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    Brasile: impeachment o golpe per Dilma?

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    Migliaia di brasiliani sono scesi in piazza la scorsa settimana per chiedere la messa in stato d’accusa del Presidente. Eppure Dilma Rousseff non mostra alcun segno di turbamento

    IRREGOLARITÀ NEL BILANCIO – Esattamente a un anno dalla rielezione al secondo mandato presidenziale, Dilma Rousseff si trova a guidare un Paese diviso sia economicamente che politicamente, con un clima politico interno piuttosto caldo.
    Due settimane fa la Presidente brasiliana è stata indirettamente investita da una sentenza che l’accusa di aver falsificato il bilancio dello Stato del 2014. Secondo il Tribunal de Contas da União (TCU) – la Corte dei Conti brasiliana – il bilancio sarebbe stato “gonfiato” per occultare il crescente debito pubblico del Paese, e quindi influenzare l’esito delle elezioni che hanno poi effettivamente portato Rousseff alla vittoria. Il Governo sarebbe perciò accusato di aver infranto la legge di responsabilità fiscale.

    UN VIZIO CHIAMA L’ALTRO – È la prima volta dal 1937 che il TCU respinge un bilancio di Stato. Non è sicuramente la prima volta, invece, che Rousseff viene accusata di irregolarità nel corso della campagna elettorale. Già ai tempi del suo primo mandato, iniziato nel gennaio 2011, era stata sanzionata per propaganda illegale e condannata a pagare oltre 7 mila euro. Secondo la stampa brasiliana, inoltre, erano nell’aria accuse per aver redatto documenti volutamente discriminatori nei confronti del candidato dell’opposizione Josè Serra, accuse sempre smentite dal Governo poi eletto. Nonostante ciò Rousseff riuscì a battere Serra, divenendo – con il 56% dei voti favorevoli – il primo Presidente donna del Brasile. Da studente attivista nel periodo delle dittature militari degli anni Sessanta e Settanta a leader della settima potenza economia mondiale.

    http://gty.im/457808612

    Fig. 1 – Non è esattamente il migliore periodo per Dilma Rousseff

    RICHIESTA DI IMPEACHMENT – Questa volta, invece, i sondaggi vedono calare la popolarità della Presidente, e migliaia di brasiliani sono scesi in piazza per manifestare contro il Governo (e non era la prima volta) e chiedere l’impeachment di Dilma Rousseff. Si tratta di un particolare procedimento giudiziario per l’incriminazione di un pubblico ufficiale o di un membro del Governo. Nulla è ancora certo però, in quanto per approvare la messa in stato d’accusa di un Presidente servono i due terzi dei Deputati. In questo caso il processo sarà ulteriormente rallentato dal momento che anche il presidente della Camera, Eduardo Cunha, è a sua volta sotto inchiesta e ciò potrebbe rinviare di non poco il processo.

    SCANDALO PETROBRAS – Il partito d’opposizione ha allora rincarato la dose, collegando alla Presidente brasiliana anche lo scandalo di corruzione noto come “scandalo Petrobras“, la compagnia petrolifera nazionale accusata di aver gonfiato i contratti di appalto e aver pagato tangenti ai partiti al Governo, fra cui il partito dei lavoratori di Rousseff.
    Sebbene non ci sia ancora nessuna prova certa di un diretto coinvolgimento della Presidente, secondo l’opposizione Rousseff ne era sicuramente al corrente in quanto, all’epoca dello scandalo, ricopriva la carica di ministro dell’Energia durante il primo governo Lula.

    http://gty.im/466121456

    Fig. 2 – Petrobras, croce e delizia dello sviluppo economico brasiliano

    PER DILMA È GOLPE – Secondo quanto riportato dai media stranieri, Dilma Rousseff ha definito le accuse e la conseguente richiesta di impeachment come un tentativo di “colpo di Stato” organizzato dall’opposizione. La faccenda potrebbe dunque protrarsi a lungo, rimanendo incastrata per anni in processi burocratici, e avvicinandosi quindi alla scadenza del mandato presidenziale prevista per il 2018. Sembra essere ormai alle spalle il periodo di luna di miele tra il PT ed il Paese: probabilmente i non positivi risultati dell’economia attuale hanno avuto un certo peso nella creazione di un contesto di battaglia politica attuale, come non si vedeva dai tempi dello scandalo del mensalão.

    Claudia Patricolo

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    Un chicco in più

    Dal 24 ottobre il Brasile ospita le prime Olimpiadi indigene della storia. Presenti 46 etnie da tutto il mondo (eccetto l’Europa). Non sono mancati fischi e polemiche contro la Presidente Dilma Rousseff che aveva presenziato all’apertura dei giochi. Anche partecipanti e spettatori hanno lamentato la scarsa integrità della Presidente, accusandola di aver disatteso le promesse fatte durante la campagna elettorale. [/box]

    Foto: plopesfoto

    Foto: Vanessa F Carvalho

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    Claudia Patricolo
    Claudia Patricolo

    Romana per caso, vivo e studio da sempre nella Capitale. Classe 1991, sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e attualmente specializzanda in Giornalismo ed Editoria all’Università di “Tor Vergata”. Da sempre interessata a tematiche internazionali, ho lavorato in diverse redazioni a Roma fino ad arrivare a Parigi dove ho svolto uno stage presso “Le Monde”. Innamorata del Sudamerica, dove ho vissuto per un periodo, non perdo occasione di partecipare e scrivere di questa meravigliosa parte del mondo che è l’America Latina.

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    3 Commenti

    1. Gentile Signora,
      io sono per metà brasiliano (mia madre lo era) e sono tornato dopo otto anni e mezzo di vita a Brasilia, nella Svizzera di mio padre. La sig.ra Rousseff, che è una creatura di Lula (anzi di José Dirceu, un inquietante figura da telenovela, diventato gerarca del regime del PT. Poi messo a fare il Richelieu rosso da una camera d’abergo, dopo gli scandali che lo hanno visto coinvolto) ma manca lo spazio per spiegare il tutto) si trova al timone del paese “benedetto da Dio”, è stata eletta la prima volta da una massa di persone che beneficiavano di aiuti sociali. Il partito del sig. Lula, per di far vincere la sua pupilla, ha fato vero terrorismo nel dire che se vinceva il candidato dell’opposizione, quei benefici sarebbero cessati. La stessa cosa è accaduta nel 2014, stesso terrorismo e stessa situazione. Solo che a qualche mese dal 2° mandato, la sig.ra Rousseff si vede un paese al collasso, con tassi d’inflazione a due cifre, disoccupazione in crescita, economia ferma, capitali in fuga. Non domandatevi troppo in Europa, come mai ora la vogliono defenestrare, con un impeachment già vissuto da un suo collega e membro del governo, tale Collor de Melo, che per molto meno ha subito un impeachment. 
      Mentre l’elite del denaro ha guadagnato miliardi insieme alla banda di ladri al potere, la classe media è strozzata da tasse e da un sistema burocratico che induce fatalmente alla concussione/corruzione. Senza scordare i continui abbracci  dell’elite del PT, della famiglia Lula e della stessa Rousseff, col mondo “bolivariano”, che molti brasiliani rigettano. Sono finiti i soldi, ormai non si può più spremere oltre, la classe media che alla fine paga lo scotto piu duro. Sono finiti i soldi per mantenere una macchina statale elefantiaca, con degli sprechi assurdi e vergognosi per un paese come l Brasile, dove esistono ancora 50 milioni di veri poveri.

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