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    Francia-Islanda: padroni di casa vs outsider

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    Eurocaffè – Una sfida inattesa, l’ultimo quarto di finale in programma, che deciderà l’avversario della Germania campione del mondo.

    DETERMINAZIONE E DISCIPLINA – La sincerità, innanzitutto: all’inizio di questo Europeo, in pochissimi avrebbero scommesso sull’Islanda. Eccezion fatta (forse) per il neo presidente islandese, Gudni Johannesson. «Per noi, come Paese, questo torneo significa tanto. Dimostra che se ti poni un obiettivo, lavori per raggiungerlo e mantieni una certa disciplina, allora tutto può accadere», ha osservato Johannesson, a pochi giorni dalla sfida contro i francesi. Difficile dargli torto.

    ISLANDA, UN ESEMPIO DA SEGUIRE – Per quanto sorprendente, l’avventura della Nazionale islandese non è frutto del caso: da circa due decenni la federazione calcistica islandese ha un programma di sviluppo delle proprie strutture e delle accademie giovanili, per incentivare la diffusione del pallone – a oggi il 7% degli islandesi è un calciatore tesserato presso la Federazione – e innalzarne il livello. Dopo aver sfiorato la qualificazione agli ultimi Mondiali, la rappresentativa islandese ha scalato il ranking FIFA, che classifica le migliori Nazionali al mondo, passando dal 131esimo posto del 2012 all’attuale 35esima posizione. La rivista Howler scrive che, nel gennaio 2016, gli allenatori di calcio islandesi con il patentino A della UEFA – che in Italia consente di allenare fino alla Lega Pro – erano 184, mentre quelli con il patentino B erano 594. Praticamente, in Islanda, c’è un allenatore di calcio “qualificato” ogni 500 persone. Un numero sufficiente per formare giocatori in grado di mettere in difficoltà parecchie squadre e probabilmente anche la Francia.

    Birkir Bjarnason, uno dei simboli della Nazionale islandese | Image: Wikipedia/Tobias Klenze/CC-BY-SA 4.0
    Birkir Bjarnason, uno dei simboli della Nazionale islandese | Image: Wikipedia/Tobias Klenze/CC-BY-SA 4.0

    LA FRANCIA E IL PERICOLO OUTSIDER – Già, la Francia. I transalpini arrivano a questo impegno con i favori del pronostico – non sarebbe una novità vedere i padroni di casa vincere il torneo, – ma devono vedersela con un outsider che potrebbe mettere i bastoni tra le ruote. Un po’ come accadde nell’Europeo del 1992, quello disputato in Svezia. Quando i francesi furono eliminati al primo turno dalla Danimarca, chiamata in fretta e furia a prender parte alla competizione per rimpiazzare la Jugoslavia, che in quei momenti aveva ben altro cui pensare. Per inciso: i danesi non erano affatto male – in porta c’era Peter Schmeichel, in mezzo al campo giocava Brian Laudrup – e alla fine vinsero il torneo. Contro l’Islanda sarà diverso, certo. Ma l’effetto sorpresa ha già sbattuto fuori da un Europeo la Nazionale francese, che questa volta non vuole fallire.

    Mirko Spadoni

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Nel pre-partita di questa sfida, chiediamo scusa agli amici transalpini, ma ci godiamo un caffè dal sapore esclusivamente islandese: in Islanda, il cognome è formato dal nome del padre più “-son” per un maschio o “-dóttir” per una femmina, una tradizione che non trova riscontro in nessun’altra parte del mondo. Sull’onda dell’entusiasmo per le prestazioni della nazionale islandese, il tabloid norvegese Vg. ha ideato un’applicazione per permettere a chiunque di creare il proprio nome islandese. Volete provarlo? Ecco il link. Io l’ho già fatto. Da Reykjavík, è tutto. Il vostro corrispondente, Mirkvar Sábátinóson. Qui il link per il generatore automatico di nomi islandesi[/box]

    Foto: Helgi Halldórsson/Freddi

    Mirko Spadoni
    Mirko Spadoni

    Romano, classe ’88, ha abbandonato i suoi sogni di gloria molto presto: sarebbe voluto diventare presidente di una squadra di calcio. E così, dopo aver conseguito una laurea in Comunicazione, ha deciso di limitarsi a raccontarne le gesta (dei presidenti e dei loro stipendiati, s’intende). Compreso che il pallone – e la Lazio – non sono tutto nella vita, si è dedicato anche ad altro: alla politica e all’economia per un quotidiano online di un istituto di ricerca, per poi innamorarsi definitivamente della geopolitica. Una passione che coltiva con buona pace della letteratura e dei colori biancocelesti.

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