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sabato 26 Settembre 2020
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    Inutile tentare di distrarre l'attenzione mediatica dall'appuntamento clou della settimana, che è comunque destinata ad aprirsi e chiudersi nel segno delle elezioni statunitensi dopo una campagna elettorale infinita e stremante per i candidati. L'opposizione siriana ritenta il passo dell'unione politica per dare linfa vitale ai ribelli schierati sul campo mentre in Laos va in scena il nono meeting euroasiatico

    EUROPA

    Mercoledì 7 – La Commissione Europea è chiamata a rilasciare le sue previsioni di “crescita” del prodotto interno lordo, disoccupazione ed economia pubblica dell'UE per il periodo 2012-2014, mentre la crisi economico finanziare continua a stringere la sua presa sugli indicatori base. L'appuntamento autunnale con la conferenza stampa in questione della Commissione Europea è solo uno dei tre periodi di analisi economica dell'UE, cui si somma l'appuntamento invernale di Febbraio e quello primaverile. L'ingrato compito di annunciare “le sorti regressive” dell'area euro, spetteraà dunque al Commissario Ollie Rehn, ormai assurto a simbolo del rigore di Bruxelles.

    SCOZIA – Herman Van Rompuy offre una sponda di salvezza a Londra, nel dibattito senza capo ne' coda a proposito della secessione scozzese tramite referendum in programma per il 2014. In una sessione di Q&A su youtube, il Presidente del Consiglio Europeo ha dichiarato “Nessuno ha niente da guadagnare dal separatismo nel mondo di oggi che a prescindere dal fatto che piaccia o meno, è effettivamente globale”. A tale argomento inoppugnabile, l'eurocrate ha poi aggiunto “Abbiamo davanti a noi così tante sfide superabili solo grazie all'unione delle nostre forze che il separatismo non può esserci d'aiuto. La parola del futuro è Unione. Parole da leader su una questione infinitesimale rispetto agli impegni di Bruxelles, speriamo che tale coraggio da leone si mostri anche davanti alle gelosie nazionalistiche nell'arena dell'integrazione europea.

    AMERICHE

    Martedì 6 – Il dado è tratto, il countdown per le elezioni americane è ormai agli sgoccioli e anche la campagna per gli stati in bilico dovrà cessare per il consueto silenzio elettorale alla vigilia della battaglia finale. A Mitt Romney va senza dubbio il merito di aver saputo riempire il vuoto lasciato dalle primarie con la sconfitta dell'estremista illuminato Rick Santorum, avvicinandosi allo spauracchio del pareggio negli stati decisivi per la vittoria. Barack Obama da parte sua ha vissuto di rendita, utilizzando la politica estera iper-realista e la riforma del sistema sanitario quali scudi alle critiche per lo stato dell'economia. A parlare sono quindi stati gli scandali fiscali della compagnia del magnate repubblicano e gli endorsement dei grandi nomi dei media come Murdoch e Bloomberg. Agli elettori restano le briciole dell'incertezza, dopo quella che passerà alla storia come la campagna presidenziale più costosa della storia degli States.

    CUBA – Si sta rivelando un'incredibile meteora il sogno petrolifero tanto ambito dall'ala riformista di Raul Castro in una Cuba dove il greggio sembrava l'unico freno alla crisi energetica. In un annuncio pubblico di sabato, le autorità dell'isola hanno dichiarato il fallimento del terzo sondaggio sperimentale al largo del Golfo del Messico. La delusione però non riempe solo i palazzi del potere de l'Avana ma anche Caracas, che puntava forte sullo sviluppo energetico dell'alleato cubano. Già altri due tentativi quest'anno, uno da parte dell'ispanica Repsol, l'altro in cooperazione tra Petronas e Gazprom hanno rivelato l'inesistenza di fonti significative dal punto di vista commerciale. 

