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    L’isola di Taiwan ha sempre avuto un ruolo controverso ed una storia complicata. Da rappresentante della Cina intera, senza avere alcun territorio se non un pugno di isole, ad entità politica dall’ambiguo riconoscimento, ma tuttavia di importanza chiave per gli equilibri strategici. Col ridisegnarsi degli equilibri post guerra fredda, l’ascesa della Cina ed il ritorno al Pacifico degli Stati Uniti, quest’isola ed il piccolo arcipelago che la circonda si sono ritrovate improvvisamente al centro delle strategie dei giganti mondiali

     

    IMPORTANZA ECONOMICA – Un primo aspetto per cui essa è al primo posto delle agende politiche sia di Washington che di Pechino è il suo ruolo economico e commerciale. La Repubblica di Cina possiede infatti un’economia florida ed avanzata, il cui know-how farebbe certamente comodo alla Repubblica Popolare Cinese (PRC), oltre a una posizione geografica privilegiata. Essa si trova infatti al centro delle principali rotte commerciali che dal Medio Oriente attraverso il Mar Cinese del Sud e lo Stretto di Malacca riforniscono gli stati dell’Estremo Oriente di materie prime. Se Pechino dunque riuscisse ad estendere il proprio controllo sino a Taipei, le implicazioni strategiche sarebbero ovvie, essendo in grado di operare una nazionalizzazione di fatto di queste rotte commerciali e delle risorse che su esse transitano, tanto vitali ai paesi dell’area.

     

    PROSPETTIVA MILITARE – La propria posizione privilegiata, come immaginabile, non la pone solamente al centro dell’agenda economica, ma anche di quella politica. La PRC si trova infatti ad avere vicini ingombranti come Giappone, Corea del Sud, India e Russia, alcuni veri rivali che ne limitano l’espansione. Un certo controllo su Taiwan fornirebbe invece alla marina militare cinese (PLAN) l’accesso al Pacifico centrale e potrebbe funzionare da base per la costruzione di un rilevante potenziale navale che le permetterebbe di fare il salto di qualità, sia nelle questioni regionali (Mar Cinese del Sud e isole Senkaku), che nel sul più ampio scacchiere pacifico. Possiamo quindi comprendere come per gli Stati Uniti, maggior potenza marittima al mondo, debba essere una priorità mantenere Taiwan libera dall’influenza continentale, in primis per prevenire l’insorgere di un avversario temibile anche sul piano militare e secondariamente perché, come insegna Cuba, tenere una spina nel fianco del proprio avversario può sempre essere utile.

     

    IMPORTANZA STRATEGICA – Non solo considerazioni di ordine tattico, ma anche altre più profonde di ordine strategico guidano la linea d’azione di Washington; Taiwan è infatti sempre stata un partner importante, su cui sono state investite molte risorse. Se Taiwan passasse quindi sotto l’influenza comunista questa sconfitta potrebbe aprire una crepa nei rapporti tra gli Stati Uniti ed i suoi partner nell’area, minandone gravemente l’autorevolezza. Il futuro della presenza a stelle e strisce nell’area è infatti legato a doppio filo ad una serie di alleanze regionali, che potrebbero risultare appunto indebolite da un risoluzione della questione taiwanese più favorevole alla Cina continentale, e rafforzando di contro la posizione della PRC. Non dimentichiamoci, inoltre, che poiché Taiwan controlla le rotte commerciali su cui transita il greggio proveniente dal Medio Oriente diretto in Corea del Sud e Giappone, la prospettiva che i due maggiori alleati americani nell’area debbano pagare dazio a Pechino per le risorse vitali alla propria economia costituisce uno scenario preoccupante.

     

    SVILUPPI FUTURI – La soluzione ottimale per Washington sarebbe, dunque, congelare la situazione com’è, evitando che Taiwan si sposti troppo verso la Cina continentale, ma cercando anche di fare in modo che non se ne allontani troppo, per evitare una reazione di forza di Pechino. Per la PRC la questione è ancora più delicata: Taiwan è sempre classificata come una questione di primaria importanza, ed una eventuale evoluzione negativa avrebbe ripercussioni non solo sulla politica estera, ma anche su quella interna, caratterizzata da numerose tensioni separatiste. Dall’altro canto gli interessi cinesi si volgono ora sull’intera Asia e oltre, e un conflitto con gli USA per Taiwan metterebbe a rischio l’intera strategia di espansione economica e diplomatica di Pechino. Taiwan, insomma, è il banco di prova su cui la PRC dà gli esami da superpotenza, e l’esito di questa contesa ne influenzerà indubbiamente il futuro sullo scacchiere non solo regionale, ma anche mondiale.

     

    Marco Lucchin

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

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    Marco Lucchin
    Marco Lucchin

    Ho 27 anni, sono originario del Varesotto ed appassionato di diplomazia e geopolitica. Laureato in Scienze Politiche in Cattolica con una tesi sul ruolo geopolitico di Taiwan, ho lavorato alla sede regionale del WHO a Copenhagen e ora mi occupo di sviluppo di start up digitali e geopolitica.

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