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    Ad un passo dal voto

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    Continua la corsa per le presidenziali americane che dopo aver portato sul palco i vice dei due candidati, abilissimi nell’intrattenere il pubblico con dei copioni da veri showmen, tornano a dare fiato ai due candidati ufficiali. In Medio Oriente il tornado siriano continua a trascinare al suo intrerno scenari sempore nuovi e sempre più pericolosi, mentre Israele torna a volgere lo sguardo al Libano, dopo il crollo dell’economia iraniana. Con l’Election Day americano che si avvicina, anche il nostro chicco in più cambia forma

     

    EUROPA

    Lunedi’ 15 – Dopo l’emozione per il (meritato?) Nobel per la Pace, l’Ue torna ad occuparsi alla sua maniera di relazioni internazionali attraverso il Consiglio in formazione affari esteri che si riunisce in Lussemburgo. Nel mirino dei Ministri dei paesi mebri, presieduti dall’Alto Commissario Ashton, non solo gli sviluppi in Medio Oriente tra Palestina, Siria, Turchia e Iran ma anche il caso disperato Mali, assegnato di recente al mediatore Romano Prodi. Dopo pranzo spazio anche a nuovi sviluppi nella politica di vicinato nel Caucaso dopo le elezioni in Georgia, paese al centro delle faide tra UE e NATO da una parte e Federazione Russa dall’altra.

    Martedì 16 – Nato da un’iniziativa comune del Comitato delle Regioni e dell’Ifo Institute, con sede a Monaco di Baviera, si apre l’International Economic Forum di Bruxelles con lo scopo di contribuire al miglioramento dell’integrazione economico-monetaria all’interno dell’UE. L’incontro sarà aperto dal macro-tema “La ricostruzione dell’Eurozona”, con discorsi introduttivi da parte del Presidente del Comitato delle Regioni Valcárcel Siso, dall’europarlamentare Ferreira e dal Presidente dell’Ifo Professor Sinn.

    Mercoledì 17 – Venerdì 18 – Va di scena ad Amman il Summit Euro-Mediterraneo dei Consigli Economici e Sociali dell’Unione Europea e del Regno di Giordania con l’intenzione di coinvolgere in maniera propositiva tutti i paesi dell’area, soprattutto quelli che stanno attraversando periodi di transizione radicale. E’ dal 1995 che le istutuzioni del campo socio-economico dell’UE organizzano tali incontri con le rispettive controparti dei paesi della fascia euromediterranea per affrontare tematiche condivise. La platea prevede solitamente 150-200 partecipanti dai settori economico-finanziario, economico-sociale e personale di ONG e istituzioni pubbliche.

     

    AMERICHE

    Martedì 16 – Nuovo round per i duellanti in lizza per quella che è ancora considerata la carica più prestigiosa del pianeta, Mitt Romney e Barack Obama saranno nuovamente faccia a faccia in un dibattito pubblico presso l’Università di Hofstra a New York. La nuova tappa di una competizione elettorale ormai serratissima cade esattamente a 3 settimane dall’Election Day, e sarà l’occasione d’oro per un Obama sottotono nel primo incontro per sfruttare l’onda lunga della spettacolare prova di carisma del suo numero due Joe Biden, che sembra aver bucato anche lo schermo oltre all’avversario repubblicano Ryan. A Romney resta il vantaggio della businessman attitude, la capacità di vendere se stesso e la propria figura sotto qualsiasi luce positiva, mentre lo showman democratico che 4 anni fa infiammava le piazze sembra aver perso l’aura di novità che l’aveva portato a colpire persino la giuria del Premio Nobel.

    COLOMBIA – L’attuale processo di pace in colombia sarebbe stato favorito dall’intervento diretto delle due figure carismatiche per eccellenza del centro America, nientemeno che da Fidèl Castro e l’aspirante allievo venezuelano Hugo Chàvez. I due lìder maximi avrebbero condotto personalmente a l’Avana trattative bilaterali tra il governo colombiano ed esponenti dell’ala militare delle FARC, da anni impegnati in una delle più sanguinose guerre civili della storia del continente americano. “Ufficialmente il Presidente Santos si sarebbe recato a Cuba per discutere la strategia da tenere al Summit de las Americas, in realtà il vero motivo di quella visita era la preparazione di un piano di pace per la Colombia” così ha concluso la sua intervista la fonte anonima interna all’inner circle presidenziale colombiano.

    CUBA – Dopo il corri corri delle voci mediatiche che davano per certa la morte celebrale dell’irriducibile leader della rivoluzione cubana Fidèl Castro, è toccato al cerchio ristretto dei figli smentire le notizie sullo stato di salute del padre della patria, dato ora in condizioni stabili e stazionarie. Intanto il mondo scopre attraverso delle carte inedite appartenute a Robert Kennedy, procuratore generale nei primi anni ’60, un piano ordito dalla CIA per riunire un commando formato da mafiosi americani e patrioti cubani per assassinare la triade del potere rivoluzionario cubano. Le tre figure chiave di Fidèl, Raul e il “Che” sarebbero pesati solo 150.000 dollari sulle casse dell’erario americano, un prezzo più che ragionevole per scomodarsi del più scomodo sassolino da anni intrappolato negli stivali a stelle e strisce.