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    ASIA

    Lunedì 5-Martedì 6 – Si apre oggi a Vientiane, capitale laotiana, il nono Asia-Europe Meeting, l'incontro tra Oriente e vecchio Occidente tenutosi per la prima volta nel 1996 passando rapidamente da 26 a 48 paesi partecipanti. Con il tema “Amici per la Pace, Partners per il Benessere” l'appuntamento sarà un'occasione unica per dare rilievo globale alle varie questioni regionali ed internazionali scoppiate negli ultimi mesi nel Bacino del Pacifico. Grande attesa per il faccia a faccia ufficiale tra Cina e Giappone dopo le vicissitudini sulle Diaouyu/Senkaku e sul fascicolo “Myanmar”, paese sul quale Cina e Blocco occidentale continuano a lottare a colpi d'investimenti ed aperture.

    MYANMAR – Per l'industria del sottosviluppo, il Myanmar rischia di diventare una tappa imprescindibile dopo l'incredibile riforma economica che rompe gli indugi per gli investimenti stranieri nel paese controllato dai militari. Libertà di fondare compagnie 100% straniere, salvaguardia delle stesse dall'esproprio, astensione fiscale per i primi 5 anni e tasse dimezzate sui profitti derivanti dall'export, queste le ricette del miracolo made in Pyinmana. Infine, a conclusione delle 4 rivoluzioni di dengxiana memoria, ecco servito anche l'accordo tra Governo e VISA per l'apertura dei circuiti di credito nel paese, un passo necesario per spingere sulla leva preziosa del turismo.

    MEDIO ORIENTE

    Lunedì 5-Giovedì 8 – Centinaia di rappresentanti delle più disparate e lontane fazioni politico-indentitarie siriane si sono riuniti domenica a Doha dove per 5 giorni tenteranno di dar vita e sostanza al dopo Bashar al-Assad, mentre nel paese infuria la guerra civile. Sempre domenica i ribelli hanno continuato la manovra d'assalto alla base aerea di Taftanaz, da cui decollano jet e elicotteri lealisti con cui il regime domina i cieli. Un'esplosione ha quindi seriamente danneggiato l'Hotel Dama Rose di Damasco ferendo gravemente almeno 7 persone. Il governo israeliano ha lamentato da parte sua nel week-end la violazione da parte di tre tank dell'esercito siriano della zona demilitarizzata delle alture del Golan, territorio conteso al confine tra i due stati. Dopo una tregua nemmeno abbozzata e l'ennesimo fallimento di mediazione a guida ONU e Lega Araba, la Siria è nuovamente nel caos.

    IRAN – Quando la scelta ricade tra burro e cannoni e i venti di guerra soffiano senza sosta, il dilemma è in realtà una domanda retorica, almeno in terra iraniana. Nonostante le condizioni strazianti dell'economia di Tehran, le Guardie Rivoluzionarie hanno inaugurato una nuova base navale a ridosso delle tre isole in disputa con gli EAU nello Stretto di Hormuz. Il controllo su Grande Tunb, Piccola Tunb e Abu Musa, questi i nomi delle isole contese, diventa sempre più materia scottante, mentre il Presidente Mahmoud Ahmadinejad sarà chiamato a comparire in parlamento per riferire della gestione dell'economia pubblica e del rial in questo periodo di crisi nera.

    Fabio Stella redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Fabio Stella
    Fabio Stella

    Fresco di laurea in relazioni internazionali, con il sogno della carriera diplomatica nel cassetto, la voglia di nuovo e la curiosità l’hanno spinto per fare le valigie per l’estremo Oriente, da dove non sembra voler più tornare. Autore del “7 giorni in un ristretto” redige per voi il calendario della Comunità Internazionale ogni lunedì anticipandovi curiosità, scandali, intrighi e retroscena della geopolitica in ogni angolo del pianeta. Citazioni altisonanti e frasi ad effetto le sue armi “preferite” insieme all’ambizione di rimanere perennemente in equilibrio sul filo del rasoio delle previsioni “da sfera di cristallo”, con una tazzina di “caffè” rigorosamente “espresso” in mano.

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