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    Braccio di ferro

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    Nonostante le dichiarazioni di collaborazione, l’Iran continua a mantenere posizioni ambigue sulla questione nucleare. Il rischio è che sia deciso a volere la bomba

     

    LE PROPOSTE DELL’AIEA – Continua il braccio di ferro tra l’Iran ed il gruppo di negoziazione per la questione del programma nucleare avviato da Teheran. La settimana scorsa, in un clima reso molto più teso dall’attentato che aveva colpito al cuore il regime dei Pasdaran, i rappresentanti iraniani hanno ricevuto dall’AIEA e dal suo Direttore Mohamed el-Baradei una proposta che sembrava potesse far uscire i negoziati dallo stallo attuale. El Baradei, in accordo con il gruppo dei cosiddetti “5+1”, ha proposto ad Ahmadi-Nejad di trasferire l’80% dell’uranio iraniano (in tutto circa 1.500 chili) parzialmente arricchito in Russia, in modo tale da poter essere ulteriormente arricchito per poter essere poi utilizzato come combustibile nucleare, a soli scopi energetici. Ciò in virtù del fatto che l’arricchimento del’uranio necessita di vari fasi diverse per l’uso civile, piuttosto che per quello militare. In altre parole, l’uranio avrebbe bisogno di essere molto più arricchito, rispetto a quanto si faccia per usarlo a fini civili, se volesse essere utilizzato per la costruzione di armi nucleari. La proposta del gruppo di negoziazione è stata, dunque, quella di far arricchire l’uranio iraniano a Mosca, in modo tale da essere tenuto sotto controllo e da essere portato ad un livello tale di arricchimento che garantisse il solo uso civile da parte degli Ayatollah.

     

    UN PIANO PERFETTO? – La Francia, maggiore nazione nucleare in quanto ad energia prodotta in Europa e la Russia, che avrebbe appunto dovuto arricchire l’uranio iraniano (e che finanzia i reattori di Bushehr nello stesso Iran), si sono immediatamente dette disponibili ad accettare un tale accordo. Accordo che, effettivamente sembrava essere finalmente risolutivo: si sarebbe preservato il diritto iraniano a sviluppare il nucleare civile (cosa che l’Amministrazione statunitense precedente, sotto la Presidenza Bush, escludeva categoricamente a priori), così da non dare l’impressione di comportarsi pregiudizialmente solo con il regime di Teheran e, allo stesso tempo, si sarebbe garantito che l’Iran usasse l’uranio effettivamente ai soli fini pacifici. Il problema è sorto dopo che, a dispetto dei toni ottimistici di El Baradei, l’Iran ha cominciato a dare segnali contrastanti circa le sue reali intenzioni di fronte a questa proposta che, agli occhi del mondo intero, sembrava la classica proposta da non poter rifiutare.

     

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    IRAN SI’, IRAN NO – Teheran ha dapprima detto che avrebbe accettato, poi ha smentito tutto, dicendo che avrebbe rinunciato a qualsiasi forma di compromesso; in un secondo tempo le agenzie ufficiali iraniane hanno detto che il governo avrebbe preso tempo e avrebbe risposto entro una settimana. Infine, Ahmadi-Nejad è parso nuovamente essere negativo su tutti i fronti, mostrando la sua assoluta non volontà ad assumere un atteggiamento cooperativo con la comunità internazionale. Nel corso della settimana, come se non bastasse, l’Iran ha lanciato altri segnali contrastanti: dapprima ha detto di voler collaborare, ma solo in parte (cedendo solo una parte dell’uranio richiesto da Mosca per essere arricchito a fini civili) e, poi, sono anche girate voci circa un’accettazione in toto dell’accordo proposto in sede AIEA. Le smentite, comunque, si sono rincorse sulle agenzie ufficiali del regime, portando nuovamente il clima ad un’incertezza totale, in cui è difficile per gli attori coinvolti capire le reali intenzioni del regime iraniano.

     

    I PIANI DI TEHERAN – Ciò che sembra certo, comunque, è il fatto che Ahmadi-Nejad sembra voler assumere dei comportamenti non collaborativi a priori. Nonostante le timide aperture a parole da parte di Teheran, infatti, appena il governo iraniano si trova di fronte a reali soluzioni all’ impasse creatasi sulla questione del nucleare, sembra adottare ogni strategia per depistare i suoi dialoganti, portando così ad un clima di esasperazione. Ciò probabilmente è dovuto al fatto che l’Iran, al di là di ogni retorica affermazione, ha deciso di dotarsi comunque dell’arma nucleare e non intende in alcun modo fare dei passi indietro. Il possesso di armi nucleari sarebbe necessario e funzionale all’idea di Teheran di egemonia in tutto il contesto mediorientale. Con tale arma, infatti, l’Iran avrebbe, secondo i piani di Ahmadi-Nejad (e degli Ayatollah che, probabilmente, in questo lo sostengono), una capacità di deterrenza ed una proiezione di potenza sicuramente più profonda degli altri attori competitori e potrebbe addirittura porsi sullo stesso piano dello Stato di Israele, tentando di stabilizzare (paradossalmente, ma è questa la logica della deterrenza, come nella Guerra Fredda tra USA e URSS) i rapporti con gli Israeliani, per godere di un’incontrastata leadership sul mondo arabo-musulmano che lo circonda. Visti in quest’ottica, i piani iraniani difficilmente possono prevedere un accordo che metta fine alle ambizioni di Teheran circa il possesso della “Bomba”. In questa cornice, è di nuovo l’Occidente a dover decidere il da farsi, nella speranza che lo stesso Israele non diventi troppo irritato dai continui tentennamenti iraniani e non decida di attivare i propri missili puntati ad Est.

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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