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domenica 25 Luglio 2021

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Il trasferimento in Egitto di Gilad Shalit, soldato israeliano da tre anni nelle mani di Hamas, è stato prima confermato dai media arabi, poi seccamente smentito dalle parti. Un caso sempre più intricato, e sempre più importante. Ecco perchè

DO UT DES                       Facciamo un passo indietro per capire meglio. Qualche giorno fa abbiamo raccontato del possibile trasferimento in Egitto di Gilad Shalit, soldato israeliano rapito il 25 Giugno 2006 da Hamas, nell’ambito di uno scambio di prigionieri. La notizia era trapelata da fonti diplomatiche europee, e aveva trovato alcune conferme tra i media arabi, in particolare lo scorso sabato sul quotidiano Asharq al-Awsat. La testata araba riportava ulteriori dettagli: Gilad Shalit verrebbe consegnato all’intelligence egiziana, e in Egitto (Paese mediatore della trattativa) potrebbe riabbracciare i suoi genitori, il padre Noam e la madre Aviva. In seguito, Israele libererebbe 400 prigionieri palestinesi (altre fonti però parlano addirittura di 1100), tra cui molte donne e bambini, ma anche Parlamentari di Hamas, e una volta avvenuto lo scambio sarebbe stato concesso a Gilad il permesso di rientrare in patria.

INDIETRO TUTTA?            Tale notizia è stata però seccamente smentita, in primo luogo da Osama Muzeini, capo dei negoziatori di Hamas. Muzeini afferma che non vi sono passi in avanti, e che l’ultima proposta concreta israeliana è giunta da Ehud Olmert, ex-Primo Ministro, alla fine del suo mandato, dunque oltre sei mesi fa. La trattativa condotta con l’ex premier partiva da una lista di 450 prigionieri richiesti da Hamas: il Governo israeliano ne avrebbe liberati 325, di cui 125 con l’obbligo di non rimanere in Cisgiordania, ma non avrebbe scarcerato i condannati all’ergastolo. La controproposta israeliana prevedeva la liberazione di 550 detenuti con pene tra i cinque e i sette anni. Hamas ha risposto picche, concedendo al massimo dieci veti sulla lista iniziale dei 450. L’accordo però sembrava vicino: dopo che i mediatori egiziani affermarono che gli Israeliani acconsentivano alle richieste della controparte, il leader dell’ala militare di Hamas, Ahmed Jabri, è volato al Cairo per chiudere la trattativa. Lì non si è però trovato nessun accordo, e tutto è saltato. Anche il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha smentito la notizia, negando dei progressi e asserendo che simili fughe di notizie danneggiano solamente le trattative. Semplicemente, afferma, “L’Egitto ha fatto una proposta, e le parti stanno discutendo”.

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LA POSTA IN GIOCO             Ma cosa comporterebbe davvero questo trasferimento? Le questioni in gioco sono diverse. Il rilascio o anche il solo trasferimento di Shalit metterebbe pressione a Israele nel liberare una quantità ingente di detenuti palestinesi e nell’aprire assai più frequentemente i valichi di Gaza. Dall’altra parte, verrebbe meno un ostacolo gravoso nel lungo e difficile cammino di riconciliazione tra Fatah e Hamas, i due principali partiti/movimenti palestinesi. Staremo a vedere dunque se le smentite sono veritiere o meno. In fondo, come diceva Andreotti, una smentita è una notizia data due volte. 

 

Alberto Rossi [email protected] 

 

(nella foto: Il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Soldato più medagliato della storia di Israele, è stato Primo Ministro per 18 mesi tra il ’99 e il 2001)

 

Alberto Rossi
Alberto Rossi

Classe 1984, sono sindaco di Seregno (MB) da giugno 2018. Laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte e che porto nel cuore. Ho lavorato dal 2009 al 2018 in Fondazione Italia Cina, dove sono stato Responsabile Marketing e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio.

Fondatore del Caffè Geopolitico e Presidente fino al 2018 – Le opinioni espresse sono personali e non rappresentano quelle dell’amministrazione di appartenenza

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