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martedì 19 Ottobre 2021

Zambia, il contrasto all’insicurezza idrica

In breve

  • Lo Zambia è afflitto da una crisi idrica che non riguarda solamente le zone rurali del Paese, ma anche la popolazione urbana.
  • I costi sociali della crisi si abbattono soprattutto su donne e bambini, soggetti intitolati della raccolta dell’acqua.
  • Il Governo zambiano deve agire su due fronti: combattere il peggioramento delle condizioni climatiche e arginare l’insicurezza sanitaria.

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Caffè Lungo – In Zambia i negativi trend africani in tema di sicurezza idrica giungono all’apice: un Paese minacciato da un periodo di perdurante siccità e dalla scarsità dei servizi igienico-sanitari di base. Un lungo cammino separa lo Zambia dal raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile in termini di sicurezza sanitaria e idrica, ma alcuni recenti indicatori potrebbero fornire le linee guida per il cambiamento.

UNA CRISI IDRICA CONCLAMATA

In Zambia il limitato accesso ad acqua potabile e a adeguati servizi igienico-sanitari rimane una delle sfide cruciali per lo sviluppo del Paese. Il problema è duplice: non solo su circa 18 milioni di abitanti più del 50% vive in zone rurali, povere di infrastrutture idriche e sistemi di convoglio dell’acqua, ma anche la popolazione nella provincia della capitale Lusaka, pari circa a 3 milioni di persone, si scontra con le difficoltà derivanti da un sistema idrico costruito fra il 1960 e il 1970 per una città che, a quel tempo, contava solamente 300mila abitanti. Secondo il Demographic and Health Survey condotto dalle Nazioni Unite in Zambia nel 2018, più del 36% della popolazione non ha accesso ad acqua potabile, mentre circa il 70% non riesce ad accedere ai servizi igienico-sanitari di base, compreso il sapone per lavarsi le mani. Cifre, queste, con le quali lo Zambia si è ben presto confrontato all’esplodere della pandemia da Covid-19, la quale ha ulteriormente esacerbato le precarie condizioni del Paese e ha posto ancor più sotto i riflettori il tema della sicurezza idrica, nonché al peggiorare delle condizioni climatiche che, nonostante le recenti piogge, hanno causato una rigida e perdurante siccità in tutta la regione (le stime indicano circa 2 °C in più nel Paese rispetto al 1960).

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Fig. 1 – Un’immagine dal centro di Lusaka, capitale dello Zambia

LE DIFFICOLTÀ DELLE ZONE RURALI

Nell’Africa subsahariana la scarsità d’acqua è un fenomeno che colpisce il 14% della popolazione (circa 160 milioni di persone) e la maggior parte dei nuclei famigliari che vivono nelle zone rurali continua a non avere l’acqua corrente (88%), sebbene sia ormai opinione comune che un più rapido accesso a fonti di acqua potabile sia una conditio sine qua non per lo sviluppo economico e sociale del Continente. Con solo il 4% delle famiglie rurali munite di acqua corrente lo Zambia rappresenta un perfetto caso studio di insicurezza idrica. Generalmente, infatti, i nuclei famigliari utilizzano una fonte esterna e distante dalla propria abitazione, incaricando donne e bambine per la raccolta dell’acqua. Ripetuta più volte al giorno, questa attività si traduce, in primo luogo, in una significativa perdita di tempo per la popolazione femminile, tempo che potrebbe essere dedicato all’educazione, a lavori remunerati o al riposo, e, in secondo luogo, in una maggiore esposizione a stress, disturbi psico-fisici e abusi. In altre parole l’attuale modalità di raccolta dell’acqua è a tutti gli effetti un acceleratore delle disuguaglianze di genere e stimola l’insicurezza sanitaria. Un ulteriore aspetto da considerare riguarda, infatti, il numero piuttosto alto di morti infantili a causa di disturbi legati a dissenteria, che in Zambia è pari a circa 15mila bambini sotto i 5 anni ogni anno, disturbi, questi, dovuti in parte alla scarsità di servizi igienici e alla possibile contaminazione dell’acqua dei pozzi e dei corsi d’acqua. Installare un sistema di acqua corrente nei villaggi delle zone rurali presenta al tempo stesso soluzioni e nuove problematiche: si tratta di infrastrutture onerose e complesse da mantenere, sia per i Governi sia per i cittadini, che andrebbero sostenute da investimenti a lungo termine al momento messi in crisi dall’incertezza economica provocata dalla pandemia.

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Fig. 2 – La selezione di chicchi di caffè nella fattoria di Mubuyu

UNA DUPLICE SFIDA

Da un lato, quindi, l’emergenza climatica, dall’altro l’emergenza sociosanitaria. Tentando di risolvere il perdurare della siccità e la conseguente crescita della domanda di acqua, il Governo zambiano, nel 2018, ha imposto una tassa sull’utilizzo dell’acqua del sottosuolo per coloro che possiedono la licenza di un pozzo (25 dollari) e per coloro che consumano più di 10 metri cubi di acqua al giorno, quantità massima giornalmente utilizzabile da un nucleo famigliare. In questo modo l’Autorità zambiana per la gestione delle risorse idriche (WARMA) riuscirebbe a meglio monitorare l’uso delle falde acquifere e a evitare di terminare le risorse. In più il Governo ha inserito il tema della gestione dell’acqua nell’Agenda economica e di sviluppo sostenibile del Paese, riportando l’attenzione anche sul problema dell’inquinamento idrico. In merito alla questione sociosanitaria è interessante scoprire gli effetti provocati dall’innesto di un sistema di acqua corrente in alcuni villaggi dello Zambia rurale. Uno studio condotto dall’Università di Stanford riporta che i nuclei famigliari interessati hanno speso l’80% in meno del loro tempo raccogliendo acqua, guadagnando circa 32 ore mensili. Questo guadagno in termini di tempo ha avuto una forte incidenza soprattutto sul benessere della popolazione femminile che, intervistata, ha dichiarato di sentirsi più felice (64%), di vedere la propria famiglia più in salute (47%) e più al sicuro (22%). Come sottolineato dallo studio californiano, la riduzione del tempo dedicato alla raccolta dell’acqua potrebbe condurre a una riduzione dei disagi sociosanitari per circa 2,5 milioni di donne e bambini nello Zambia rurale, promuovendo l’emancipazione femminile e una maggiore sicurezza igienico-sanitaria. Il tempo guadagnato è stato, infatti, utilizzato per la cura della famiglia e per lo svolgimento di attività produttive, come il giardinaggio e la coltivazione di cibo, permettendo alle donne di lavorare, vendere e guadagnare di più. Seppur sperimentali, questi dati potrebbero servire da guida all’Africa Water Vision 2025, il piano panafricano che invoca un cambio di passo nella gestione dell’acqua e un uso equo e sostenibile delle risorse idriche del continente.

Francesca Carlotta Brusa

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Francesca Carlotta Brusa
Francesca Carlotta Brusa

Francesca Carlotta Brusa, 24 anni, da Imola, Emilia-Romagna. Giovane laureata in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli a Roma, curiosa lettrice di geopolitica e appassionata di tematiche riguardanti l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Amante dell’Africa, del cibo, dei cani e delle passeggiate, ma anche di un sacco di altre cose, fra cui gli Avengers e i libri che si basano su fatti realmente accaduti.

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