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    In 3 sorsi – Il Kazakistan si prepara alle elezioni parlamentari di marzo. Previste in un primo tempo per la fine del 2016 o l’inizio del 2017, le operazioni di voto saranno anticipate con l’obiettivo di arginare gli effetti della dilagante crisi economica

    1. UNA VISIONE D’INSIEME – A seguito dell’istanza presentata dalla Majilis, la Camera bassa del Parlamento, il 20 gennaio scorso, il Presidente Nursultan Nazarbayev annunciava l’anticipazione delle elezioni parlamentari al 20 marzo 2016: in accordo con il dettato costituzionale (Art. 51, III), le votazioni avranno luogo entro due mesi dallo scioglimento del Parlamento. Ufficialmente la fine anzitempo della legislatura sarebbe motivata da tre ragioni sostanziali: il compimento della missione; il contenimento della spesa pubblica conseguente all’unificazione delle elezioni per la Camera Bassa e per i rappresentanti locali (Maslikhat); l’ingresso in Parlamento di nuove forze politiche.
    Ragionando anzitutto in termini di spesa, l’opzione dell’elezione congiunta comporterebbe un risparmio di circa 4 miliardi di tenge sul bilancio statale. A ciò si aggiunga che la campagna elettorale non usufruirà di finanziamenti pubblici, in quanto i singoli candidati dovranno versare una quota alla Commissione Elettorale Centrale, da restituirsi in caso di superamento della soglia di sbarramento.

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    Fig. 1 – Veduta aerea di Astana, capitale del Kazakistan.

    In ragione dello sbarramento fissato al  7%, il sistema elettorale kazako è stato considerato per anni solo formalmente multipartitico. Una svolta è stata impressa nel 2012 a seguito dell’ingresso in Parlamento del Partito Comunista e dell’Ak Zhol, al fianco del partito di maggioranza Nur Otan, fondato nel 1999 dallo stesso Nazarbayev.
    Tuttavia, è lecito affermare che il Presidente gode a tutt’oggi di un solido consenso popolare, che trova fondamento entro l’ambizioso programma politico che ha reso il Kazakistan il Paese economicamente più virtuoso delle cinque Repubbliche centro-asiatiche.

    2. LE VERE LINEE DI FAGLIA – Ciò premesso, la scelta del voto anticipato risponde prioritariamente all’esigenza di rallentare la recessione che affligge Astana dal 2014, con l’ausilio di un rinnovato quadro istituzionale conforme alle aspettative del Presidente: primo ed unico Capo di Stato dell’era post-sovietica, Nazarbayev è prossimo al compimento di 76 anni e sarà presumibilmente sostituito dopo le elezioni del 2020. L’escamotage si risolverebbe, dunque, nella creazione di una compagine parlamentare a lui fedele, incaricata di contrastare – per il futuro – l’impatto che la crisi economico-finanziaria avrebbe finora esercitato sullo standard di vita della popolazione.

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    Fig. 2 – Operazioni di voto nel villaggio di Malovodnoe durante le elezioni presidenziali del 2011, vinte con una schiacciante maggioranza da Nursultan Nazarbayev

    È certo che le riforme legislative varate negli ultimi quattro anni hanno inciso positivamente sull’organizzazione del settore pubblico e privato, apportando un contributo essenziale specialmente alla modernizzazione di impianti industriali e infrastrutture, nell’intento di attrarre investimenti stranieri. Nondimeno, la Banca Mondiale ha stimato nell’ultimo anno una crescita del PIL pari all’1,2%, in contrasto con il 4,4% del 2014 e il 6% nel 2013. Del resto, la volatilità del greggio – di cui il Kazakistan è tra i primi quindici produttori mondiali – condiziona l’equilibrio del Paese esportatore di idrocarburi, che peraltro risente indirettamente anche del crollo del rublo.

    3. FATTI E PROSPETTIVE – Il ministro degli Esteri Erlan Idrissov ha espresso l’impegno del Governo affinché le elezioni  si svolgano in un clima di libertà e trasparenza, rivolgendo un esplicito invito alle organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS) e l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO), affinché vogliano monitorare lo svolgimento della campagna elettorale e delle operazioni di voto.
    Conformemente alle indicazioni della Commissione Elettorale Centrale, l’accreditamento degli osservatori internazionali avrà termine il 14 Marzo.

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    Fig. 3 – Il Presidente Nazarbayev con Vladimir Putin durante un recente vertice della Comunità degli Stati Indipendenti (CIS), ottobre 2015

    Gli analisti evidenziano come l’esito delle elezioni sia pressoché scontato, stante l’esigua probabilità che l’opposizione possa concretamente influire sulla dialettica parlamentare. In verità, l’appuntamento del 20 marzo assume un valore decisivo nella congiuntura storica che coinvolge il Kazakistan, a distanza di venticinque anni dall’indipendenza. In particolare, l’ultimo biennio è stato scandito dall’assunzione di numerose iniziative di rilievo internazionale: l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), la sottoscrizione dell’Accordo di Partenariato e Cooperazione Rafforzata con Bruxelles, l’intesa con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), nonché la candidatura quale membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il 2017. A fronte delle aspettative nutrite dalla comunità internazionale, le elezioni di primavera rappresentano un irrinunciabile  banco di prova per verificare i progressi compiuti da Astana nel processo di emancipazione democratica.

    Luttine Ilenia Buioni

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Il 27 agosto 2015 l’AIEA ed il Kazakistan sottoscrivevano l’accordo per l’istituzione della Banca dell’uranio a basso arricchimento, pienamente operativa dal 2017 e gestita direttamente dall’AIEA. [/box]

    Foto: daltonwb

    Luttine Ilenia Buioni
    Luttine Ilenia Buioni

    Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi in Diritto Penale Internazionale, ho completato il mio percorso di studi conseguendo un Master in Peace Building Management e successivamente l’abilitazione  per l’esercizio della professione forense. Coltivo il sogno di coniugare la passione per il diritto a quella per l’analisi geopolitica dello spazio post-sovietico. Un percorso che mi ha recentemente condotto a Yerevan, in Armenia, dove ho avuto l’opportunità di partecipare ad un programma del Consiglio d’Europa. Per Il Caffè Geopolitico mi occupo in particolare di Caucaso Meridionale ed Asia Centrale. In passato ho collaborato anche con Termometro Politico, l’Osservatorio di Politica Internazionale (OPI) e Mediterranean Affairs.

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