà l’ago della bilancia delle prossime elezioni. Giorgio D’Aniello redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Giorgio D'Aniello
    Giorgio D'Aniello

    Sono nato nel 1985 a Cuneo (sì, esiste davvero), dove vivo con mia moglie Agnese. Africano a tempo determinato, dopo la laurea magistrale in Studi Afro-Asiatici conquistata presso l’Università di Pavia, ho vissuto per un anno a Goma (Rep. Dem. Congo) e per un altro anno a Freetown (Sierra Leone), lavorando nel campo della cooperazione e, in particolare, dell’educazione dei giovani. Attualmente continuo a lavorare come educatore a stretto contatto con giovani cuneesi e immigrati di prima e seconda generazione. La mia Africa, adesso, si chiama Piemonte.

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