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    Nuove guide, vecchie sfide (I)

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    Pochi giorni fa il popolo cinese ha assistito alla cerimonia di presentazione del Comitato Permanente del Politburo svoltasi presso la Grande Sala del Popolo di Piazza Tiananmen, durante il quale sono stati svelati i nomi della quinta generazione di leader, che avrà il compito di governare la Repubblica Popolare Cinese (RPC) per i prossimi cinque anni. Eccovi la prima parte dell’articolo

     

    LA QUINTA GENERAZIONE – Confermata la successione di Li Keqiang (a sinistra nella foto), che eredita la poltrona del premier Wen Jiabao e di Xi Jinping (a destra), che eredita da Hu Jintao non solo la presidenza della RPC, ma anche quella della Commissione Militare Centrale, confutando le teorie che davano Hu Jintao a capo dell’esercito ancora per due anni. Ad affiancare la nuova coppia nell’ardua missione saranno altri 5 membri del Comitato Permanente, andando a confermare voci già trapelate che preannunciavano la riduzione del numero delle poltrone da 9 a 7. A rappresentare la quinta generazione di leader si aggiungeranno quindi il vice-premier con delega all’energia, telecomunicazioni e trasporti Zhang Dejiang, il segretario del Partito per la Municipalità di Shanghai Yu Zhengsheng, il direttore dell’Ufficio Propaganda Liu Yunshan, il vice premier con delega agli affari economici, energetici e finanziari Wang Qishan e il segretario del Partito della città costiera di Tianjin Zhang Gaoli.

     

    CRESCITA E STABILITA’ – La leadership uscente guidata da Hu Jintao e Wen Jiabao lascia in eredità un’amministrazione strettamente focalizzata su crescita economica e stabilità, cercate di raggiungere tramite l’edificazione di una “società armoniosa”, ovvero un equilibrio sociale dettato da una distribuzione più equa delle risorse, dal limite degli investimenti nei settori a più alto rischio di speculazione e da un aumento dei redditi e dei consumi. Crescita economica e stabilità sono i concetti chiave su cui si baseranno anche le decisioni politiche della quinta generazione di leader, alle quale è inoltre chiesto di seguire le principali linee guida politico-economiche indicate dal 12° Piano Quinquennale (2011-2015) approvato dalla dirigenza uscente nel marzo 2011. Tale documento non solo sancisce la continuità degli impegni macro-economici tra vecchia e nuova leadership, ma affianca anche elementi innovativi, per spingere la crescita economica verso la sostenibilità nel medio periodo. Crescita economica e stabilità saranno possibili solo se la quinta generazione di leader, durante i prossimi cinque anni di mandato, sarà in grado di far fronte non solo alle nuove sfide, ma anche alle vecchie questioni sociali e strutturali insite da tempo nella società cinese e nel Partito stesso.

     

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    IL PRIMO SGUARDO ALL’INTERNO – La prima sfida alla stabilità sarà determinata dalla capacità della nuova dirigenza cinese di consolidare il potere interno, che mai come nell’ultimo anno è stato messo alla prova con lo scandalo Bo Xilai e la fuga del dissidente Chen Guangcheng. Il consolidamento del potere interno, necessario per ottenere più diffusa legittimità sia all’interno del Partito che nella società, dovrà passare attraverso il rafforzamento dell’istituzionalizzazione e della governance del Partito stesso. Non ancora a lungo il consenso potrà essere basato solo sulla ricerca dell’equilibrio interno tra fazioni in competizione, ma dovrà essere cementato attraverso i meccanismi dettati dalla rule of law, necessari alla creazione di ambiente stabile, basato sul rispetto delle leggi, per la coesione sociale e la proliferazione degli investimenti. Il dibattito all’interno del Partito Comunista Cinese nei prossimi anni sarà dunque focalizzato su come bilanciare il quadro politico-istituzionale attuale con la necessità del rispetto di regole ben definite per contrastare il perseguimento di interessi personali, inefficienza e corruzione. (I. Continua – Seconda parte)

     

    Martina Dominici

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Martina Dominici
    Martina Dominici
    Instancabilmente idealista e curiosa per natura, il suo desiderio di scoprire il mondo l’ha spinta a studiare lingue straniere presso l’Università Cattolica di Milano e relazioni internazionali tra l’Università di Torino e la Zhejiang University di Hangzhou. Le esperienze lavorative presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC e Confindustria Romania a Bucarest hanno contribuito a forgiare il suo spirito girovago e ad affinare la sua arte nel preparare la valigia perfetta. Dopo quasi due anni di analisi strategica, si è occupata di ricerca per l’Asia Program dell’ISPI, prima di partire per la Thailandia come Casco Bianco per Caritas italiana in un programma di supporto ai migranti birmani. Continua ad essere impegnata nell’umanitario in campo di migrazioni.

     

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