     

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    ASIA

    GIAPPONE – Da casus belli a gioco militare, il passo è breve si sa, e su alcuni scenari è sempre meglio prevenire che correre ai ripari, così la disputa sino-giapponese per le isole Diaoyu/Senkaku sarà trasformata in esercitazione dalle forze armate giapponesi e americane. Sarà l’isola sperduta e disabitata di Irisunajima, poligono di tiro naturale dell’esercito statunitense dell’arcipelago di Okinawa, a giocare la parte del tesoro territoriale da riconquistare dopo l’invasione da parte di forze straniere. In realtà secondo la giapponese Jiji Press, l’esercizio sarebbe tutt’altro che consensuale visti i dubbi diplomatici di diversi ufficiali di Tokyo e Washington che temono tuttora una reazione di rabbia forzata di Pechino, costretta a non perdere la faccia davanti alle richieste delle classi medio basse della popolazione.

    COREA DEL NORD – Secondo l’International Food Policy Research Institute (IFPRI) la situazione di povertà in Corea del Nord sarebbe peggiorata quest’anno sconfinando al di sotto dei livelli di allerta del 1990. Il tutto nonostante le tonnellate di aiuti umanitari ottenuti dai vari schieramenti del grande gioco dell’Asia orientale, dove molte volte le testate nucleari sono la moneta di scambio più considerata per ottenere risorse o considerazione. Un’economia debole, spese militari a livelli stellari e fallimenti meteorologici e sistemici nel ciclo delle colture agricole le ragioni alla base di tale disastro umanitario sigillato sotto una capsula inattraversabile. Nemmeno il cambio di guardia al potere dopo la morte di Kim Jong Il sembra aver ridato slancio ad un paese che dopo aver illuso il mondo negli anni ’70 è vissuto all’ombra del miracolo economico del sud del paese.

     

    MEDIO ORIENTE

    TURCHIA – Le relazioni diplomatiche tra Ankara e Damasco hanno ormai raggiunto un abisso mai toccato prima, le invasioni territoriali, le raffiche contro le ciuttà di frontiera e la situazione di estrema instabilità interna a causa della guerra civile hanno portato i due governi all’azione dopo aver speso migliaia di parole dure. In seguito al dirottamento del volo siriano diretto a Damasco da Mosca, anche la Siria ha usato la stessa arma per chiudere il suo spazio aereo ai voli turchi, a questo punto al governo di Erdogan non è restato che adattarsi al clima e vietare ai velivoli siriani di attraversare il territorio turco. Indubbiamente la raffica di misure inamichevoli non è che la prima di una lunga serie, ma resta ancora difficile capire se dal bisticcio diplomatico la situazione possa realmente tramutarsi in guerra aperta.

    SIRIA – E’ risaputo che in tempo di guerra nei mercati manca tutto eccetto le armi, e tale regola d’oro sembra valere anche in Siria dove secondo Human Rights Watch, il governo di Bashar al-Assad avrebbe scaricato tonnellate di munizioni a grappolo sulle arterie principali della provincia di Idlib. I continui traffici di rifornimenti militari tra Mosca e Damasco hanno peggiorato gravemente i rapporti della Federazione con la Turchia, che teme ormai di aver raggiunto il limite della sopportazione. “La totale noncuranza del governo di Damasco nei confronti della propria popolazione è ormai evidente nella sua campagna aerea, in cui lanciare tali munizioni mortali nelle aree più popolate è ormai parte del gioco al massacro” ha dichiarato Steve Goose, direttore del dipartimento per le armi di HRW.

    LIBANO – Lo strano caso del drone di Hezbollah abbattutto nello spazio aereo israeliano ripropone un triangolo dalla miscela esplosiva per la storia del Medio Oriente, contrapponendo Gerusalemme da una parte e Beirut e Teheran dall’altra. Dopo il mea culpa senza scuse recitato da Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, giovedì scorso, anche il Ministro degli Esteri libanese Mansour ha negato che il caso del drone possa rappresentare una violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite che sancisce il cessate il fuoco tra le parti dopo la guerra lampo del 2006. “Israele ha violato il nostro spazio aereo una decina di migliaia di volte negli ultimi 6 anni” ha dichiarato, forse esagerando l’ufficiale libanese, appoggiando di conseguenza l’entusiasmo del Generale iraniano Ahmad Validi, che si è detto estremamente soddisfatto dall’ottimo lavoro compiuto da Hezbollah sfruttando la tecnologia iraniana.

     

    Fabio Stella

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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